Coppa Davis 2023

Quelle domeniche che ci rendono (ancora) orgogliosi di essere italiani

Quelle domeniche che ci rendono (ancora) orgogliosi di essere italiani. L’ItalTennis e il trionfo in Coppa Davis del 2023


Coppa Davis 2023
Coppa Davis 2023

Stiamo ancora guardando in TV quei ragazzi che, ancora increduli per quello che hanno appena conquistato, stanno festeggiando la conquista della Coppa Davis 2023. Nonostante siano professionisti che da anni girano il mondo con il borsone delle racchette sulle spalle, hanno l’espressione dei bambini alla prima gita scolastica senza genitori al seguito.

Forse non hanno ancora realizzato veramente quello che hanno compiuto, avranno tempo per farlo, ma per chi è o è stato appassionato di questo sport ed ha superato il mezzo secolo di vita, quello che è avvenuto nel tardo pomeriggio di Malaga è assolutamente storico e riconcilia anche i più romantici ad uno sport che oggi viene giocato a velocità stratosferiche rispetto ai tempi in cui il tennis veniva giocato con le racchette di legno o di metallo.

Sono passati 47 anni da quando i nostri moschettieri Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli capitanati dall’icona Nicola Pietrangeli conquistavano l’unica insalatiera d’argento (fino ad oggi) della storia tennistica italiana.

L’impresa sportiva di allora ha avuto anche un importante valore simbolico dal punto di vista politico ed umanitario. Le polemiche e le proteste contro la trasferta della nazionale italiana nel Cile del dittatore Pinochet furono furibonde, ma oltre alla voglia sportiva di voler conquistare l’ambito trofeo nel cuore dei nostri alfieri c’era la volontà di non dare la soddisfazione al sanguinario dittatore cileno di poter usare l’eventuale conquista del trofeo come uno strumento di propaganda nazionalista che rafforzasse il suo già enorme potere.

I tempi, fortunatamente, sono cambiati e con loro è cambiato il formato e il fascino della Coppa Davis.

Coppa Davis 2023
Coppa Davis 2023

Da qualche anno, per motivi prevalentemente televisivi e organizzativi, i fine settimana dedicati alla manifestazione si sono drasticamente ridotti unificando gli incontri in sedi preventivamente stabilite e riducendo gli incontri dai classici 4 singolari e un doppio giocati rigorosamente al meglio dei 5 set, in incontri di 2 singolari e un doppio al meglio delle 3 partite, fino all’epilogo finale nel quale le migliori 8 squadre si incontrano con eliminazione diretta fino ad definire il vincitore finale.

Sicuramente ha ragione il capitano della squadra australiana quando afferma che l’Italia non ha vinto la vera Coppa Davis, l’attuale formula pur essendo televisivamente più appetibile, ha di fatto perso il fascino della competizione che fu fino a qualche anno fa, quando le squadre di casa potevano contare su un tifo indiavolato e con il vantaggio di poter scegliere la superficie di gioco potendo così mettere ulteriormente in difficoltà la squadra avversaria.

Ma la vittoria conquistata in quel di Malaga contro l’Australia ha ridato finalmente una nuova e potente spinta al movimento tennistico italiano, da troppi anni relegato alle posizioni di rincalzo delle classifiche mondiali, e in cui sporadicamente arrivavano alla ribalta buoni giocatori che non sono mai riusciti a conquistare i traguardi più importanti.

Il movimento femminile aveva già attraversato qualche anno fa il suo momento d’oro con la conquista di alcune Confederation Cup (l’equivalente della Coppa Davis femminile) e con la storica finale dello US Open tutta italiana tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci.

Ma dopo il ritiro di Vinci, Pennetta e Schiavone e del declino fisiologico di Sara Errani, non ci sono all’orizzonte nuove potenziali campionesse dello stesso calibro.

Adesso l’Italia ha il suo talento che ha saputo conquistare l’Italia intera in sole due settimane, prima raggiungendo la finale delle ATP Finals a Torino e poi coronando il sogno di riportare la Coppa Davis Italia disputando una storica semifinale sconfiggendo per la seconda volta in dieci giorni il numero 1 al mondo Novak Djokovic.

Il 22enne Jannik Sinner, nell’attesa del ritorno in campo di Matteo Berrettini, ha stupito non solo per il suo talento e la sua enorme forza mentale, ma anche per la sua umiltà e la sua educazione. Non è sicuramente sfuggito, nel momento del trionfo, il suo passaggio dalla panchina australiana per salutare ogni componente della squadra sconfitta, riconoscendo di fatto il valore degli avversari.

In un momento storico in cui lo sport più popolare italiano sta attraversando una forte crisi generazionale dovuta prima di tutto alla massiccia presenza di stranieri nel nostro campionato che preclude ai giovani talenti di trovare spazio nelle squadre di serie A, e ad un’organizzazione federale che non fa abbastanza per promuovere lo sport, e non crea regole che permetta ai giovani di poter fare nella maniera migliore il loro percorso di crescita senza essere “bruciati” prima ancora di essere definitivamente sbocciati, il movimento tennistico con questa vittoria potrà sicuramente avere un ritorno in termini di nuovi praticanti e che saranno accolti nelle scuole federali sparse sul territorio, i cui maestri hanno raggiunto livelli tecnici e di professionalità di primo livello, per fare in modo di scoprire e crescere nuovi talenti e di non dover aspettare altri 50 anni per conquistare nuovamente l’insalatiera d’argento più famosa al mondo.

Immagini www.fitp.it

 

1  Luca Di Lonardo

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