Verdena

Verdena, i vicini di casa del rock italiano

La storia dei Verdena. Partiti della provincia di Bergamo nel 1995 i tre sono riusciti a marchiare il suono del rock italiano degli anni zero


I Verdena iniziano a muovere i primi passi nel 1995. Siamo ad Albino, in provincia di Bergamo. Alberto e Luca Ferrari, rispettivamente voce e chitarra e batteria reclutano la giovanissima bassista Roberta Sammarelli. Due anni dopo il trio dà vita al primo demotape che gli consente di muovere la prima sporadica attività live nella provincia lombarda.

Agli inizi del 1999 il trio inizia a lavorare all’album di debutto allo Studio Emme di Firenze. La produzione è affidata a un certo Giorgio Canali. L’attività live dei Verdena si intensifica, suonano con i Marlene Kuntz, a giugno al Gods Of Metal e all’Heineken Jammin’ Festival, sempre in estate allo Jesolo Beach Bum Festival ed all’Independent Days Festival.

Il 21 giugno 1999 esce il primo singolo estratto dall’album d’esordio: Valvonauta. Il pezzo, promosso da un videoclip diretto da Francesco Fei e trasmesso frequentemente su MTV, diventa in breve un successo nel panorama indie rock italiano. Il 30 settembre 1999 Verdena è in vendita nei negozi ed il 18 ottobre la band inizia il proprio tour italiano. Il secondo singolo da Verdena è Viba.

Verdena è un disco veloce, di grande impatto. Il sound è pesantemente influenzato dal grunge e dal noise, con brani veloci e aggressivi. Ovunque, Ultranoia, Eyeliner diventano inni di una generazione che ha trovato nei Verdena i propri eroi.

Furia ritmica, distorsioni e dissonanze, testi criptici ma molto azzeccati, qualche raggio di psichedelia. Il riferimento più vicino è, a mio avviso, quello dei Motorpsycho.
Ma la sensazione ascoltando l’LP è che il meglio debba ancora venire.

Nel 2002 i Verdena pubblicano Solo Un Grande Sasso. Il disco, registrato presso lo studio di Mauro Pagani con la produzione di Manuel Agnelli, presenta un sound più maturo, arricchito da violini, mellotron e pianoforte. Il suono si fa più ricco, più corposo e i Verdena iniziano a scrivere brani musicalmente più complessi come Nova, Starless o Centrifuga, dimostrando di essere cresciuti a livello musicale e di poter affrontare altri generi.

Nel 2004 esce Il Suicidio Dei Samurai. La presenza delle tastiere, già accennata nel precedente disco, qui diventa più marcata. Il suono è più secco, più psichedelico con le lunghe code strumentali di brani come Glamodrama, Far Fisa o Il Suicidio Del Samurai.
Il terzo disco dei Verdena segna una crescita importante, non solo nella forma canzone dei Nostri.

Luca Ferrari diventa sempre più centrale nella composizione dei pezzi, così come Roberta Sammarelli, sempre più brava nello scrivere linee di basso semplici ma potenti ed efficaci. Il miglioramento della sezione ritmica dei Verdena porterà a cambiamenti non da poco.

Nella storia del gruppo i testi sono sempre stati motivo di interesse, ma anche di critica. Le parole di Alberto Ferrari non hanno un vero e proprio senso compiuto, ma si adattano alla musica. Alberto ha dichiarato più volte di scrivere esclusivamente in funzione della melodia e della musica, affinché le parole diano soltanto colore al disco, senza raccontare storie o trasmettere qualche significato. I testi possono essere interpretati in maniera differente.

L’atteso quarto disco si chiama Requiem esce nel 2007 ed è la conferma dei Verdena nel panorama musicale. Il disco si muove a suo agio tra stoner rock, psichedelia, grunge e persino folk. Il quarto disco è figlio di lunghe session di improvvisazioni. Requiem è fortemente influenzato dai Queens Of The Stone Age, dai Pink Floyd, dai Beatles. I Verdena guardano al rock degli anni settanta, lo aggiornano con lo stoner e creano un disco indimenticabile per lo Stivale.

Requiem è un disco ambizioso, che non lascia tregua all’ascoltatore. Ci sono citazioni cinematografiche – Marty In The Sky, Il Gulliver – e musicali – Non Prendere L’Acme, Eugenio, Angie – ma in generale Requiem sembra voler ripartire da zero. I nuovi Verdena nascono da questo disco. 

Dopo quattro anni di attesa a inizio 2011 i Verdena pubblicano il doppio e ambiziosissimo WOW. I Verdena guardano ancora agli anni sessanta e settanta. Tra gli ascolti che hanno influenzato la realizzazione del disco Alberto Ferrari cita Brian Wilson e i Beach Boys, i Flaming Lips, gli MGMT, Paul McCartney, Mango, Lucio Battisti e Mogol per le liriche.
Il disco Anima Latina ha influenzato Alberto Ferrari sotto l’aspetto testuale e sotto l’aspetto della produzione per quanto riguarda le voci e l’approccio alla forma canzone.

WOW è un disco indubbiamente schizzato, pop, colorato. E’ un caleidoscopio meraviglioso dove i Nostri affrontano numerosi e differenti generi musicali – pop, rock, psichedelia, progressive – li mischiano tra loro per creare una personalissima visione della musica. La chitarra viene messa da parte: il cuore diventano le tastiere, il basso di Roberta e le ritmiche indiavolate di Luca. WOW è uno dei dischi più belli della musica italiana. Una continua virata verso generi musicali differenti tra loro.

Nel 2015 la band pubblica Endkadenz che la casa discografica divide strategicamente in due parti. La prima – Endkadenz Vol. 1 – esce nel gennaio 2015, la seconda – Endkadenz Vol. 2 – esce nell’agosto dello stesso anno.

Se ci sono delle novità stilistiche dentro Endkadenz, possiamo rintracciarle nelle ritmiche sintetiche di brani come Sci Desertico, o nell’inedita musicalità di Contro La Ragione, o, ancora, nella malinconia, che avvolge tutto il disco, come l’opener Ho Una Fissa. 

Il secondo volume ha indubbiamente meno carezze. La voce di Alberto è costantemente effettata, alla ricerca di scenari espressivi inediti. Ancora una volta i Verdena giocano con la forma canzone, la stravolgono, consapevoli di aver creato un marchio riconoscibilissimo ma comunque volubile.

Tra i brani da citare, Cannibale, una canzone in bilico fra riff selvaggi, coretti e ritornelli catchy. Dymo è l’altra faccia della medaglia, parte con un pianoforte, avvolge e colpisce al cuore, strutturandosi in una forma complessa che sfocia in una memorabile coda strumentale che sa sempre del Battisti di Anima Latina. Colle Immane e Caleido picchiano duro.

Se agli inizi di carriera al centro c’era la chitarra grunge di Alberto, con l’andare degli anni il cuore è diventato la sezione ritmica. Ora i Verdena, cresciuti come musicisti e come persone, sperimentano, creano, mettono in discussione tra pianoforti, fuzz e cambi di tempo, consapevoli di essere una delle, ahimè, poche certezze nel rock italiano.

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