Il mastino dei Baskerville

Il mastino dei Baskerville. Sherlock Holmes e il mistero del cane fantasma

Il mastino dei Baskerville, la leggenda del cane demoniaco. La nostra recensione del terzo capitolo della saga di Sherlock Holmes


Il mastino dei Baskerville
Il mastino dei Baskerville – La copertina del libro

Sherlock Holmes, come detto in altre occasioni, è un personaggio molto importante per la letteratura.

Oltre ad aver dato il via ad una scrittura di genere, ha permesso la nascita di diverse figure nell’ambito della carta stampata.

C’è stato un momento però in cui Sir. Arthur Conan Doyle decise di chiudere le straordinarie avventure del detective e del suo scudiero Watson.

Nel 1893, infatti, con il racconto L’ultima avventura (presente nella raccolta Le memorie di Sherlock Holmes) il personaggio esce dalla scena dopo essere precipitato, con il Professor Moriarty, nelle cascate di Reichenbach.

Questa scelta dettò parecchie perlessità fra gli appassionati. E quindi lo scrittore fu costretto a cedere alle pressanti richieste dell’editore e dei lettori.

Nacque così Il mastino dei Baskerville, terzo romanzo della saga datato 1902.

Lo scritto in questione, date anche le circostanze che lo portarono alla luce, è stato di vitale importanza per diverse future pubblicazioni.

Libri (su tutti Il nome della rosa di Umberto Eco che omaggia lo scrittore con Guglielmo da Baskerville), fumetti, serie animate, serie tv e videogiochi furono influenzati da questa fantastica avventura.

La storia prende piede con l’omicidio di Sir. Charles Baskerville.

L’individuo è un ricco potretario terriero del Devonshire, apprezzato da tutti per il suoi modi da benefattore, ossessionato da un’antica leggenda sulla sua famiglia.

I Baskerville, difatti, sono stati maledetti in passato a causa del comportamento del loro antenato Hugo, che ha generato un cane demoniaco il cui unico obiettivo è punire tutti i maschi della famiglia.

Contattati dal Dott. Mortimer, amico di Sir. Charles, Holmes e Watson cominceranno le loro ricerche per svelare il mistero sulla leggenda e salvare la vita di Sir. Herny Baskerville, erede delle fortune dello zio Charles.

Il mastino dei Baskerville è un’opera straordinaria non solo per aver riportato in vita i personaggi in questione, ma anche per una particolare tecnica utilizzata dallo scrittore.

Rispetto ai primi due capitoli, questo libro parte da una base classica per poi evolversi in altro in un secondo momento.

In sostanza, suddividendo in tre parti lo scritto, è possibile individuare l’impeccabile espediente narrativo.

Nella prima parte viene portata avanti una sorta di fase descrittiva.

In questa l’autore cerca di raccontare i fatti accaduti fino a quel momento e condurli verso una nuova prospettiva.

Sir Arthur Conan Doyle

Il differente modo di vedere le cose è prontamente spiegato nella seconda parta. In questa, dapprima viene utilizzato lo stile del romanzo epistolare e poi, per meglio giungere all’ultima sezione, quello del diario.

La parte finale, invece, è quella della sintesi e risoluzione. Al contrario degli altri racconti, Il mastino di Baskerville giunge a una conclusione postuma.

La risoluzione del caso, pur avendo nelle ultime pagine tutti gli elementi a disposizione, è descritta solamente nel finale, scandendo il tempo anche in maniera differente.

In pratica, tutto ciò che Holmes e Watson hanno scoperto viene rivelato al lettore affermando che, nel frattempo, l’investigatore ha risolto altri due casi molto complicati.

Ulteriore elemento di fondamentale importanza è l’inversione dei ruoli.

Pur essendo Holmes colui che farà la sintesi del caso, Watson è il personaggio che dirige le fila della storia per buona parte delle pagine.

In questo modo l’assistente diventa centrale nelle risoluzione del mistero e protagonista assoluto per gran parte delle vicende.

La rinascita di Sherlock Holmes con questo straordinario romanzo genererà ben altre quattro produzioni (un romanzo e tre raccolte di racconti). Ma soprattutto avrà il merito di rendere immortale una delle figure più affascinanti della letteratura di genere.

Alessandro Falanga

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.