Il fuggiasco

Il fuggiasco, l’esordio letterario di Massimo Carlotto

Il fuggiasco, l’esordio letterario di Massimo Carlotto. La nostra recensione del romanzo edito e/o (1994)


Il fuggiasco
Il fuggiasco – La copertina del romanzo

Raccontare il proprio io più intimo e renderlo pubblico nella sua interezza.

In tutta la sua complessità. E con tutte le debolezze del caso.

Il fuggiasco, esordio letterario di Massimo Carlotto, non è solamente il racconto della latitanza dello scrittore padovano.

E’ la narrazione di un determinato periodo storico italiano ed internazionale, unito ad una complicata storia giudiziaria degna di una sceneggiatura di Nanni Loy.

La storia parte proprio dalla fine.

Dal Messico. Una terra romantica e di gran lunga problematica che è stata la casa dello scrittore fino al 1985.

Guardando a ritroso, Carlotto parla di quel particolare periodo della sua vita che ne ha segnato l’esistenza futura.

La latitanza per caso – come viene chiamata- la malattia, le amicizie e le esperienze tra Parigi, Madrid e Città del Messico raccontano gli anni passati a girovagare per il mondo dello scrittore.

Per comprendere al meglio l’opera prima dell’autore è necessario, secondo il nostro punto di vista, dividere il tutto in tre parti identificabili in altrettante sezioni.

Vita, amore e morte.

La prima parte è quella del vissuto di quegli anni.

Le identità assunte nei vari luoghi, la quotidianità di quel periodo e la malattia sono i pilastri di questo sezione.

Seguendo una sorta di schema preimpostato viene resa nota la complessità della vita vissuta.

La latitanza, di per sè difficile, diventa un arduo modo di essere che impone regole e tempi scanditi da una cautela continua.

Il secondo ambito, invece, è un’amalgama continua tra unione e separazione.

In questa sfera rientrano diverse situazioni che percorrono la strada della vita sentimentale, dell’amicizia e degli affetti.

I tre elementi, raccontati di volta in volta, tendono ad avvicinarsi e poi, per differenti circostanze, ad allontanarsi, spesso definitivamente.

L’ultimo segmento, infine, è quello che conduce poi alla definitiva rinascita.

La morte in questo caso si riferisce non solo a quella fisica ma anche a quella morale ed intellettuale.

Il fuggiasco
Massimo Carlotto

Nello specifico, si richiamano i compagni di sventura venuti meno durante quegli anni, la scelta (molto personale) dell’autore prima della grazia e gli ultimi anni del procedimento giudiziario.

Sin da questa prima opera, Carlotto mostra tutte le sue doti letterarie.

Ad una scrittura semplice, difatti, si accompagna una scorrevolezza nel testo che rende impossibile il distacco del lettore dalle pagine.

A tutto ciò, in conclusione, si ritrovano anche diversi elementi che verranno ripresi successivamente da Carlotto nei suoi romanzi.

Il calvados (in tutta la serie de L’Alligatore), le riflessioni sulla grazia (L’oscura immensità della morte) e le contraddizioni del nostro Paese rimarranno dei marchi di fabbrica dello scrittore che caratterizzeranno un intero, fantastico, genere di culto.

Alessandro Falanga

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