The Queen's Gambit

The Queen’s Gambit, il piccolo grande caso di Netflix

La recensione di The Queen’s Gambit – La Regina Degli Scacchi, miniserie Netflix che sta riscuotendo un clamoroso quanto meritato successo


The Queen’s Gambit – La Regina Degli Scacchi è una di quelle miniserie che Netflix ha rilasciato senza grande pubblicità ma che con l’andare dei giorni è diventata un piccolo caso.

L’originalità di The Queen’s Gambit sta in un insieme di fattori nuovi che fanno della miniserie Netflix, giustamente, un prodotto appetibile. Si parla di ossessione, di genialità. Si parla di scacchi. Protagonista della storia è Beth Harmon, una bambina che perde la madre in un incidente stradale. In orfanatrofio Beth conosce il mondo degli scacchi.

Ben presto il gioco diventa ossessione. La piccola Beth pensa continuamente agli scacchi. Qualche anno dopo è adottata da un madre sola e problematica. In questa nuova vita Beth ha la possibilità seria di mettersi in gioco. Inizia a partecipare da outsider a una serie di tornei, dove riesce a mettere in mostra tutto il suo talento.

Con l’andare delle puntate, la storia cambia. La passione e il talento per le 64 caselle vengono incanalati nella Guerra Fredda, ovvero in un gioco molto più grande: si fanno i conti con il periodo storico, quello appunto della Guerra Fredda dove la tensione e il confronto tra Stati Uniti e Russia non era solo politico, ma sfociava in ogni ramo della società, cultura. E quindi anche dello sport.

Gli Stati Uniti devono primeggiare contro la Russia in un gioco come quello degli scacchi: Beth si trova al centro di una narrazione che si muove a doppio filo, tra speranze di vittoria e la pressione dello scontro tra Stati Uniti e Russia. La vicenda si trasforma in qualcosa di storico e politico.

E qui entrano in campo altri fattori, che fanno di The Queen’s Gambit un prodotto eccellente. Abbiamo parlato dell’ossessione per gli scacchi, ma una menzione la merita anche il ruolo della donna in un mondo di uomini durante gli anni Sessanta. The Queen’s Gambit ha il pregio di raccontare in maniera sobria una storia di ascesa. Inizia malissimo – la morte della madre della protagonista – prosegue peggio – orfanatrofio – ma poi pian piano cambia. Muta. Con alti e bassi.

Quella di Beth è una storia sincera, vera. I pregi e i difetti di una mente geniale sono rivelati in tutte le proprie contraddizioni, una mente fatta per stare sola: pessimi sono i rapporti umani che Beth coltiva, l’unico sincero pare essere proprio quello con la matrigna. 

Sensuale, elegantissima, jazz, la serie è un racconto di ascesa e caduta ma soprattutto rinascita di una donna che sotto i vestiti elegantissimi vince contro un mondo maschile, capace di trovare la scansione giusta del suo tempo, ritmato con il click dell’orologio sul tavolo degli incontri. Tra nevrosi e buchi neri, perdite e solitudine, Beth riesce a modo suo ad ancorarsi a trovare il suo posto nel mondo.

Le situazioni storiche vengono rese in maniera magistrale dalla fotografia, dai costumi e dalla scenografia: tutti elementi perfetti. 

Impossibile non simpatizzare per Beth, interpretata da una mostruosa Anya Taylor-Joy che dona al suo personaggio classe e carisma. Applausi anche per Thomas Brodie-Sangster, Jacob Fortune-lloyd e Harry Melling che interpretano gli uomini della vicenda, uomini amati in una maniera tutta particolare da una mente geniale come quella di Beth Harmond.

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