The Straight Story

The Straight Story, il nuovo romanticismo di David Lynch

Nel 1999 esce il film più strano di David Lynch, The Straight Story. Paradossalmente è il film più lineare dell’intera filmografia del regista


Dopo aver disegnato confini di un nuovo cinema, molto sperimentale e sonoro con quel capolavoro che è Lost Highway, David Lynch è alla regia di The Straight Story (Una Storia Vera) datato 1999. La storia si basa su un fatto realmente accaduto. Racconta di Alvin Straight, un contadino dell’Iowa che nel 1994, a settantatré anni di età, intraprende un viaggio a bordo di un trattore tosaerba per andare a trovare il fratello reduce da un infarto.
Il percorso di Alvin è tutt’altro che facile. C’è un’età non florida e condizioni ambientali tutt’altro che accessibili. Straight copre in sei settimane qualcosa come duecentoquaranta miglia – circa trecentottantasei chilometri – viaggiando alla velocità di otto chilometri orari.

Al centro di The Straight Story c’è dunque Alvin Straight. Un personaggio animato da un romanticismo del tutto introvabile. Con un proprio spirito e un potere decisionale forte, tanto da non farsi fermare da nessun tipo di imprudenza o consiglio. Alvin è inarrestabile di fronte all’età, al tragitto. Alla sua salute. Deve andare a trovare il fratello.

Il suo viaggio – ritorna il tema del viaggio – diventa una tregua dai rancori, è il momento in cui metterli da parte, assieme all’orgoglio e al risentimento, e ciò non accade prima della partenza ma durante. Il viaggio è metafora del cambiamento interiore.

Alvin affronta quel cammino con la lentezza di cui necessita per superare al meglio tutto il livore tenuto in serbo per il fratello. In quei momenti non solo affronta i suoi demoni, ma riconsidera ogni attimo della sua vita, incontrando per strada persone di ogni tipo che sono attratte da lui, da un signorotto di campagna buffo e saggio. In qualche modo vedono in lui una sorta di specchio umano in cui potersi riflettere.

The Straight Story mostra il Lynch che avevamo lasciato quasi vent’anni prima con The Elephant Man. Il film ha una potenza visiva ineguagliabile. La narrazione non divaga, non si disperde, non ci sono momenti grotteschi o surreali – o forse lo è tutta la storia? –  e la pellicola è caratterizzata da un tracciato pulito, imprevedibile ed emozionante. Questo risultato si deve anche grazie al talento musicale di Angelo Badalamenti che compone una melodia fuori dal comune, tanto per cambiare.

Con The Straight Story David Lynch rimescola le carte declinandosi a una regia lineare, asciutta ma disseminata da piccole dilatazioni che si espongono all’esistenza di un uomo, alle sue inquietudini, ai suoi paradossi. Un uomo il cui sguardo si spalanca sulla propria vita e da essa ne trae il miglior insegnamento per poter prendere una decisione, con cui combattere durante tutto il viaggio.

Il cast del film conta sulla presenza di Richard Farnsworth, Sissy Spacek e Harry Dean Stanton. The Straight Story è una storia semplice, lineare, assolutamente fuori dal catalogo dei film più estremi di David Lynch e per questo molto accessibile. 

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