Graffi e ritratti, una raccolta per riscoprire le proprie origini. La nostra recensione del lavoro di Salvatore Amato

Riscoprire le proprie origini attraverso storie di vita vissuta. E tracciarne, attraverso il racconto di vite straordinarie, i tratti di una terra colma di bellezza e persone speciali.
Graffi e ritratti (Monetti Editore, 2024), lavoro di Salvatore Amato (co-fondatore del collettivo L’Alcova letteraria), non è una semplice raccolta di racconti.
Ma un vero e proprio atto d’amore verso una terra che, come si evince dallo scritto, ha dato tanto all’autore sia in termini artistici che affettivi.
La raccolta, che tra fantasia e realtà si fa strada tra le pagine, si pone non tanto come guida sui personaggi da cui trarre ispirazione. Quanto più come ispirazione per i lettori attraverso la conoscenza.
Gli elementi cardine di Graffi e ritratti sono in sostanza due: lo spazio e il tempo.
Il primo, che traina l’intera antologia, si mostra tramite una duplice veste.
La prima è strattamente legata all’autore, originario di Messina, in cui viene evidenziato un determinato legame con quanto di buono ci sia in una specifica zona.
Il secondo, invece, mostra come anche in remoti luoghi è possibile generare esistenze degne di essere ricordate e di essere narrate.
Il tempo, invece, crea una connessione in cui i protagonisti dei racconti con le loro gesta congiungono il passato al presente e al futuro.
Così facendo si viene a creare un unicum dove la memoria viene valorizzata per ciò che è e che sarà. Ma anche per rafforzare quei vincoli indissolubili attraverso cui l’oggi può essere vissuto diversamente rispetto a quanto predeterminato.
La semplicità della scrittura consente, infine, al volume di scorrere con naturalezza tra le pagine. Rendendo la lettura gobile all’interno di una testimonianza della realtà che abbiamo vissuto fino a ora.