Sly & The Family Stone

Sly & The Family Stone, un affare di famiglia

La storia di Sly & The Family Stone, un gruppo seminale che con la propria filosofia politica e musicale ha cambiato per sempre il mondo della musica


Le donne suonavano, gli uomini cantavano, i neri facevano i freak e i bianchi ci davano dentro con il funk. (Un giornalista, parlando di un concerto di Sly & The Family Stone)

Ci sono gruppi che tracciano in maniera indelebile la storia della musica. Lo fanno in maniera trasversale, unendo una chimica di gruppo straordinaria a questioni sociali, politiche, interrazziali. Sly & The Family Stone è un gruppo nato non in un anno qualsiasi, ma nel 1966 a San Francisco. I protagonisti sono quattro fratelli, si chiamano Sylvester Stewart – che diverrà famoso col nome di Sly, il protagonista principale della storia – Rose Stone, Freddie e Vaetta. Sono loro il nucleo originario del gruppo. Attorno a loro – ma specialmente attorno alla figura carismatica di Sly – ruotano una serie di musicisti di diversa estrazione musicale e etnica.

Nel giro di un paio d’anni – tra il 1964 e il 1966 – Sly mette insieme il gruppo di musicisti che lo affiancherà di lì in avanti. Ci sono Freddie alla chitarra e Vaetta ai cori, raggiunti nel 1968 da Rose, voce e tastiere. C’è la partner, la trombettista Cynthia Robinson a sua volta cugina del bassista Larry Graham. Ci sono musicisti di pelle bianca, perché Sly non ha limiti. Sono il sassofonista Jerry Martini e il batterista Greg Errico.
Preceduto dal singolo Underdog, l’album d’esordio di Sly & The Family Stone esce nell’ottobre 1967 annunciato da un titolo programmatico: A Whole New Thing ovvero una cosa completamente nuova.

Ci sono elementi funk, rock, c’è Jimi Hendrix e Stevie Wonder. La psichedelia e il gospel. C’è il soul, ovviamente. Riff hard rock e slap di basso. C’è l’utopia degli hippie a braccetto con il Black Power. Ci sono sei neri e due bianchi tra i quali cinque uomini e tre donne. C’è il sogno di una società libera dalle discriminazioni e dai pregiudizi.

Il risultato è un genere nuovo che definisce sì la black music, ma anche la musica funk, rock e blues. Unendo le sensibilità musicali dei bianchi a quelle dei neri, A Whole New Thing diventa il primo tassello verso l’utopia di una rivoluzione sonora. A questo LP seguono, nel 1968, Dance To The Music e Life. I dischi si rivelano flop commerciali, la gente non pare essere ancora pronta per la rivoluzione sonora di Sly. Col tempo anche questi lavori saranno rivalutati.

Le cose cambiano nel 1969 con Stand! il disco fa conoscere all’America tutta la potenza di Sly e della sua famiglia. Il disco arriva alla numero 13 della classifica Billboard 200.

Stand! è l’album che permette alla band di conquistare definitivamente il successo. Vende più di tre milioni di copie diventando uno degli album di maggior successo di tutti gli anni sessanta. Stand! viene considerato uno dei picchi artistici del gruppo ed include diversi brani famosi come il funk indiavolato di Sing A Simple Song, la psichedelica I Want To Take You Higher, Everyday People. C’è il blues erotico (come altro definirlo?) di Sex Machine, e la controversa Don’t Call Me Nigger, Whitey

Stand! ha influenzato numerosi artisti. Specie quelli hip hop. Il suono della batteria di Gregg Errico nei brani Sing a Simple Song e You Can Make It If You Try si trovano in infinite canzoni hip-hop e R&B contemporanee, ad opera di artisti come LL Cool J, The Jungle Brothers, Digital Underground, Ice Cube, TLC, Jodeci, e molti altri. 

Qualche mese dopo la pubblicazione del disco Sly & The Family Stone partecipano a Woodstock imponendosi come una delle realtà musicali più eccitanti del Paese.

Nel 1971 esce There’s A Riot Goin’ On. L’America del 1971 è un Paese scosso dalle tensioni razziali e sociali. Conquistare le vette delle classifiche musicali con una band formata da bianchi e neri, da uomini e donne, che invece di dividersi sulle proprie differenze si univano nelle loro passioni, sembra una cosa folle.

