Schiavi dell’inferno – la famiglia, l’amicizia e i demoni secondo Clive Barker. La nostra recensione del romanzo dell’autore britannico datato 1984

Una situazione familiare a dir poco sopra le righe, una nuova casa e una scatola preludio di un inferno abitato da figure capaci di ogni tortura.
Sono questi gli elementi fondanti di Schiavi dell’inferno, romanzo breve di Clive Barker del 1984 che in poche pagine è riuscito a riscrivere le regole e la visione di un intero genere.
La vicenda narra la vita di Rory e Julia, coppia alle prese con un matrimonio da rivitalizzare e una nuova abitazione in cui trascorrere il resto della vita.
Julia non è del tutto soddisfatta della sua esistenza: ha una scarsa considerazione del marito, e della sua amica Kirsty, e continua a pensare all’avventura avuta con il cognato Frank poco prima delle nozze.
La scoperta casuale di presenze nella vecchia stanza da letto, adibita a magazzino temporaneo, condurrà a un terremoto che cambierà la prospettiva di ognuno.
Schiavi dell’inferno è una vera e propria rivoluzione nell’horror contemporaneo. Che a tematiche tutt’ora attuali affianca situazioni non del tutto anormali, senza lesinare sul paranormale.
Il punto di forza di questo lavoro è, secondo il nostro parere, l’ambientazione.
Quasi tutta la trama ruota attorno l’abitazione di Rory e Julia, concentrando all’interno della stessa ogni fenomeno che apre uno spiraglio sul mondo della Scatola di Lemarchand.
In uno scenario claustrofobico del genere, l’autore cela un messaggio chiaro e semplice: il male (e i mali) di questo mondo possono celarsi ovunque, persino nel luogo in cui viviamo.
Così facendo, Barker investe inevitabilmente anche un altro pilastro della nostra società: la famiglia.
I legami di sangue vengono sfaldati con facilità impressionante, al punto di ridurre l’istituzione a qualcosa di inutile, a causa del desiderio sfrenato e senza controllo.
In questa caduta familiare nessuno è esente da colpe. E ognuno contribuisce a suo modo a danneggiare l’altro senza alcuna preoccupazione.
Non è possibile, poi, non citare i Supplizianti.
Pur essendo creature demoniache non rappresentano in tutto e per tutto i cattivi. Ma sono un mezzo, messo a disposizione di coloro che bramano, per raggiungere ciò che vogliono pur non comprendendolo.
Infine, la cura dei dettagli.
Le ambientazioni, i suoni (con le terribili campane) e i movimenti dei personaggi sono resi alla perfezione. Trasportando il lettore nell’orrenda realtà vissuta dai singoli soggetti.