40 secondi, la perdita dell’umanità nel mondo che viviamo. La nostra recensione del film diretto da Vincenzo Alfieri del 2025

Un lasso di tempo esiguo. Eppure fatale se viene utilizzato per fare del male.
40 secondi, diretto da Vincenzo Alfieri, non è solo un film per non dimenticare ciò che è stato fatto a Willy Monteiro Duarte. Ma una precisa analisi sulla brutale trasformazione della nostra società.
Il lavoro si articola in diverse fasi. Riprendendo la vita di ogni singolo personaggio. E sviluppandola in modo da rendere esplicite le peculiarità di ognuno e l’andamento dei fatti.
Andando a fondo, ritiniemo necessario fare una specifica panoramica della quotidianità descritta da Alfieri. Che culmina nell’omicidio, ma nasconde una degradazione tale da far emergere la situazione del nostro Paese.
Il regista di origini campane, infatti, tenta di rendere chiaro un contesto. Generato da anni di idee malsane in cui non è la ragione a prevalere. Ma, in un percorso a ritroso, la legge del più forte e del più furbo.
Così facendo, da un lato viene sbattuta in faccia allo spettatore la triste realtà che anche lui ha contribuito a costruire. In cui si privilegia l’affarismo/furbizia e non il merito. L’imposizione del proprio io e non la forza del gruppo. E la prevaricazione del singolo nel caso in cui non si accetti una realtà preconfezionata ad arte. Dall’altro, la disumana evoluzione di questo sistema. In cui i nostri figli, nipoti o semplicemente conoscenti sono obbligati a sopravvivere.
Il dato in questione riporta alla luce tante problematiche mai totalmente risolte. Il razzismo sfrenato e spesso accettato. La violenza immotivata. O la visione distorta della persona, spesso intesa come un oggetto.
Insomma, l’imbarbarimento dell’essere umano.
40 secondi è anche dramma. Di una madre che ha perso suo figlio. Di amici che non hanno avuto modo di evitare l’accaduto. E di una società che ha perso, insieme, ogni cosa.
Interessante, ancora, risulta essere la vicenda della ragazza in attesa. Paradossalmente, la morte di un ragazzo ha salvato altre vite. Quella della stessa ragazza e del futuro nato. Quella della sua famiglia. E quella di una comunità alla deriva.
L’elemento è esplicitato ottimamente dallo scambio di battute tra gli straordinari Sergio Rubini e Francesco Di Leva. In cui la rassegnazione scolpita nei volti, racconta molto più di mille parole.
Immagini: Netflix