Paura nella città dei rabbiosi

Il viaggio nella città dei rabbiosi alla ricerca del male di oggi

Paura nella città dei rabbiosi, il viaggio alla ricerca del male di oggi. La nostra recensione del romanzo di Alessandro Falanga edito PAV Edizioni (2023)


Paura nella città dei rabbiosi
Paura nella città dei rabbiosi – La copertina del romanzo

Poche settimane fa è stato pubblicato ed è iniziata la distribuzione del nuovo libro di Alessandro Falanga intitolato Paura nella città dei rabbiosi per PAV Edizioni.

Si tratta della quarta fatica letteraria dallo scrittore lucano, escludendo gli innumerevoli racconti pubblicati in varie antologie, che pesca a piene mani dal genere horror e fantasy. E si presenta attraverso omaggi più o meno espliciti a scrittori e registi che hanno fatto le fortune di questo genere.

Con questo ultimo romanzo Alessandro ha osato di più rispetto alle opere precedenti: per la prima volta ha utilizzato come ambientazione della storia la sua Potenza, città in cui risiede da alcuni anni con la moglie Luciana. Facendo muovere i suoi personaggi all’interno delle sue vie, accompagnando il lettore alla scoperta delle particolarità delle sue strade, citando cosa si trova nella realtà.

In secondo luogo ha utilizzato una storia horror zombie per denunciare la situazione attuale della società, ovvero quanto ormai ognuno di noi abbia la tendenza a far di tutto per sopravanzare l’altro alla costante ricerca di benessere e di privilegi. Anche a discapito delle persone che ci circondano, non facendosi scrupoli di quanto questo comportamento possa nuocere al prossimo.

Diventa difficile a questo punto non entrare nel dettaglio del romanzo e quindi spoilerare la storia ma soprattutto quanto di profondo trasmetta.

Mi limiterò a descrivere la storia e i personaggi che si muovono in essa; la figura principale è quella di Luca, giovane ragazzo lucano emigrato nella grande Milano per lavoro e che di tanto in tanto ritorna nella natia Potenza per far visita ai suoi genitori e riscoprire ogni volta le sue origini lontano dai ritmi serrati della metropoli.

A seguito della misteriosa comparsa dell’agente patogeno che ha trasformato la popolazione potentina in zombie assassini, Luca diventa un nomade all’interno della sua città. E non cerca di far parte di alcun agglomerato sociale che si forma a seguito di quanto successo, rimanendo in questo un’anima pulita e candida a differenza dei suoi concittadini che una volta riorganizzatisi invece di aiutarsi a sopravvivere cercano in tutti i modi (anche violenti e barbari) di prevalere uno sull’altro.

Quest’ambientazione porta alla memoria dei non più giovanissimi il manga giapponese Ken il Guerriero, che si svolgeva in una terra ormai distrutta da innumerevoli guerre nucleari e i sopravvissuti si erano riuniti in tribù all’interno delle quali vigeva la legge del più forte.

La vita e la storia di Luca cambiano quanto incontra Speranza, una bambina che ha salvato da un’orda di rabbiosi che la rincorreva in una delle vie di Potenza.

Verso di lei Luca sviluppa prima un senso di protezione che porterà il protagonista ad elaborare i suoi spostamenti in funzione della piccola, premurandosi prima di tutto della sua incolumità, ed in seguito rimarrà stupefatto quando scoprirà quale potere nasconde Speranza che li porterà ad una salvezza ormai insperata.

Lo scrittore, soprattutto nella seconda metà dell’opera, trasmette in maniera forte il suo messaggio di come gli umani non riescano in una situazione così orribile ad aiutarsi e a cooperare per il bene comune, ma soprattutto per la salvezza dei propri simili, per dirla con i latini impera il detto mors tua vita mea.

Questa dinamica purtroppo non si ferma alla fantasia letteraria di Falanga. Ma è un atto di denuncia nei confronti della nostra quotidianità che soprattutto nel periodo post pandemia si è scoperta ancora più egoista e prevaricatrice rispetto a quello che era ante Covid.

Il motto dei mesi dei lockdown e delle limitazioni di movimento era torneremo ad abbracciarci, torneremo migliori di prima, perché la tragedia che abbiamo vissuto avrebbe dovuto insegnarci di non privarci degli affetti, della gioia e del piacere di aiutare il prossimo, della bellezza dello stare insieme. Già….avrebbe…..invece ci siamo ritrovati più incazzati, arrabbiati di prima, con una prepotenza, irriverenza, insofferenza e tendenza alla prevaricazione che non erano il nostro modo di vivere, almeno non di tutti.

Direi che è palese il consiglio alla lettura di questa opera sia per gli amanti del genere horror sia per quelli che pur non amandlo vogliono trovare una Speranza nel prossimo.

Ah…nel caso non si fosse capito gli zombie non sono i cattivi…..

1  Luca Di Lonardo

5 thoughts on “Il viaggio nella città dei rabbiosi alla ricerca del male di oggi”

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