Citizen Kane

W Di Welles – Citizen Kane

W Di Welles si occupa di raccontare e recensire le opere del regista Orson Welles. Partiamo con Citizen Kane, film del 1941


Esiste il cinema prima di Orson Welles e quello dopo Orson Welles. Esiste il cinema prima di Citizen Kane e quello dopo il film del 1941. Quando Welles si avvicina al mondo del cinema – giovanissimo, non ha più di 25 anni – è già un nome noto agli spettatori americani. Prima di approdare alla pellicola ha lavorato nel mondo della radio per almeno quattro anni. Il 30 ottobre 1938 annuncia, durante la sua trasmissione, che gli alieni stanno invadendo la Terra, creando il panico tra gli ascoltatori e mettendo in luce l’enorme, pericolosa potenza dei neonati mezzi di comunicazione di massa.

Prima della radio, il teatro. Welles cura la regia di numerose opere a cavallo tra il 1931 – ha appena sedici anni – e il 1941. Poi la folgorazione. Conscio dei propri mezzi, il giovane Orson si siede alla regia del suo primo lungometraggio. Si chiama Citizen Kane e cambia per sempre il mondo del Cinema. Welles scrive soggetto e sceneggiatura e successivamente dirige il film. La storia è quella di Solomon Kane e della sua ascesa al potere. Il film parte dalla fine – prima rivoluzione: la morte del protagonista – per raccontare Kane sul letto di morte.
La sua ultima parola è Rosebud. Il pubblico si interroga su cosa quella parola voglia dire. Il giornalista Jerry Thompson indaga sulla storia di Solomon, sul suo passato, scovandone segreti. In realtà nella sua vita c’è poco di segreto. Sin dalla giovanissima età Kane è stato educato al successo.

Nel 1871, dopo aver scoperto di possedere una miniera d’oro, sua madre Mary lo affida a Thatcher per istruirsi. Il piccolo Kane, che stava giocando con uno slittino nella neve, protesta e scaglia lo slittino contro il banchiere. Ottenuto il controllo delle sue finanze a 25 anni, Kane entra nel mondo nel giornalismo e rileva il New York Inquirer, concentrandosi sulla stampa scandalistica, contro lo stesso Thatcher.
Da questo momento in poi è un successo dopo l’altro. L’Inquirer diventa il primo giornale d’America. Kane si sposa con la nipote del presidente degli Stati Uniti. Prova ad entrare in politica ma uno scandalo – Kane ha un’amante – fa crollare tutto. In breve tempo il magnate inizia a restare sempre più solo, incapace di amare, se non a modo suo.

La storia di Citizen Kane è una vicenda storica, politica, sociale. E’ l’eroe americano – anche se l’America viene criticata, e non poco nel film – che riesce a costruirsi una fortuna da solo. Ma è anche una critica all’Uomo e alla sua solitudine, alla sua avidità. Da un punto di vista squisitamente tecnico il film è talmente rivoluzionario che molti affermano, giustamente, che il cinema adulto sia nato con questo film.
Welles fa un uso incredibile del montaggio – per raccontare la storia del suo protagonista – e del flashback cinquant’anni prima di Pulp Fiction. Ma sono le inquadrature il fiore all’occhiello del film.

Welles usa lenti grandangolari per distorcere lo spazio. Diaframmi chiusi per avere tutti gli elementi a fuoco. In particolare, è evidente l’uso espressionistico delle luci e ombre – si pensi a Fritz Lang – che rivela l’influenza esercitata su Welles dal cinema tedesco e russo.

E poi c’è un uso completamente nuovo della profondità di campo e del piano sequenza.
La profondità di campo è una tecnica che permette a tutto ciò che appare nell’inquadratura, sia in primo piano che sullo sfondo, di essere costantemente a fuoco. Questa tecnica era comparsa anche in molti dei film dei fratelli Lumière, ma era stata bandita da Hollywood perché distraeva lo spettatore con dettagli insignificanti e infrangeva la regola della gerarchia tra primo piano e sfondo.

Welles, con l’aiuto del genio del leggendario direttore della fotografia, Gregg Toland, riprese la profondità di campo ispirandosi agli stili di Eric von Stroheim e John Ford – si racconta che Welles abbia visto almeno trenta volte StagecoachOmbre Rosse durante la lavorazione del suo film – e ricorrendo a speciali lenti e a una potentissima illuminazione del teatro di posa. Dando il massimo contrasto tra primo piano e sfondo Welles e Toland riuscirono a dare allo spazio una straordinaria potenza visiva.

Altra trasgressione è la mancanza di un tempo lineare, anzi la struttura temporale è composta da continui salti in avanti e salti indietro, addirittura con la ripetizione di alcuni episodi, come il debutto di Susan raccontato da due diversi narratori: per Leland il suggello del trionfo di Kane, per Susan dramma privato. La storia diventa quindi tutta un racconto soggettivo, influenzato dal pensiero dei narratori, demolendo completamente l’illusione di realtà.

Con Citizen Kane il cinema diventa adulto. Si fa linguaggio. Un linguaggio che non può essere legato solo alla storia, ma anche a tutto quello che riguarda la costruzione della scena. Gli elementi della scena, il montaggio, la fotografia, la cinepresa, la colonna sonora, persino il trucco. Tutto diventa elemento funzionale e si fa linguaggio.

La cinepresa è la vera protagonista del cinema di Orson Welles. Non è un dato oggettivo, o uno strumento da usare passivamente per mostrare il punto di vista dei personaggi. E’ la penna del poeta. La tela dell’artista. Si muove indipendente per il set: è lo sguardo del regista. Non è un caso che sia la cinepresa e solo lei a sciogliere il mistero di Rosebud, mentre lo sguardo dei protagonisti è altrove. Citizen Kane mostra il potere del regista e in particolare del suo sguardo. Non è un caso che Welles, per via di questo potere, avrà non pochi problemi durante la sua carriera. Proprio come Solomon Kane. 

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