In Cathedra Succubi

In Cathedra Succubi, quando la realtà spaventa più del sovrannaturale

In Cathedra Succubi, quando la realtà spaventa più del sovrannaturale. La nostra recensione della raccolta di racconti di Carlo Salvoni edita Horti di Giano (2024)


In Cathedra Succubi
In Cathedra Succubi

In alcuni casi ciò che viviamo tutti giorni può risultare molto più spaventoso di qualcosa di surreale.

Mostri, zombie o vampiri, infatti, spesso riescono a essere messi da parte presentandoci la realtà di tutti i giorni e lasciandoci terrorizzazre da quanto il mondo che ci circonda ci presenta.

In Cathedra Succubi (Horti di Giano, 2024) di Carlo Salvoni è l’esempio lampante di questa teoria.

Perché oltre all’intangibile, presente comunque nel lavoro, si concentra su quanto assurda e surreale possa essere il nostro sistema scolastico.

La raccolta di racconti, difatti, parte da normali situazioni e si snoda pian piano in una serie di contraddizioni fuori da ogni logica. Lasciando poi al lettore di giudicare quanto accaduto.

Questo espediente letterario si rende notevole perché non solo immerge totalmente il pubblico in quanto narrato. Ma permette anche di far riflettere su ciò che si affronta, o si è affrontato, negli anni.

A rafforzare il tutto c’è uno stretto contatto con i giorni nostri. In cui l’autore mette in discussione tanto i nuovi metodi, come l’utilizzo dell’IA, quanto il merito del sistema, spesso arroccato in lungaggini o eccessiva, inutile, burocrazia.

Il tempo, inoltre, riesce a scandire alla perfezione il ritmo dello scritto. Alternando le diverse età scolari in cui si muovono i protagonisti.

Così facendo si riesce a considerare non uno specifico periodo, ma l’intera struttura che viene raccontato da Salvoni.

Naturalmente non viene tralasciato l’elemento horrorifico. Che però, al contrario di altre produzioni, si cela e si rivela di volta in volta mettendosi solamente al pari con le parole scritte fino alla sua rivelazione.

La cadenza con cui vengono presentate tutte le storie, infine, consente di mantenere alta l’attenzione. Rendendo il tutto più scorrevole e percepibile da chi si ritrova il volume tra le mani.

Alessandro Falanga

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