Premio Parossismo DarkZine – Speciale Halloween

Premio Parossismo Darkzine – Speciale Halloween. L’intervista a Paolo Siro Borgato

Premio Parossismo Darkzine – Speciale Halloween. L’intervista a Paolo Siro Borgato, vincitore della prima edizione del Premio Parossismo Darkzine


Premio Parossismo DarkZine – Speciale Halloween
Premio Parossismo DarkZine – Speciale Halloween – La cover del numero speciale della rivista

Paolo Siro Borgato, vincitore della prima edizione del nostro Premio Parossismo Darkzine – Speciale Halloween con il racconto L’ultima strega si presenta al Diario di Rorschach.

Ciao Paolo. Presentati ai lettori del Diario di Rorschach.

Salve a tutti i lettori del Diario, io sono Paolo e ho 34 anni. Sono un appassionato di cinema e letteratura, da sette anni scrivo e dirigo cortometraggi per il mio canale youtube Borgato Film e, insieme al collettivo Alba Nera Production, ho partecipato a una ventina di progetti cinematografici. Negli ultimi mesi ho allargato i miei interessi dedicandomi alla fotografia di nudo e ho da poco terminato un master in computer grafica. Scrivo racconti brevi da poco più di un anno che pubblico tramite podcast su Spotify. Sono felicissimo che proprio per questa pubblicazione sia arrivata la mia prima vittoria in un concorso, tanto gradita quanto inaspettata.

Quando e come ti sei approcciato all’horror? Qualche autore o regista in particolare ha ispirato i tuoi lavori?

Dal lato letteratura, come credo tutta la mia generazione, abbiamo conosciuto l’horror con Piccoli Brividi, ma credo che il primissimo approccio sia stato con i film tra i sette e gli otto anni. Tre in particolare: Profondo Rosso di Dario Argento, Gli Uccelli di Hitchcock e La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati. Essendo onnivoro di generi ho esplorato l’horror in tutte le sue possibilità e, oltre ai già citati, tra i miei registi preferiti sicuramente troviamo Mario Bava, Fulci, Soavi, Carpenter, Lynch, Romero, Kyoshi Kurosawa e Miike. Senza dimenticare i grandi autori con fugaci, ma incredibili incursioni nel genere: Kubrick, Bergman e Polanski. Parlando di registi contemporanei apprezzo moltissimo i lavori di Eggers e Oz Perkins. Tra gli autori letterari, oltre agli essenziali Poe, Lovecraft etc. Apprezzo tantissimo Richard Matheson, Clive Barker, Machen e Tiziano Sclavi. E in questo periodo sto scoprendo Ramsey Campbell e William Hope Hodgson. Mi è difficile rispondere alla domanda: a chi ti ispiri in particolare? Probabilmente un pò a tutti. A livello di fotografia amo alla follia l’espressionismo di Mario Bava sia a colori sia in bianco e nero. Nei miei corti cerco sempre di creare atmosfere non realistiche dove, ad esempio, la luce della luna è molto blu o il fuoco è troppo rosso. Lynch è probabilmente il mio obiettivo come regista con la sua incredibile capacità di smuovere un inquietudine incontrollabile con immagini bellissime. Come scrittore vorrei raggiungere la genialità di Matheson, la grandiosa ironia poetica e grottesca di Sclavi e la potenza grafica ed estetica di Barker. Il suo Cabal è tuttora il libro che mi ha emozionato di più in tutta la vita.

L’ultima strega è un racconto atipico di genere, dove viene ribaltato il punto di vista focalizzandosi sulle creature e sul loro substrato macabro. Come mai questa scelta narrativa? Cosa ti ha portato a considerare le streghe piuttosto che altre creature?

