Paolo Rossi

Paolo Rossi, il nostro omaggio

L’omaggio di Diario di Rorschach a Paolo Rossi, indiscusso e indimenticato campione che ci ha lasciato troppo presto


Paolo Rossi
Paolo Rossi

Per la generazione nata a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta il risveglio questa mattina è stato molto triste. Se n’è andato l’eroe di una cavalcata epica ed incredibile che trentotto anni fa ha portato l’Italia a vincere il suo terzo titolo mondiale.

Paolo Rossi ci ha lasciato a 64 anni, ma i ricordi delle sue imprese, soprattutto mondiali, rimarranno per sempre nei ricordi di chi, allora poco più che ragazzino ed ancora innamorato di un calcio antico, ha seguito con gli occhi pieni di ammirazione e di gioia quel ragazzo che nonostante un fisico fragile e un nome così comune, ha portato l’Italia catenacciara di Bearzot sul tetto del mondo.

Allora si sapevano a memoria le formazioni che scendevano in campo; le rose delle squadre non erano di 20 giocatori, non si doveva fare “turnover” per far rifiatare chi aveva giocato troppo, i giocatori convocati ai mondiali erano 22 e quelli che mettevano piede in campo erano al massimo 17.

Chiunque oggi si ricorda a memoria la formazione di quel mondiale, con la sola eccezione della finale dove un giovanissimo Bergomi prese il posto di Antognoni infortunato.

Allo stesso modo tutti ricorderemo quell’Italia – Brasile del 5 Luglio 1982, l’esplosione di Pablito, 3 gol segnati a quella squadra di fenomeni che secondo molti avrebbe dovuto vincere il mondiale, le porte spalancate per la semifinale e poi l’11 Luglio la finale a Madrid contro la Germania, con la voce di Nando Martellini che urla per tre volte “Campioni del Mondo”.

Il primo ricordo che oggi viene alla mente di Paolo Rossi è il suo sorriso, l’espressione di un ragazzo che si divertiva a giocare a pallone e far gioire chi lo ammirava, ma anche la sua semplicità, lontana anni luce dagli atteggiamenti da prima donna, che lo ha sempre accompagnato anche nella sua carriera da opinionista sportivo sui canali Sky, Mediaset e Rai dove sempre con garbo, semplicità e compostezza uniti ad una straordinaria competenza e intelligenza calcistica, commentava i match.

Verrebbe quasi da pensare che non abbia mai realizzato appieno cosa abbia fatto di straordinario in quel mese di Luglio di 38 anni fa; quell’impresa sportiva ha portato alla rinascita di una nazione che stava uscendo dagli anni di piombo e dal terrorismo delle Brigate Rosse, quei 22 ragazzi che dopo aver affrontato le critiche anche pesanti di giornalisti e tifosi per un girone di qualificazione a dir poco sconcertante, rinascono nel momento di affrontare i giganti (Argentina e Brasile appunto) e sull’onda dell’entusiasmo vincere il trofeo, dando speranza agli italiani dimostrando di poter credere ancora nei sogni ed avere speranza nel futuro.

L’ultimo ricordo, legato a Paolo Rossi, è una sua ospitata a Domenica In nei primi mesi di questo disgraziato 2020, in compagnia della moglie per presentare il suo ultimo libro; in studio, insieme alla conduttrice, c’è anche Giampiero Galeazzi, mitico giornalista sportivo Rai da tempo alle prese con problemi di salute.

Salutando il giornalista e vedendo in quali condizioni precarie di salute si trovasse, Rossi scoppiò in lacrime per il dispiacere in diretta televisiva, dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, la sua sensibilità d’animo.

Ciao Paolo, e grazie di avermi regalato l’onore di vederti giocare, segnare e gioire con Te e grazie a Te

Luca Di Lonardo

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