Top 3+1 e una menzione speciale – I libri del 2021

Top 3+1 e una menzione speciale. I libri più significativi secondo noi del Diario di Rorschach


Il 2021 è ormai agli sgoccioli e come da tradizione anche questa volta abbiamo intenzione di presentarvi la nostra personale Top 5.

Rispetto a quelle degli anni passati (dedicate a fumetti e musica) questa volta abbiamo deciso di dedicare l’appuntamento ai libri.

Come è possibile notare, sono state selezionate solamente tre opere per due motivi specifici.

Per prima cosa, abbiamo deciso di preservarci alcune recensioni per il prossimo anno, come il nuovo Léon di Carlo Lucarelli.

In secondo luogo, perchè sono state inserite due menzioni particolari, dedicate a due opere a noi molto care.

3. Lo chiamavano Michele di Potenza (Villani Editore, 2021) di Walter De Stradis

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Lo chiamavano Michele di Potenza – La copertina del libro

Storia, musica e tradizione. Attraverso questo perfetto trittico, Walter De Stradis è riuscito a decenatare la storia e le gesta di un celebre personaggio della tradizione lucana. Lo chiamavano Michele di Potenza, però, è molto più di una semplice narrazione della vita del musicista/attore potentino. Ma un più ampio apparato che fa della ricerca storia, sociale, dialettologica e territoriale il suo vero punto di forza. Grazie a ciò è possibile comprendere più fattori che vengono rivelati di volta in volta tra le pagine. Nascita e sviluppo del folk urbano, contesto in cui si diffonde questo tipo di musica (con la cruciale diatriba tra campagna e città) ed evoluzione artistica (legata ad opportunità cinematografiche) sono il fulcro dell’intero lavoro. La scorrevolezza e la divisione in brevi capitoli, fungono infine da perfetta cornice del libro. Facendo ciò l’autore consente di indirizzare maggiormente l’attenzione su uno specifico argomento, non appesantendo la lettura con la più classica delle biografie.

2. Later (Sperling&Kupfer, 2021) di Stephen King

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Later – La copertina del romanzo

Un ritorno alle origini. Percorrendo strade già tracciate in passato, utili per costruire un nuovo favoloso contesto. Perchè il Re è riuscito non solo a ridefinirsi alla veneranda età di 74 anni. Ma lo ha anche fatto utilizzando degli strumenti tanto cari agli appassionati, al punto da rendere il suo lavoro ancor più speciale. La storia, la caratterizzazione del protagonista e le azioni portate avanti sono degne di un Re di altri tempi. I riferimenti a It (in particolar modo), La lunga marcia e L’uomo vestito di nero praticamente si sprecano. Tutto richiama i bei tempi passati, ma allo stesso tempo cerca di tracciare una nuova via per essere in grado di guardare al futuro. La trama è un complesso intreccio di situazioni che si incastrano fra loro per completare semplicemente l’intero quadro. Ognuna è funzionale all’altra ed ognuna aggiunge un mattocino utile al prosieguo, attraverso anche l’evoluzione e la crescita dei suoi personaggi. Quanto descritto in Later porta alla luce un ulteriore marchio di fabbrica dell’autore. Facendo leva su una progressione continua degli avvenimenti, lo scrittore sembra quasi creare una storia che procede per livelli sempre più difficili. Si parte difatti dal primo incontro con la Signora Burckett, per poi arrivare al più complicato incontro/scontro con Therriault, passando infine per Marsden e Liz Dutton. Come al solito, l’epilogo del libro è totalmente spiazzante. Vengono inseriti degli elementi totalmente inaspettati ma fortemente rilevanti per l’intera storia. E in più viene tracciata una strada specifica di cui, però, non viene mostrato praticamente nulla. Un finale che, sostanzialmente, lascia dapprima a bocca aperta il lettore per poi renderlo smanioso di saperne ancora di più su Jamie, la sua vita e il suo spaventoso potere.

1. E verrà un altro inverno (Rizzoli, 2021) di Massimo Carlotto

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E verrà un altro inverno – La copertina del romanzo

