Refrain

Refrain, l’immortalità del metodo Lo Porto

Refrain, l’immortalità del metodo Lo Porto. La nostra recensione del seguito di Ballata per un traditore (Feltrinelli Comics, 2021)


Refrain
Refrain – La copertina del fumetto

Abbiamo amato i suoi personaggi. Le splendide ambientazioni. E la fitta trama immersa in un fantastico contesto noir.

Non potevamo non fare lo stesso con il suo seguito: Refrain.

Il trio Carlotto RujuFerracci torna alla ribalta nel meraviglioso mondo dei fumetti e ci presenta una storia ancor più affascinante del suo predecessore.

Le vicende di Refrain prendono le fila proprio da dove si è chiuso il primo capitolo.

ll commissario Rosati è catapultato in una nuova versione del metodo Lo Porto. E la situazione delle bande a Milano si sta facendo sempre più complicata.

Tra un passato mai sopito che ritorna alla luce e nuovi scenari all’orizzonte, l’esistenza della protagonista si rende sempre più complicata e avvolta in situazioni al limite dell’immaginabile.

Con Refrain gli autori concepiscono un secondo capitolo di una saga che non ha nulla da invidiare ai più classici noir degli ultimi anni.

Agli elementi caratteristici, presenti sin dal primo episodio, il fumetto riesce ad integrare un tratto significativo che risponde a tutte quelle domande che sono sorte alla fine del primo progetto.

In questo modo, non solo si comprende realmente cosa accade dopo il coinvolgimento di Rosati nella nuova situazione. Ma anche l’evoluzione delle vite di tutti i personaggi presenti.

Proprio questi due tratti conducono ad una ulteriore riflessione che mette di evidenza due nuovi elementi.

Il primo è dato dalla nuova concezione del tempo.

Mentre in Ballata per un traditore prende piede un loop temporale, in Refrain presente e passato si incontrano e si rimescolano pesantemente, fino a creare un nuovo scenario futuro.

Refrain
Refrain – Il fumetto

Tutto ciò, chiaramente, è possibile solo con il coinvolgimento di tutti i vecchi protagonisti. Come se la loro presenza fosse indispensabile alla tenuta di una società che è molto più di ciò che appare.

Il secondo elemento, invece, abbraccia ancor di più la realtà di tutti i giorni (tratto molto caro sia a Carlotto che a Ruju).

La politica ottusa (con le dichiarazioni di un deputato, ahimè, sin troppo note), le apparenze di un mondo in realtà immerso nel fango e uno Stato parallelo che fa e disfa a proprio piacimento sono evidenti riferimenti.

Aggiungendoci, poi, degli anti-eroi quali la Rosati e lo stesso Lo Porto, in un coinvolgimento a dir poco inaspettato, gli autori rendono il lavoro un vero e proprio capolavoro di genere. Senza contare il finale aperto che fa presumere l’uscita di un seguito di qui a breve.

Infine, l’ottimo David Ferracci.

Abbiamo già parlato con entusiamo del giovane disegnatore. In Refrain la sua vecchia scuola trasposta nella contemporaneità è maggiormente evidente grazie ai consueti tratti discontinui, accompagnati dal favoloso bianco e nero, che ben si conciliamo con le diverse fisionomie – con altrettanti primi piani dotati di un’espressività straordinaria –  presenti nella storia.

Alessandro Falanga

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