Il contesto sociale dell’epoca gioca a favore del collettivo: in occasione dei giochi olimpici di città del Messico nel 1968 i due velocisti neri Tommie Smith e John Carlos vengono immortalati con pugni chiusi e guanto nero, ovvero il simbolo delle Black Panthers. La figura carismatica di Muhammad Ali supera i confini dello sport, dando alla gente nera una nuova consapevolezza.

Nel 1971 la black music vive una fase stellare, tra album fondamentali come What’s Going On di Marvin Gaye, Where I’m Coming From di Stevie Wonder e il Live at Apollo di James Brown, senza dimenticare il funambolico esordio dei Funkadelic e il carisma di Curtis Mayfield.

In questo contesto arriva There’s A Riot Goin’ On, l’album con in copertina una bandiera americana. Al posto delle stelle, però, fiori. Se da un lato il disco rappresenta l’apice della band, è anche l’inizio della caduta.

Sly rimane sconvolto dalla scomparsa di Hendrix. Nel frattempo la droga lo cattura. Le famiglie più importanti dei gangster neri lo plagiano. Quando nel tardo 1971 l’album viene pubblicato, la sorpresa è grande: un album oscuro, difficile da ascoltare con grooves lenti, anti-celebrativo diventa un masterpiece. Miles Davis celebra la figura di Sly in un brano del doppio Get Up With It.

There’s A Riot Goin On è un album di esplorazione sui cambiamenti della gente di colore. E di conseguenza sulla loro politica. 
L’album si apre con un brano, apparentemente il più facile, ritmato da una piccola scatola di ritmi elettronica. Seguono brani come Family Affair, Time, Thank You For Talkin’ To Me Africa.
Ogni elemento della musica sembra spingersi oltre e possiede un proprio peso. Non un passaggio a vuoto, non una nota che si perda. 

Nel 1974 esce Fresh, altro LP seminale per il gruppo soul funk. Miles Davis rimane così impressionato dalla canzone In Time presente sull’album, che la fa ripetutamente ascoltare ai membri della sua band. Brian Eno cita Fresh come opera spartiacque nella storia della tecnica di registrazione in studio, dove gli strumenti ritmici, in particolare il basso e la batteria, improvvisamente diventano gli strumenti più importanti nel missaggio.
George Clinton, che reputa Fresh uno dei suoi album preferiti, convince in seguito i Red Hot Chili Peppers a reinterpretare il brano If You Want Me to Stay sul loro secondo album, Freaky Styley prodotto dallo stesso Clinton.

La sezione ritmica è cambiata, perché prima Errico, poi il fondamentale bassista Graham, se ne sono andati. A rimpiazzarli il batterista Andy Newmark e il bassista Rusty Allen.

Dal 1973 fino al disco Small Talk del luglio 1974, Sly scompare dalle scene, se non fosse per un sontuoso matrimonio con Kathy Silva dinanzi al pubblico pagante prima del concerto al Madison Square Garden il 5 giugno dello stesso anno. Il comportamento di Sly Stone comincia a spiazzare molte persone e il gruppo inizia a dividersi. Improvvisamente il mondo di denuncia, di onore, di presenza sociale e costanza veniva meno. L’America stava cambiando, aveva assorbito Sly e la sua famiglia e l’aveva resa parte del sistema.
La moglie Kathy Silva chiede il divorzio nel mese di ottobre e nel novembre dello stesso anno fonda un proprio gruppo assieme a Larry Graham.

L’album High On You dell’ottobre del 1975 a malapena tiene testa a Release Yourself dei Graham Central Station.
Sly era cambiato, ma qualcosa andava offuscandosi in lui e, soprattutto, l’avvento di artisti e progetti come i Funkadelic di George Clinton, portavano gli ascoltatori a considerare vecchi e obsoleti i messaggi di Sly.

Nel gennaio 1976 Sly dichiara bancarotta. Riappare tre anni dopo con Back On The Right Tracks, album anticipato da una grande campagna pubblicitaria. Ma l’album fallisce ancora miseramente. 

Nel 1981 Sly viene arrestato per possesso di cocaina; in seguito verrà scagionato. Dopo questo periodo Sly scompare dalle scene. Gli altri musicisti si dividono in altri progetti di musica black. Nel corso degli anni la figura carismatica di Sly è stata rivalutata.

Oggi la musica della Family Stone suona ancora rivoluzionaria, una pietra miliare della storia della musica. Un messaggio che non va disperso ma conservato perché l’esigenza umana, politica e sociale di tenere uniti i bianchi e i neri suona più che mai attuale.

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