Sono molto legato alle streghe negli ultimi tempi. L’ultimo progetto che ho realizzato è il mediometraggio The Witches, che in questo momento sta girando per vari festival. Sto poi mettendo le basi per un progetto sullo stesso tema per il prossimo futuro e mi sto facendo una cultura sulla storia della caccia alle streghe in Europa. Ho scelto il loro punto di vista perché prima di tutto volevo scrivere qualcosa che non fosse il classico mostro che terrorizza e uccide la vittima umana di turno. Come appunto Matheson, Romero e Sclavi hanno spostato il ruolo del mostro affidandolo agli esseri umani, ho cercato di sviluppare un processo simile, ovvero ho fatto comportare i mostri come esseri umani. Le mie streghe si ammazzano tra di loro per una questione di eredità, di folle e cieca avidità, per dimostrare di essere la più forte, perché se non si uccide si finisce uccisi. In più non indico i loro poteri come concessi dal diavolo, come insegna la tradizione, ma come una loro personale capacità. Il loro comportamento, quindi, non è dettato da un disegno di qualcuno che si serve di loro, ma dalla loro libera scelta. Ma dato che non è nelle mie intenzioni fare la lezione morale allo spettatore, nel racconto non giustifico né condanno il comportamento delle streghe. Anzi, ho eliminato qualsiasi tipo di distrazione per creare una storia di pura emozione. Credo di essere riuscito a scrivere un racconto che funziona anche se non ha un vero protagonista, non ha un eroe per il quale tifare, né un messaggio profondo da lanciare, ma che vive del suo obiettivo principale: far provare qualcosa di forte al lettore. Sono convinto che se avessi inserito la componente umana come elemento centrale, come vittima o come carnefice, non avrei potuto eliminare l’inevitabile dualismo bene/male e il lettore sarebbe stato distratto dal decidere per chi ero giusto tifare. Così facendo spero invece che chi legge sia completamente immerso nella narrazione e possa godersi appieno l’atmosfera, unica vera protagonista della storia.

Oltre alla scrittura ti occupi anche di regia, sceneggiatura, recitazione e direzione della fotografia. Consideri i diversi campi uniti tra loro, oppure preferisci portare avanti ogni lavoro singolarmente senza far accavallare i ruoli?

Il multitasking esagerato è un male necessario per chi fa cinema senza budget. Fortunatamente recito solo in caso di estrema necessità, fortunatamente per gli spettatori. Scherzi a parte, il poter seguire un progetto in ogni sua parte è molto bello, sai che sarà una cosa totalmente tua e non devi perder tempo a spiegare ad altri cosa ti serve. Sai cosa vuoi, sai come ottenerlo e lo realizzi. Normalmente un regista non ha bisogno di sapere usare una cinepresa o che sappia come posizionare le luci per ottenere un certo contrasto, men che meno che sappia cos’è un arco narrativo o formattare una sceneggiatura. Ma visto che tutte queste cose le so fare e le sto continuamente studiando cerco di portarle avanti anche tutte insieme. Ma se da un lato è molto bello avere tutto sotto controllo, lo stress mentale di gestire tutte queste cose, soprattutto in fase di ripresa, è molto pesante e si rischia spesso di commettere errori, ingenuità e dimenticanze altrimenti evitabili. Sento di aver raggiunto un buon livello come regista e direttore della fotografia e potendo scegliere mi dedicherei a un solo reparto per ogni progetto, ma come ho detto bisogna fare di necessità virtù. PS Se c’è qualche produttore che ci sta leggendo e che vorrebbe finanziarmi sono a disposizione.

Quali sono i progetti futuri che hai in mente di sviluppare? E quali quelli che presenterai al pubblico di appassionati nei prossimi mesi?

Momento autopromozione: per tutti gli aggiornamenti seguite borgatofilm su Instagram. Allora, come scrittore continuerò a pubblicare sul mio podcast su Spotify Paolo S. Borgato Racconti Brevi dove al momento sono disponibili tre serie di generi diversi: thriller, horror e avventura. A metà novembre dovrei pubblicare il mio ultimo cortometraggio INCUBO sul mio canale YouTube Borgato Film. Subito dopo inizierò la produzione di un altro cortometraggio horror, che spero di girare quest’inverno. Nel frattempo continuerò a scrivere il più possibile nella speranza di trovare la forza, i mezzi e il tempo di realizzare, magari, il mio primo lungometraggio.

Alessandro Falanga

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