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David Bowie ★

La recensione di ★ Blackstar. A cinque anni dalla scomparsa di David Bowie, Blackstar suona come l’epitaffio ideale per l’ex Duca Bianco


La leggenda vuole che ★ Blackstar sia nato una domenica sera della primavera del 2014. David Bowie si reca al 55 Bar, un jazz club con una storia interessante alle spalle, nascosto in una tranquilla stradina di New York.
Un’amica, la jazzista Maria Schneider, gli aveva suggerito di dare un’occhiata al quartetto guidato dal sassofonista Donny McCaslin. Bowie si immerge in un set di exploratory jazz, poi scompare.

Qualche settimana dopo il sassofonista McCaslin riceve una mail. David Bowie contatta lui e il batterista Mark Guiliana per una sessione. Il risultato è solo una canzone: Sue (Or In A Season Of Crime), sognante e intrisa di jazz, che Bowie pubblica nella compilation del 2014, Nothing Has Changed.

Nel gennaio 2015 Bowie chiama a raccolta tutta la band di McCasling al Magic Shop, uno studio di New York, per iniziare a lavorare sul suo 25esimo album, ★ (pronunciato Blackstar), in programma per l’8 di gennaio del 2016, giorno del suo 69esimo compleanno. 

★ segue di tre anni The Next Day, un disco annunciato a sorpresa l’8 gennaio 2013 dopo dieci anni di silenzio e pubblicato due mesi dopo. Un disco dal sound robusto e classico che omaggiava il periodo berlinese sin dalla copertina del disco.

Per ★ Bowie e Visconti vogliono fare le cose in maniera diversa. A detta di Tony Visconti, storico produttore, i due hanno ascoltato parecchio Kendrick Lamar, per l’approccio che il rapper ha avuto con l’hip hop. L’obiettivo era di evitare in ogni modo il rock & roll.

L’album inizia con Blackstar, un brano di 10 minuti, una surreale canzone che è nata come due pezzi separati che Bowie e Visconti hanno incollato assieme. Del brano ne è stato pubblicato anche un videoclip, pubblicato nel novembre 2015, che ha subito creato scalpore: per l’ennesima volta Bowie ha reinventato il proprio personaggio. In questo video interpreta un profeta cieco nello spazio.

Segue ‘Tis A Pity She Was A Whore che sarebbe un jazz indiavolato con tanto di assolo di fiati, se non fosse per il beat quasi hip hop e il cantato che sembra fuoriuscire da qualche disco del 1977. Il terzo brano è la chiacchierata Lazarus. Sin dal titolo e dal testo il riferimento è alla morte (Guarda quassù, sono in Paradiso, Ho delle cicatrici che non possono essere viste/Ho una storia che non può essermi rubata/Ora tutti mi conoscono).

Lazarus è un brano drammatico e molto oscuro. Sembra quasi un brano dark wave dei migliori Joy Division, fiancheggiato dal lavoro dei fiati e con un assolo finale di McCaslin da brividi. L’epitaffio ideale per Bowie.

I toni cambiano con Sue (Or In A Season Of Crime) rimaneggiata rispetto alla versione del 2014. E’ un brano ancora più esplosivo e jazz contaminato dalla batteria di Mark Guiliana e da un atmosfera aggressiva con un finale incendiario che ancora una volta dà spazio all’enorme talento dei musicisti. Girl Loves Me parte come un brano tipicamente elettronico, figlio di quell’Earthling del 1997 che ancora oggi continua ad essere un disco sottovalutato. E’ un brano robotico ma sognante che rimanda appunto agli anni novanta di David Bowie.

Dollar Days è una ballad molto intensa. L’autore non è più spaventato dalla morte e si rassegna al fatto che la sua vita stia finendo, nonostante tutti lo amino non sa se riuscirà a tornare nella terra natia, mentre il suo unico desiderio è tornare al centro delle scene.

L’album si chiude con il crescendo di I Can’t Give Everything Away, che ha un’incredibile parte di chitarra di Ben Monder. Il testo ancora una volta sembra essere un chiaro messaggio d’addio. Vedere di più e provare di meno. Dire di no, volendo dire sì. Per me è sempre stato così. È questo l’unico messaggio che mando.

Ascoltando ★ si ha la sensazione di ascoltare un disco jazz, un disco elettronico con beat hip hop. O un disco elettronico con un atteggiamento tipicamente jazz. Solo David Bowie poteva creare un lavoro del genere.

★ è un disco assolutamente spiazzante e coraggioso. Chi lo ha creato poteva tranquillamente continuare a sfornare dischi classici, comunque di immenso valore. Invece David Bowie, a 69 anni suonati si è messo nuovamente in gioco. Ha dato vita a un disco assolutamente spiazzante. Ascoltarlo vuol dire immergersi in un mondo musicale variopinto ma dalle tinte fosche. I testi sono pieni di riferimenti alla morte e alla sofferenza.

Molti addetti ai lavori hanno pensato che Bowie cantasse della sua sofferenza (era dato per malato già da diversi anni) e hanno purtroppo trovato conferma il 10 gennaio 2016 con la scomparsa di David Bowie.

Ci piace pensare che ★ sia stato un regalo di David Bowie ai suoi fan, un regalo d’addio per un artista che mai ha smesso di stupire e che alla fine del suo percorso ci ha regalato un’altra stella, una stella nera ma non per questa meno luminosa di altre.

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