Suburra

Suburra, la recensione della terza stagione

La terza stagione di Suburra in onda su Netflix pare chiudere definitivamente la storia dei suoi protagonisti. La nostra recensione


Il messaggio di Suburra è che alla fine, in tutto il caos, resta l’amicizia. O forse qualcosa di più. Le nuove puntate di Suburra – sei episodi – chiudono definitivamente il cerchio attorno a Spadino e Aureliano. Avevamo lasciato i nostri protagonisti orfani di Lele, il bravo ragazzo entrato in Polizia che alla fine della seconda stagione si suicida. Riprendiamo Suburra con i due protagonisti che hanno in mano la politica romana – controllano Amedeo Cinaglia – e lo spaccio della città, compreso quello di Roma Nord, ultimo tassello per il controllo totale della Capitale.

I due stringono alleanze con la mafia siciliana, l’oscura ombra che si muove per le vie della Capitale, ma non dimenticano le proprie famiglie. Spadino e Angelica stanno per diventare genitori. Aureliano e Nadia sono innamorati. Proprio nelle famiglie – in particolare in quella di Spadino – si muovono lotte interne di potere. Alla fine della seconda stagione era successo che Manfredi si era risvegliato dal coma. 

Manfredi non ci sta a lasciare il controllo della famiglia a Spadino e muove le sue pedine per ostacolare il giovane fratello. Facendo leva sulla pesante contraddizione che lega gli Adami agli Anacleti.

In tutto questo compaiono nuove figure: quella del Cardinal Fiorenzo Nascari il quale sta organizzando un Giubileo a Roma, e quella di Sibilla amica storica e sincera di Samurai che da oltre trent’anni muove le cose a Roma, nel suo piccolo ufficio pieno di carte.

Se la prima stagione si concentrava sull’acquisizione dei terreni di Ostia per la costruzione di un porto, la seconda stagione sull’elezione del nuovo sindaco di Roma, la terza stagione porta al centro la corsa al trono.

In Suburra non mancano i colpi di scena, la prima puntata ne presenta un paio ben assestati che fanno pendere l’equilibrio del gioco di forze in favore di Spadino e Aureliano. Ma in generale tutta la serie vive di momenti molto interessanti. Molti personaggi – vedi Amedeo Cinaglia – sono definitivamente compromessi e le loro azioni ormai sono concentrate solo ed esclusivamente sul potere.

La terza parte di Suburra è una serie ancora più asciutta, si è passati dai dieci episodi della prima stagione agli otto della seconda. La terza stagione conta invece di sei episodi. Gli eventi si susseguono, incessanti.

La fine chiude in maniera amara e coerente Suburra. Il potere su Roma esige un prezzo altissimo e non tutti sono disposti a pagarlo.

Suburra si dimostra una serie fatta molto bene. La regia e la fotografia internazionale rendono il prodotto appetibile e moderno. La colonna sonora è affidata a Piotta che in ogni puntata presenta un nuovo brano. Il cast di attori è perfetto: applausi per l’affiatamento tra Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara. Bravissime anche Carlotta Antonelli (Angelica) e Federica Sabatini (Nadia).

Notevoli anche Francesco Acquaroli (Samurai), Filippo Nigri (Cinaglia) e Adamo Dionisi (Manfredi).

Suburra pare essere giunta al capolinea. Ha raccontato in maniera esaustiva la parabola di chi prova a prendere il potere su Roma, che in fondo è la vera protagonista di tutta la vicenda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.