Otto infinito, Federico Buffa racconta Kobe Bryant. Una nostra riflessione sullo straordinario spettacolo dedicato alla vita del Mamba
Teatro Eleonora Duse, centro di Bologna. Il 17 Marzo è andata in scena la quarta replica del monologo di Federico Buffa dedicato a Kobe Bryant: Otto infinito, vita e morte di un mamba.
Prima di iniziare questo articolo sono doverose due premesse:
- Chiedo scusa ai lettori e ad Alessandro per la mia latitanza in questi mesi, ma una nuova avventura lavorativa mi ha assorbito in modo totale.
- Preciso subito che questo articolo non sarà in alcun modo obiettivo e distaccato. Ho una tale ammirazione per Federico Buffa che potrebbe raccontare anche l’elenco del telefono ed io resterei estasiato.
Una rappresentazione tormentata a detta stessa del giornalista milanese. Che fin da subito ha fatto fatica a trovare le parole per commentare e descrivere la scomparsa del cestista americano.
Il palco buio, un occhio di bue posizionato nel centro al di sopra di un leggio, pianoforte, timpani, xilofono e trombone a comporre la colonna sonora del racconto.
Otto infinito è diviso in 8 capitoli, dall’esperienza infantile ed adolescenziale di Kobe in Italia, all’all star game del 1998, evento che ha decretato la nascita della nuova stella NBA. Dalle vittorie alle Finals fino ad arrivare all’uomo Bryant, così posseduto ed amante del Gioco da volerne possedere tutti i segreti, lavorando ogni giorno per poter essere considerato il migliore.
L’immagine dell’uomo Bryant che viene raccontata da Buffa è quella di un Dio greco, ossessionato dal suo obiettivo ma allo stesso tempo cosciente del fatto che il destino ad un certo punto avrebbe presentato il conto.
Ne esce, inoltre, l’immagine di Kobe uomo solo, o lasciato solo, in lotta contro tutti: la sua famiglia, i suoi compagni di squadra, la sua città di nascita e quando finalmente ci potrebbero essere i presupposti per poter ricucire le ferite del passato il destino ha presentato il suddetto conto.
Buffa è come il pifferaio magico, con le sue parole e l’immenso talento di storyteller guida il pubblico all’interno del mondo Bryant. Passando dall’italiano all’inglese (e viceversa) con estrema naturalezza, e quando le parole non sono sufficienti eccolo mimare i movimenti del campione americano.
Otto infinito va anche oltre il mondo del basket, vengono citate alcune insegnanti del giovane Kobe ma soprattutto la figura di Suor Leonarda di cui si narra che gli abbia inflitto una punizione “corporale” a seguito di una bravata non esattamente riuscita.
Sullo sfondo di una telefonata di Bill Russell a Shaquille O’Neal, compare la figura di Martin Luther King. Russell racconta a Shaq che al funerale del predicatore venne sancita la pace tra lui e Wilt Chamberlain, consigliando all’ex centro dei Lakers di fare lo stesso con Kobe, dopo anni di disaccordi e immensi scontri fondati sull’ego di entrambi.
Il personaggio al di fuori del mondo cestistico che non ti aspetti è John Williams.
Non preoccupatevi, fino a lunedì sera non lo conoscevo neanche io.
Direttore d’orchestra e compositore delle colonne sonore di film di “secondo piano” come E.T., la saga di Guerre Stellari e Indiana Jones.
Cosa c’entra John Williams con Kobe Bryant? Semplice, ed assolutamente banale. Kobe chiama al telefono Williams per chiedergli come si diventa direttore d’orchestra. Il compositore americano prende seriamente la richiesta e in una telefonata di 40 minuti gli spiega i “segreti del mestiere”, e in seguito, i due si risentiranno perché il cestista americano voleva ricevere i feedback degli insegnamenti ricevuti applicati al Gioco.
E poi c’è tutto il mondo NBA dalla metà degli anni 80 e salire. Magic Johnson, Larry Bird, Doctor J Julius Erving, Michael Jordan e mille altri che in qualche modo hanno interagito con il mondo di Kobe.
Ehi Luca, ma c’è in momento che ti emoziona fino alle lacrime? Si…..il racconto dell’ultima partita, ma soprattutto il suo saluto finale al mondo che stava lasciando, Buffa lo declama parola per parola in italiano, lasciando le ultime due frasi in inglese “What more can I say?….Mamba out”. Quelle parole le ho ascoltate qualche centinaio di volte, e le ho ripetute insieme a Buffa lunedì sera in una sorta di salmo pagano, e in un attimo l’emozione ha preso il sopravvento lasciando spazio solo alle lacrime.
Per equilibrare il racconto entusiasmante di questa serata bisogna aggiungere un paio di note negative:
- Otto infinito non è “per tutti”: ci sono tanti riferimenti storici ma soprattutto tecnici del basket per cui per un profano potrebbe diventare difficile godere appieno il racconto.
- Lo spettacolo prevede ancora due repliche sempre al Teatro Duse a Bologna, ad aprile e maggio, la brutta notizia è che sono sold out.