Dopo La signora del martedì, Massimo Carlotto presenta nuovamente una differente versione del noir. Che si discosta – e si presente al lettore sotto una nuova veste – da un processo evolutivo di genere che lo stesso scrittore ha intrapreso circa un anno fa. E verrà un altro inverno (Rizzoli, 2021), infatti, non è il classico scritto su qualcosa che accade e che deve essere risolto. Ma un particolare viaggio all’interno della realtà di tutti i giorni, la nostra. Una realtà particolare, inconfessabile. Dominata di virtù pubbliche e vizi privati. E verrà un altro inverno è un vero e proprio laboratorio letterario. Partendo da una solida base noir, difatti, si articola successivamente in un lavoro specifico in cui realtà e finzione (letteraria) si uniscono per dar vita ad un nuovo, intricato, mondo. Muovendosi sulla strada tracciata in precedenza con Nordest, scritto con Videtta, l’autore pone le fondamenta per un tipo di storie differenti. Oscure. Coinvolgenti. In cui non è presente la consuenta figura del buono alla Sergio Leone, ma ognuno è parte di un progetto ambiguo, che si rivela di volta in volta, in un luogo avvolto da segreti e regole precise. E verrà un altro inverno è uno scritto claustrofobico. Dove la valle è il tutto e il tutto è la valle. Un posto in cui se non sei parte integrante vieni considerato estraneo, e quindi da allontanare o, addirittura, eliminare dal sistema. L’autore, inoltre, suddividendo in parti precise il lavoro, dedica ampie porzioni di pagine a ogni singolo protagonista. In questo modo, da un lato presenta ognuno nella sua interezza e dall’altro ne specifica le peculiarità, in negativo e in positivo, in base allo scorrere degli avvenimenti.

Menzione speciale n°1. Bolidi (Villani Editore, 2021) di Alessandro Falanga

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Bolidi – La copertina della raccolta di racconti

Per ovvie ragioni abbiamo deciso di lasciarlo fuori classifica. Ma non potevamo non menzionare uno scritto che nasce all’interno del Diario di Rorschach e successivamente l’esperienza de Le produzioni del Diario di Rorschach. Il genere horror, così ben realizzato, ad un primo impatto non sembra impressionare così tanto. I personaggi sono tutte persone normali, che conducono, in genere, una vita normale in un contesto normale, molto simile alla nostra quotidianità. Ma all’improvviso, in questa apparente normalità, si verificano delle circostanze molto particolari che conducono inevitabilmente alla rovina dei protagonisti che subiscono quasi sempre un orribile destino di morte e di sangue. Questi racconti somigliano molto alle paure e alle angosce che proviamo spesso nei nostri sogni. Quando non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi. Perchè c’è qualcosa di misterioso che ce lo impedisce e ci frappone ostacoli insuperabili contro cui cozziamo inutilmente. Come se nelle loro vite di coppie, di padri, di madri, di figli, di giovani perseguitati, di feste tradizionali, le paure che affliggono la comune umanità prendessero corpo e conducessero alla follia e alla rovina più totale. L’ horror, in sostanza, viene utilizzato come un modo fra i tanti di approfondire la realtà. Come una particolare forma di psicoanalisi dove i mostri repressi e confinati nell’inconscio riemergono inaspettatamente creando degli shock nervosi e dei sogni opprimenti.

Menzione speciale n°2. Refrain di Carlotto – Ruju – Ferracci

Refrain – La copertina del fumetto

Pur non rientrando direttamente nella categoria, Refrain rappresenta una sorta di ibrido che non solo non sfigura assolutamente tra i fumetti, ma può rientrare tranquillamente tra i noir presentati sulle nostre pagine. Con Refrain gli autori concepiscono un secondo capitolo di una saga che non ha nulla da invidiare ai più classici noir degli ultimi anni. Agli elementi caratteristici, presenti sin dal primo episodio, il fumetto riesce ad integrare un tratto significativo che risponde a tutte quelle domande che sono sorte alla fine del primo progetto. In questo modo, non solo si comprende realmente cosa accade dopo il coinvolgimento di Rosati nella nuova situazione. Ma anche l’evoluzione delle vite di tutti i personaggi presenti. Proprio questi due tratti conducono ad una ulteriore riflessione che mette di evidenza due nuovi elementi. Il primo è dato dalla nuova concezione del tempo. Mentre in Ballata per un traditore prende piede un loop temporale, in Refrain presente e passato si incontrano e si rimescolano pesantemente, fino a creare un nuovo scenario futuro. Il secondo elemento, invece, abbraccia ancor di più la realtà di tutti i giorni (tratto molto caro sia a Carlotto che a Ruju). La politica ottusa (con le dichiarazioni di un deputato, ahimè, sin troppo note), le apparenze di un mondo in realtà immerso nel fango e uno Stato parallelo che fa e disfa a proprio piacimento sono evidenti riferimenti. Aggiungendoci, poi, degli anti-eroi quali la Rosati e lo stesso Lo Porto, in un coinvolgimento a dir poco inaspettato, gli autori rendono il lavoro un vero e proprio capolavoro di genere. Senza contare il finale aperto che fa presumere l’uscita di un seguito di qui a breve.

 

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