Nathan Never – I padroni dei sogni, quattrocento numeri in soli trentatré anni. La nostra recensione del fumetto edito Sergio Bonelli Editore

Una grande storia editoriale. Che in trentatré anni ha portato alla luce quattrocento numeri originali all’interno di un contesto cyberpunk tutto da scoprire. E con un protagonista degno del migliore Rick Deckard in salsa tricolore.
La celebre serie a fumetti di fantascienza targata Bonelli arriva a questo splendido traguardo con una storia ricca di contenuti.
Nathan Never – I padroni dei sogni, infatti, è un fumetto, totalmente a colori, che non solo fa riemergere ambientazioni degne di un cult anni ottanta. Ma mostra all’interno anche una serie di spunti che pescano a piene mani dalla realtà che ci circonda.
La storia, scritta da Michele Medda per i disegni di Rosario Raho e i colori di Elisa Sguanci e Daniele Rudoni, prende piede dall’omicidio di Dean Walters, divulgatore complottista molto seguito sulla rete.
La morte di Walters mette in allarme suo nipote Ray, dipendente di una multinazionale informatica, che chiede a Nathan e Legs di scoprire la verità.
Le indagini porteranno a una sconvolgente conclusione che farà emergere una situazione scomoda e cambierà la vita delle persone coinvolte.
Nathan Never – I padroni dei sogni pur essendo un volume futuristico cela un’analisi dei tempi che viviamo.
La guerra, la tecnologia e la volontà del potere costituito di soggiogare la gente alla propria visione sono centrali nella narrazione.
I temi in questione non solo attualizzano la vicenda, facendo leva su una serie di messaggi che invitano i lettori a osservare con maggiore attenzione ciò che ci circonda. Ma cercano di far rifletttere facendo proprio il concetto per cui la storia si ripete, considerando i corsi e ricorsi storici presenti nelle tavole.
Gli elementi in questione, inoltre, si ricollegano alla più classica delle tradizioni letterarie investigative, dove passo dopo passo si raggiunge ciò che si è cercato sin dall’inzio.
Da questo punto di vista il lavoro è a dir poco straordinario. Perché ogni pagina aggiunge letteralmente un pezzettino di verità che troverà un significato specifico nell’unione dei punti attraverso il finale.
L’intero fumetto trova poi la propria magnificazione grazie ai disegni di Rosario Raho. Il disegnatore potentino riesce magistralmente a raffigurare le scene descritte. E a concentrarsi sulle diverse tavole di azione, presentate ottimamente, e sui volti dei vari personaggi, caratterizzati al massimo in ogni loro evoluzione.
Menzione d’onore ai colori di Elisa Sguanci e Daniele Rudoni, che per festeggiare il numero realizzano un eccellente lavoro in un contesto che si è sempre contraddistinto per il bianco e nero.