La nostra intervista a Massimo Carlotto

Tra romanzi, graphic novel e serie tv. La nostra intervista a Massimo Carlotto

Tra romanzi, graphic novel e serie tv. La nostra intervista a Massimo Carlotto


La nostra intervista a Massimo Carlotto
Massimo Carlotto

Eravamo riusciti ad intervistarlo nel lontano 2018. Anticipando diversi elementi su quella che sarebbe stata la sua attività futura.

Ora, in un anno che lo ha visto impegnato su più fronti (tutti differenti tra loro), siamo riusciti a farci nuovamente una chiacchierata toccando le diverse fasi che hanno contraddistinto il 2020.

Ecco la nostra nuova intervista a Massimo Carlotto (Scrittore, giornalista, saggista, fumettista e sceneggiatore padovano).

Dal punto di vista artistico questo 2020 è stato a dir poco fantastico. Un nuovo romanzo, un’antologia, un graphic novel e, infine, una serie tv. Quale è stato il motore di questa proficua produzione? A quale progetto si sente più affezionato?

In realtà è il motore di tutto il mio lavoro: lavorare su diversi progetti senza perdere di vista le diversità narrative. Sono convinto della necessità di un autore di misurarsi con quelle forme che vanno oltre il romanzo, o addirittura ne mettono in discussione i codici, per riuscire a interpretare e a raccontare la complessità di un periodo storico in cui si tende a semplificare in modo quasi ossessivo.

Non riesco ad avere preferenze tra i miei lavori perché la passione e il rigore sono uguali per tutti.

Devono esserlo. La gerarchia fra progetti è concettualmente sbagliata per un autore.

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La signora del martedì – La copertina del romanzo

Partiamo dal gennaio 2020. Con La signora del martedì ha, nuovamente, riscritto le regole del noir. Il romanzo, infatti, è riuscito ad oltrepassare anche quella concezione che lei stesso aveva creato anni prima con la saga dell’Alligatore. Quanto pensa possa influenzare i nuovi scritti questa sua nuova visione? Continuerà a percorrere questa strada anche in futuro?

Sì, voglio continuare a sperimentare nuove strade, battere altri territori, costruendo anche nel contempo teoria. Articolazione strategica dell’evoluzione del genere, ma purtroppo ritenuta oggi non così importante. Ovviamente si tratta di scrivere romanzi nel segno della continuità e del rispetto di un percorso collettivo che continua a raccontare in modo eccellente questo Paese. Cambiare non deve mai significare tradire il passato ma elaborare i suoi insegnamenti migliori.

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Variazioni sul noir – La copertina dell’antologia

A giugno, per festeggiare i suoi venticinque anni di scrittura, viene pubblicato Variazioni sul noir, una raccolta di racconti inediti. Il passato e il presente si mescolano in questa antologia, presentando al pubblico ciò che ha poi portato a tutti gli altri lavori. Quanto è stato importante quel periodo per lei? Quanto è rimasto di quel Massimo Carlotto nei suoi attuali progetti? Ci sarà un’altra antologia in futuro?

Variazioni sul noir raccoglie una selezione di racconti basata sui contenuti piuttosto che sulla cronologia. E posso subito rispondere che quei temi continuano a fare parte dei miei progetti ma un’antologia di questo genere mi ha permesso di segnare il tempo con un’evoluzione di contenuti e di stile che hanno caratterizzato il mio modo di scrivere il noir.

L’editore mi ha proposto di continuare con altre raccolte. Ritengo probabile in futuro… qualche altra variazione…

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Ballata per un traditore – La copertina della graphic novel

Subito dopo l’estate, invece, si ha il cambio di rotta. Viene pubblicato Ballata per un traditore, realizzato con un guru dei fumetti quali Ruju e con Ferracci ai disegni. Dopo Alligatore Dimmi che non vuoi morire, torna nel mondo dei fumetti con una storia che, anche in questo caso, rimodula tutte le regole classiche di questo universo. Quale è stata la spinta che ha portato a mettersi in discussione nuovamente con i fumetti? Ritiene ci sia la necessità di presentare un prodotto altro anche a questo pubblico?

Il romanzo a fumetti ha potenzialità straordinarie e per un autore come il sottoscritto, convinto che non tutte le storie siano adatte alla forma romanzo, è un mezzo per arrivare a completare racconti che necessitavano delle immagini. Ho sempre lavorato con artisti che mi hanno insegnato moltissimo. La prima esperienza è stata con Giuseppe Palumbo con un graphic novel sulla guerra di Spagna: Tomka il gitano di Guernica, poi con Igort che ha voluto affrontare di petto l’Alligatore, mai descritto nei romanzi. Una scelta ben precisa da parte mia affidargli un manoscritto pronto per essere pubblicato. Ambientato a Cagliari, avvertivo la necessità di mostrare al lettore i tagli di luce della città. E così nacque E dimmi che non vuoi morire. Ballata per un traditore nasce invece dall’incontro con Pasquale Ruju, uno scrittore, sceneggiatore che stimo moltissimo per le sue molteplici peculiarità e il rigore nel lavoro. Ci è piaciuta l’idea di lavorare assieme e grazie a Tito Faraci di Feltrinelli Comics abbiamo potuto realizzare il progetto.

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L’Alligatore

Passiamo, infine, ai giorni nostri. Dopo un anno di lavorazione, finalmente viene presentata la serie tv sull’Alligatore. Una serie che, secondo il nostro parere, serviva tantissimo per chiudere un cerchio partito con La verità dell’Alligatore e concluso con Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane. Cosa ha provato quando ha visto per la prima volta il prodotto finito? Ritiene che la televisione di Stato debba puntare maggiormente su prodotti come l’Alligatore? Ci sarà un seconda stagione (dato il finale della prima), vero?

Sul seguito deciderà la Rai. Noi siamo pronti a continuare e il finale aperto è un chiaro segnale in questo senso. Credo che la Rai abbia capito l’importanza di dedicare una rete alla sperimentazione e a quelle produzioni che non mirano al grande pubblico, ma a una qualità che possa poi trovare spazio nel mercato internazionale.

La vera emozione non è stato vedere la serie la prima volta ma seguirla come spettatore su RaiPlay e poi su Rai 2. Una riconferma di scelte non facili ma a mio avviso giuste. Ma se devo essere sincero l’emozione più grande è stata la consapevolezza di un entusiasmo generale di coloro che hanno lavorato, a livelli diversi, alla realizzazione.

La nostra intervista a Massimo CarlottoDomanda personale. Quale consigli può dare ad uno scrittore che da poco si è messo in discussione, riprendendo produzioni conservate per diversi anni in un cassetto?

Rileggere con lo sguardo del lettore e non dell’autore. Se ci si dimentica di essere lettori, si rischia di perdere la rotta e di smarrirsi.

Alessandro Falanga

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