The Elephant Man

The Elephant Man, il romanticismo secondo David Lynch

The Elephant Man è un film del 1980 diretto da un giovanissimo David Lynch. La pellicola cambierà per sempre la sua carriera.


Dopo la prima incredibile prova su pellicola – quell’Eraserhead che aveva stupito mezzo mondo – David Lynch viene contattato per un film su The Elephant Man. La storia è quella di un uomo deforme che vive nell’Inghilterra vittoriana – la stessa raccontata in From Hell di Alan Moore – e che ha l’occasione di cambiare la sua vita e di diventare qualcosa di più di un freak.

Lynch è entusiasta anche se deve dividere l’idea del progetto con Mel Brooks che produce il film e che lo commissiona al brillante regista di Missoula, Montana.
Nonostante – come DuneThe Elephant Man sia un film su commissione, i tratti distintivi della poetica di Lynch sono chiarissimi. La Londra vittoriana è una città oscura, malefica, maledetta. Il male si annida dietro ogni angolo e tutto quello che appare in realtà non è.

John Merrick è il freak di Eraserhead. E’ il freak cresciuto, abbandonato e costretto a lavorare per un padrone che lo picchia e lo sfrutta come fenomeno da baraccone. Vive della sua immagine deformata.
Il dottore Frederik Treves incuriosito dall’Uomo Elefante lo convince a fare ulteriori analisi, prima di affezionarsi al suo bizzarro nuovo amico.

The Elephant Man è un film straziante, drammatico. Sensazionale. David Lynch ammorbidisce – e non di poco – i suoi toni in favore di una favola che commuove, tocca nel profondo e fa riflettere. Tuttavia non manca l’occasione per dare spazio ai suoi temi più cari come il sogno, l’oscurità. E il male.

Lynch, nonostante sia solo al secondo film, riesce a far suo un lungometraggio dove – in teoria – sarebbe solo il regista. Eppure alcuni tratti di The Elephant Man renderanno iconico il modo di fare cinema del regista. C’è il bianco e nero del primo film, c’è un freak e una storia fuori dall’ordinario. Ma ci sono anche toni, come già detto, più morbidi. Addirittura romantici.

Anthony Hopkins veste i panni del dottor Treves. Per lui, attore di teatro, quella in The Elephant Man era una prova attesissima per dimostrare di non essere solo un attore di teatro. Da questo momento in poi la sua carriera non avrà soste fino a toccare l’apice nel 1990 con The Silence Of The Lambs.

John Hurt – che abbiamo già incontrato parlando di Alien – è invece John Merrick. Anche per lui si tratta di una prova maiuscola, assolutamente di livello.
Il film prodotto da Mel Brooks vede la presenza di Freddie Francis come direttore della fotografia. Il suo bianco/nero è azzeccatissimo e rende l’idea di oscurità e malvagità insita nell’Uomo. Prima di The Elephant Man Francis aveva lavorato come direttore della fotografia nel magnifico Suspense del 1961. 

The Elephant Man si rivela un successo importante. Agli Oscar di quell’anno il film si aggiudica ben otto nomination, non vincendo nemmeno una statuetta. Per David Lynch si tratta di uno dei momenti più alti della sua carriera. Ma non è finita. Arriva un altro film su commissione, un film di fantascienza.
Girato alla maniera di David Lynch.

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