Crisi finale

Crisi finale, l’evento del 2008 che cambiò la Dc Comics

Crisi finale, l’evento del 2008 che cambiò la Dc Comics. La nostra recensione della miniserie di Grant Morrison


Crisi finale
Crisi finale – La copertina del fumetto

Un grande evento per riscrivere la storia fumettistica e tracciare una nuova rotta.

Nel 2008, in vista del restyling generale previsto con il progetto New 52, la Dc Comics affida le sorti della casa editrice al genio di Grant Morrison.

Il compito dell’autore scozze è assai arduo e, data la sua portata, potrebbe determinare le fortune (o meno) della nuova visione editoriale.

La mente geniale di Morrison, quindi, concepisce un grande evento.

Un punto di non ritorno da cui ricominciare con il New 52.

Nasce così Crisi Finale, miniserie dello stesso anno, che non solo coinvolge tutti gli eroi dell’Universo ufficiale ma anche i loro corrispettivi delle realtà alternative.

Il fumetto narra il tentativo di Darkseid di sottomettere il mondo a un multiverso immerso in una guerra fra Nuovi Dei e divinità di Apokolips.

In questo scenario al di là di ogni immaginario, tutti le realtà – con tanto di supereroi e supercattivi – interverranno per salvare i tanti mondi presenti nelle storie Dc Comics.

Con Crisi Finale Grant Morrison mette in piedi una vera e propria opera d’arte, che mira ad omaggiare e riscrivere i canoni dell’universo fumettistico.

Questo dato, essenziale per l’intera impostazione della miniserie, porta infatti all’intervento dei tanti protagonisti delle storie rimodulando le modifiche degli anni precedenti.

L’ultimo elemento è dettato in maniera specifica dall’uscita di scena di alcuni tra i principali interpreti e dal ritorno di altri.

In particolar modo, al netto della morte di Martian Manhunter, quelli che lasciano un segno maggiore – tanto nella storia quanto nel futuro editoriale – sono Barry Allen e Batman/Bruce Wayne.

Il secondo – e maggiormente amato – Flash viene riabilitato dopo aver dato ampio spazio al suo erede naturale (Wally West) per diversi anni.

Questa scelta, in linea con la nuova visione, si rende necessaria proprio in vista di una rinascita dei singoli personaggi.

Per il pipistrello, invece, è necessaria una riflessione a sè stante.

In Crisi Finale Morrison mette in pratica ciò che nessuno aveva mai osato fare.

Far morire il Cavaliere Oscuro.

Il percorso che porta a questa conclusione, però, è molto complesso.

Crisi finale
Crisi finale – Il fumetto

Batman, difatti, viene esaltato al punto da portare all’immortalità il personaggio attraverso il ricordo delle grandi storie.

Hush, Una morte in famiglia e i tanti richiami alle storie classiche sono solamente alcuni degli espedienti utilizzati dal fumettista per esaltare al massimo il vigilante.

La grandezza dell’eroe, inoltre, viene attestata con il racconto della battaglia contro il sovrano di Apokolips.

A ciò, infine, l’autore collega – anticipandone i tratti – gli scenari successivi descritti in Cos’è successo al Cavaliere Oscuro? e Batman Rinato.

Trattandosi poi di uno scontro tra esseri superiori non potevano non primeggiare i semidei.

Superman  – in tutte le sue sfumature – , Wonder Woman e Lanterna verde (con Hal Jordan riabilitato) giganteggiano nella parte metafisica del fumetto.

Le figure in questione vengono talmente umanizzate dall’autore da far emergere la gravità della situazione descritta.

Morrison, in pratica, cerca di far capire cosa potrebbe accadere quando anche i big sono in difficoltà.

I disegni di J. C. Jones, Marco Rudy, Carlos Pacheco e Doug Mahnke, infine, portano verso l’epicità l’intero lavoro.

Tra le tante tavole spicca quella con Batman carbonizzato tra le braccia di Superman, che ricorda tanto il lavoro di Starlin del 1989.

Il disegno in questione è la dimostrazione visiva che qualcosa in casa Dc Comics stava per cambiare.

Con il chiaro obiettivo di una nuova evoluzione nella strada percorsa.

Alessandro Falanga

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