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I vent’anni di White Pony, il capolavoro dei Deftones

La recensione di White Pony, il disco capolavoro dei Deftones che quest’anno compie vent’anni. Una pietra miliare del nu-metal


Gli anni novanta sono stati anni floridi per la musica rock. In quegli anni le contaminazioni tra generi diversi erano la regola e non l’eccezione. Il nu-metal nasce come un genere di contaminazione. A fine anni ottanta la fusione tra hard rock e rap era un’idea affascinante che era stata adottata dai Beastie Boys prima e dai Red Hot Chili Peppers dopo. Nello stesso periodo nascono i Faith No More – che nel 1992 daranno vita al masterpiece Angel Dust – e i Korn che sfonderanno nel 1994.

Tra tutte queste band ci sono anche i Deftones, che a differenza di tutte queste band, hanno anche influenze darkwave – pensiamo ai Cure e ai Joy Division – oltre che metal. I Deftones si trovano al posto giusto nel momento giusto, ma quando pubblicano il primo LP Adrenaline del 1995 non ottengono un grande successo. La stampa e le radio impazzivano per i Korn, bollando i Deftones come pallida imitazione di questi ultimi.

Due anni dopo è il turno di Around The Fur che invece smuove l’interesse della critica e di conseguenza del grande pubblico. I Deftones iniziano a diventare una realtà interessante e le varie contaminazioni – oltre alla darkwave anche il grunge e il thrash metal – vengono apprezzate.

Nel 2000 esce White Pony che dei Deftones ne rappresenta l’apice compositivo. La tavola chimica degli elementi in casa Deftones presenta elementi già sentiti nei precedenti dischi ma anche nuove sonorità come il trip-hop, il rock psichedelico e la musica ambient. Alla band si aggiunge Frank Delgado nelle vesti di tastierista e programmatore.

White Pony è il sunto perfetto del sound dei Deftones ed è uno degli apici compositivi del nu-metal. Sono gli anni di Korn e Deftones, ma ci sono anche parecchie band che usano il genere semplicemente per avere successo – un nome su tutti: Limp Bizkit – senza avere un’idea musicale chiara, come invece accade nella band di Chino Moreno.

Chino Moreno, leader e vocalist della band compie un lavoro sopraffino, alternando urla a sospiri e gemiti. Il nu-metal non è solo un genere urlato ma con Moreno diventa introspettivo e oscuro come accadeva negli anni ottanta con i Cure. Ascoltate Knife Prty per ricredervi.

Stephen Carpenter regge in maniera perfetta il tessuto sonora con la sua chitarra, sostenuto dal basso dello sfortunato Chi Cheng.
Cheng è influenzato, come molti bassisti della sua generazione, da Steve Harris, ma è anche appassionato di reggae e blues.
Il basso nei Deftones non è al centro del discorso sonoro ma diventa un elemento portante per creare oscurità. Il batterista Abe Cunningham con il suo piglio jazz fa il resto.

A partire dal riff di Feiticeira, l’impressione è quella di una macchina da guerra perfettamente oliata e pronta alla battaglia, come nel caso della bellissima Digital Bath o Rx Queen, un animale pronto a scattare per la caccia. Una grandinata inevitabile.

Nel suono, anche durante i momenti più raffinati, si riconosce l’anima bastarda e graffiante del gruppo, caratteristica che li porrà parecchi gradini più in alto rispetto a molti colleghi. White Pony è un metal colto, con un background musicale molto più profondo. Poche band possono scrivere brani come Passenger assieme a Maynard James Keenan dei TOOL che diverrà uno dei brani-manifesto del disco. Da citare anche il primo singolo Change (In The House Of Flies).

L’album sorprende dall’inizio alla fine per coerenza e coesione, per un suono moderno ed evoluto, per l’aura di classico che si porta addosso fin dai primi ascolti.

Quest’anno White Pony compie vent’anni e a riascoltarlo è evidente una cosa su tutte: nemmeno gli stessi Deftones sono riusciti a raggiungere in seguito così tanta perfezione e a tradurla in un album di bellezza e complicatezza emotiva. Nei dischi successivi i Deftones hanno sempre fatto intravedere i fantasmi di White Pony. Hanno intrapreso, anche per colpa della sfortuna, discorsi e approcci differenti alla forma-canzone. Ma la loro essenza resta tra i solchi di questo meraviglioso pony bianco.

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