La leggenda delle Ondine del Conero, una storia tra mito e realtà. La nostra recensione dell’ultimo lavoro di Daniele Zaccone edito Delos Digital

Il mare. I ricordi. E delle creature legate al mito.
La leggenda delle Ondine del Conero (Delos Digital, 2026), di Daniele Zaccone, amalgama gli elementi in maniera ottima, cogliendo a piene mani dalla tradizione locale.
Viola è una biologa marina che dopo un terremoto nota qualcosa di strano all’altezza del monte conero. All’inizio un pensiero le balza in mente. Poi scompare subito. Fino a divenire realtà una volta arrivata sul posto.
Cercherà di indagare sulle creature fantastiche di cui aveva sentito parlare da bambina. E si immerge completamente in una vicenda fuori da ogni schema logico.
Daniele Zaccone torna all’horror in una modalità insolita. Facendo leva sulle leggende metropolitane e trasponendo le stesse in un contesto con una più ampia cornice.
La base dell’intera storia è, senza dubbio, la ricerca.
Quella di Viola, che ha necessità di risposte rispetto alla tragedia che l’ha colpita in passato.
Quella dei protagonisti sulle creature, in cui si cerca non solo di rendere tangibile qualcosa di irreale ma anche di catalogarla tra le cause degli scompensi della terra.
E ancora quella della stessa ragazza una volta scoperta la verità.
Il mare funge da filo conduttore. Che ha il potere di privare l’essere umano del suo io. E restituire allo stesso risposte di qualunque natura.
Le descrizioni, inoltre, sono la ciliegina sulla torta di tutto il volume.
L’autore, infatti, mostra tutte le sue abilità stilistiche non tralasciando nulla al caso.
Il lettore, quindi, si ritrova, sfogliando le pagine, a bagnarsi i piedi. Avvertire i tremori della terra. Affrontare le ondine. E vivere a pieno la realtà descritta.
Il ritmo ben scandito, infine, non annoia mai lo spettatore. Consentendogli di godere a pieno ogni momento di una storia tra mito e realtà.