L'eco dei morti

L’eco dei morti, la zombie novel che sovverte le regole sui morti viventi

L’eco dei morti, la zombie novel che sovverte le regole sui morti viventi. La nostra recensione dell’opera prima di Monia Guredda edita Scheletri (2024)


L'eco dei morti
L’eco dei morti – La copertina del romanzo

E’ possibile scrivere una zombie novel in cui i morti viventi sono solo in parte protagonisti?

La risposta più scontata sarebbe affermativa, considerando che queste specifiche storie trattano per lo più i comportamenti umani prima e dopo l’apocalisse.

Ma il quesito non è così semplice quando si cerca di dare una nuova veste a storie del genere.

A riuscire nell’impresa è Monia Guredda con il suo L’eco dei morti (Scheletri, 2024).

Il romanzo d’esordio della scrittrice romana riesce infatti in poche pagine non solo a sovvertire totalmente i canoni di questo tipo di scritti. Ma anche a impostare una nuova visione di un genere che ha ancora tanto da dire.

La storia narra la quotidianità del mondo dopo che la terra è stata sconvolta dall’invasione dei non morti.

I confini sono cambiati e anche il modo di vivere della gente è diventato maggiormente funzionale alla realtà che si vive.

Tra i sopravvissuti c’è Miriam che nel ruolo di insegnante cerca di indirizzare l’educazione delle nuove generazioni nella quotidianità senza dimenticare ciò che il mondo è stato.

Da un episodio sopra le righe e il confronto con altri tre sopravvissuti, però, giungerà a scoprire una verità tutt’altro che scontata.

L’eco dei morti trova la sua forza proprio nel suo non essere convenzionale. Perché pur presentando una storia sugli zombie vera e propria, trasforma integralmente l’impostazione classica in qualcosa di diverso.

Il dato in questione, non per nulla da sottovalutare, da un lato attribuisce nuova linfa al tipo di narrazione. E dall’altro spalanca le porte a un’interpretazione innovativa che antepone la storia che conosciamo alla finzione letteraria.

L’ultimo elemento è riscontrabile nelle descrizioni brevi, presenti alla fine dei primi capitoli, delle popolazioni scomparse e che ognuno di noi conosce.

La lettura che l’autrice attribuisce a ciò, oltre a far ricordare il mitico Max Brooks e il suo Manuale per sopravvivere agli zombi, genera un viaggio temporale diverso rispetto a quello che ci si può immaginare. E ridipinge l’intera storia dell’umanità mediante l’utilizzo di un occhio altro che cambia la prospettiva di chi legge.

La scorrevolezza e la semplicità nella scrittura, infine, rendono gobile il tutto. Facendo de L’eco dei morti un lavoro molto interessante in cui immergersi e scoprire una Terra che forse non ci aspettavamo così come descritta.

Alessandro Falanga

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