Better Call Saul

Better Call Saul, la recensione della quinta stagione

La quinta stagione di Better Call Saul è un deciso balzo in avanti verso le vicende di Breaking Bad. A colpi di processi, cambi di nome e clamorose novità


Avevamo lasciato Jimmy McGill nella trasformazione in Saul Goodman. La quarta stagione di Better Call Saul presentava un Jimmy intenzionato a continuare la carriera di avvocato, ma anche a sbarazzarsi del proprio passato. Come da tradizione la quinta stagione presenta Saul nei panni di un personaggio in fuga, mostrando in minuscola parte i fatti dopo Breaking Bad.

Dopo la classica scena in bianco/nero si torna a bomba sulle vicende di Jimmy. Dopo aver completato la sua trasformazione in Saul il Nostro mette in atto un’ingegnosa campagna pubblicitaria per attirare clienti. Ovviamente la scelta di prendere clienti di strada abituati a commettere furti avrà delle conseguenze, ma Saul ha sempre un asso nella manica.

Nelle dieci puntate di Better Call Saul i colpi di scena sono numerosi e importanti. La quinta stagione si tiene in piedi grazie ai trucchetti di Saul, ormai diventato a tutti gli effetti l’avvocato di chi non ha amici. Numerose le scene da tenere a mente: per prima quella dell’ascensore, dove il nostro si inventa un corto circuito per poter lavorare con una collega. Altra scena importante è la cena con lo storico rivale Howard che clamorosamente lo rivorrebbe a bordo della HHM. Quale sarà la reazione di Saul?

Ovviamente in Better Call Saul non c’è solo l’ex Jimmy. C’è Kim, sempre più colonna portante tanto della vicenda quanto dell’equilibrio mentale e professionale di Saul. Rhea Seehorn si dimostra attrice talentuosa, capace di condividere lo schermo con il sempre eccellente Bob Odenkirk. In questa stagione scopriamo nuovi lati di Kim, compreso parte del suo passato.

C’è Mike, intenzionato a staccarsi da Gus una volta per tutte. E, sorpresa sorpresa, compaiono finalmente i due agenti DEA Steve Gomez e Hank Schrader che beccano il giovane Crazy8 che verrà difeso proprio da Goodman. Lalo Salamanca – un ottimo Tony Dalton – continua a sorvegliare le attività del rivale Gus Fring, inconsapevole che Nacho Varga stia facendo il doppio gioco.

L’apice degli scontri tra le varie forze arriva proprio alle fine della quinta stagione, il tutto condito da ribaltamenti di fronte che creano un’aspettativa molto alta per la sesta stagione.

Better Call Saul in questa stagione lancia il guanto di sfida a Breaking Bad, dimostrandosi molto più di uno spin-off o di un prequel. Se non ci credete date un’occhiata all’ottava puntata Bangman, in assoluto una delle migliori di tutta la stagione.

La quinta stagione di Better Call Saul è un deciso balzo in avanti verso le vicende di Breaking Bad. Manca ancora qualcosa, quel qualcosa che verrà approfondito, risolto e chiuso nella sesta e ultima stagione.

Con l’andare delle puntate e delle stagioni la serie di Vince Gilligan ha confermato tutto il suo potenziale, andando a indagare sulla psiche dei personaggi, anche quelli apparentemente meno funzionali alla vicenda.

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