Dylan Dog L'alba dei morti viventi

Dylan Dog L’alba dei morti viventi, la nascita di un mito

Dylan Dog L’alba dei morti viventi, l’esordio dell’indagatore dell’incubo nel fumetto italiano. La nostra recensione del n.1 datato 1986


Dylan Dog L'alba dei morti viventi
Dylan Dog L’alba dei morti viventi – La copertina dell’albo

La data del 26 settembre 1986 è ricordata da tanti in Italia.

Appassionati di fumetti e non, infatti, vengono travolti da un nuovo progetto che si farà ben presto strada nella letteratura di genere.

Con Dylan Dog L’alba dei morti viventi, si apre il ciclo di storie sul famoso indagatore dell’incubo.

Un esordio con il botto.

Che influenzerà per sempre il mondo del fumetto nostrano.

Ma partiamo dall’inizio.

Qualche mese prima dell’uscita del n.1, Tiziano Sclavi riprende un modello già utilizzato in precedenza.

Francesco Dellamorte, protagonista del romanzo Dellamorte Dellamore, è la base per una nuova figura all’interno di un più ampio progetto editoriale.

Rispetto al cinico custode del cimitero, però, vengono modellati alcuni tratti per il soggetto da creare.

La città di riferimento questa volta è Londra, dove il protagonista esercita la sua attività.

Il suo mestiere e quello di indagatore dell’incubo.

Come Dellamorte anche l’investigatore ha una spalla.

Ma questa è totalmente diversa da Gnaghi.

Anzi, è l’opposto considerando che si è deciso di inserire nel mondo considerato uno dei Fratelli Marx: Groucho.

Quando a settembre di quello stesso anno viene pubblicato Dylan Dog L’alba dei morti viventi, subito si comprende di aver dato vita ad un mito.

La storia firmata dal duo Sclavi – Stano, difatti, è un’esplosione di creatività.

In cui diverse forme d’arte si incrociano e si rimescolano insieme per generare un prodotto di alta scuola.

La trama verte sul ritorno in vita di John Browning, dopo l’apparente morte, sotto le spoglie di un morto vivente.

La moglie, Sybl, lo uccide ma nessuno crede alle sue parole e quindi viene processata per omicidio volontario del marito.

Al fine di scoprire la verità, quindi, si reca dal nostro Dylan Dog a cui chiede aiuto per risolvere l’intricata situazione creatasi.

Dylan Dog L’alba dei morti viventi è praticamente un lavoro magnifico.

Cinema, fumetto, musica e letteratura vengono riuniti in un solo albo magistralmente.

Partendo dal titolo – con chiaro riferimento a George A. Romero – si viene proiettati in un modo in cui gli omaggi alla cultura nazionale ed internazionale si sprecano.

A questo vanno inseriti due ulteriori straordinari elementi.

Il primo è la trama.

La storia raccontata si pone due specifici obiettivi.

Presentare il personaggio – cosa che fa di volta in volta, svelando contemporaneamente i tratti dei vari soggetti – e inquadrare il contesto (del fumetto) presente e futuro.

Il secondo elemento è invece un tratto distintivo della produzione.

Una di quelle peculiarità che hanno reso celebre il fumetto in questione.

Il contrasto comicità/contesto horror.

Con un Groucho in grande spolvero – magnifica la gag iniziale del campanello – si contrappone l’ambientazione horror che funge da finestra sul nuovo genere.

Questo dato, che si ritrova nello stesso protagonista, determina anche gli elementi distintivi di Dylan Dog.

Pragmatico e dalla battuta facile, Dylan Dog si rivela un playboy incallito e un investigatore fortemente risolutivo.

Inoltre viene inserito anche l’antagonista per eccellenza.

Xabaras – che sarà diverse volte riportato in vita – è una figura nota all’indagatore dell’incubo, che ha dato il vita alla risurezione dei morti e che – come preannuncia nel finale – tornerà in futuro.

Infine i disegni.

Angelo Stano rende al meglio quell’affascinante mondo horrorifico grazie a degli aspetti di base.

L’espressioni facciali e le azioni dei personaggi si inseriscono all’interno di tavole alternate, in cui il disegno spesso primeggia sulla sceneggiatura.

Alessandro Falanga

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