C'è ancora domani

C’è ancora domani, lo straordinario esordio alla regia di Paola Cortellesi

C’è ancora domani, lo straordinario esordio alla regia di Paola Cortellesi. La nostra recensione del film


C'è ancora domani
C’è ancora domani – La locandina del film

Un problema antico ma, purtroppo, ancora attuale. Che è possibile contrastare solo facendo prevalere in maniera reale cambiando una narrativa che per troppo tempo è stata ritenuta normale.

C’è ancora domani, pellicola che ha visto l’esordio di Paola Cortellesi alla regia, è uno straordinario spaccato tra passato e presente. In cui si cerca di far comprendere un messaggio, attraverso scene dal forte contenuto, tramite ciò che non dovrebbe essere.

Il film narra la vita di Delia, madre e moglie sottomessa a quelle regole non scritte presenti all’interno dell’ambito familiare degli anni quaranta.

Resistendo e combattendo in questo contesto, Delia riuscirà a sconfiggere questa condizione grazie al gesto più rivoluzionario per quei tempi.

C’è ancora domani è un lavoro di una potenza straordinaria. Che sbatte in faccia la triste realtà dei giorni nostri tramite il racconto di quello che è stato.

Il punto di maggiore forza è dettato, a nostro avviso, dai parallelismi che la Cortellesi inserisce all’interno.

Il bianco e nero cerca di far capire quale era la condizione della donna un tempo. Schiava del marito, oppressa da qualunque figura maschile all’interno della famiglia e privata di qualsiasi diritto.

Purtroppo questa concezione è ritornata prepotentemente nella nostra società. Per questo motivo la narrazione viene portata avanti da volti noti attuali, quasi a far intendere che purtroppo per alcuni esiste ancora un tipo di pensiero del genere.

Sempre nello stesso ambito è possibile ritrovare il parallelismo tra anni quaranta e duemila. In cui l’attrice e regista cerca di far comprendere che, avendo una situazione non dissimile, è possibile scardinare il tutto tramite l’educazione e l’evoluzione delle persone del domani.

A ciò, inoltre, si associa un altro potente messaggio: la banalizzazione del male.

Esprimendo un concetto caro a Lenny Bruce, la Cortellesi non reprime il concetto di violenza di genere. Ma lo rende dozzinale tanto per non farlo diventare protagonista, quanto per ridurlo a debolezza per la persona che lo compie.

In questo modo riesce a esprimere con ancor più potenza il concetto, sbattendo in faccia la realtà ma scaricando di forza quell’atto orribile.

Altresì, non è possibile non citare il cast. Cortellesi, Mastandrea, Fanelli, Marchioni e tutti gli altri soggetti coinvolti mettono in piedi una performance spettacolare. Che emerge alla perfezione dall’inizio alla fine, tanto da far diventare il film un vero e proprio capolavoro tricolore.

Menzione finale alla chiusura del film. Che attraverso un gesto rivoluzionario non solo scardinerà la becera concezione della donna descritta fino a quel momento. Ma riscatterà la protagonista in un mondo che necessitava di vedere realmente quel lato positivo, fin troppo celato, della nostra quotidianità.

Alessandro Falanga

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