La zona, il viaggio nell’ignoto di Matteo Mancini. La nostra recensione del lavoro del 2021 edito Delos Digital

Cosa è disposto a fare un padre per riabbracciare sua figlia?
A questa scontata domanda Matteo Mancini, autore pisano, affianca una risposta che conduce verso qualcosa di sconosciuto attraverso un viaggio al di là dell’immaginabile.
La zona (Delos Digital, 2021) è infatti un percorso che coinvolge l’intimità dell’uomo, il suo voler superare i limiti e la sua avidità, spesso ben celata e avvolta in uno strato di virtù pubbliche.
La storia si svolge all’interno di un’area, Pripia, sconvolta da un evento inspiegabile. Che, mediante la caduta dal cielo di oggetti non meglio specificati, ha distorto del tutto la realtà del luogo.
Gli abitanti di questo posto sono relegati a una quarantena permanente e hanno la possibilità solo di ricostruire la loro vita tramite un nuovo tipo di realtà virtuale.
Un personaggio sui generis, al servizio dello Stato, arriva nel luogo chiedendo di poter varcare la zona per ritrovare sua figlia.
A fare da guida nel pericoloso viaggio sarà Boris Arcadi, mercenario del luogo che dovrà percorrere ancora una volta le terre in cui l’ignoto regna incontrastato.
La forza de La zona è data senza dubbio dal cammino che i due protagonisti percorrono tra le pagine.
In una situazione dantesca, l’approdo in questo misterioso territorio si caratterizza come una vera e propria discesa negli inferi dall’epilogo già scritto.
L’ignoto e il macabro sono protagonisti assoluti. Ma i desideri nascosti dell’uomo prevalgono su tutto, portando anche a tentare superare anche ostacoli in cui è fin troppo chiaro il pericolo.
Nello scenario descritto risaltano in particolar modo due elementi specifici.
Il primo è l’incontro/scontro tra il noi e il loro.
Attraverso questa contrapposizione, l’autore evidenzia non solo quanto la mancata conoscenza dell’altro porti a considerare quest’ultimo brutto, sporco e cattivo. Ma anche il volersi distinguere a ogni costo in nome di una presunta e autoattribuita superiorità.
Il secondo, invece, è il rimando alla quotidianità tramite parallelismi storici e cinematografici. Riscontrabili nei richiami alla tragedia di Černobyl‘, con la municipalità di Pryp”jat’. Ma anche in chiari richiami al cinema di Carpenter, in cui i messaggi subliminali, le strategie governative per indirizzare la realtà o le mutazioni sulle persone la fanno da padrone.
Il finale inaspettato, poi, chiude un cerchio perfetto. In cui si rivelano alla perfezione le peculiarità dei personaggi che mostrano il loro vero volto di fronte al destino che si rende visibile agli occhi del lettore.