The Leftovers

The Leftovers e la crisi dell’Uomo Contemporaneo

The Leftovers è stata una serie intrigante, magnetica. Creata da Damon Lindelof, ha avuto un successo crescente puntata dopo puntata


Il 14 ottobre di un non specificato anno il 2% della popolazione mondiale scompare. Viene ricordata come la Dipartita. Il 2% equivale a 142 milioni di persone sparite letteralmente dalla faccia della Terra. Tre anni dopo a Mapleton si celebra la scomparsa misteriosa di quelli che vengono definiti eroi. La società ha avvertito il peso di tale trauma ed è cambiata. Le famiglie sono divise, è nata la misteriosa setta dei Colpevoli Sopravvissuti, una sorta di culto religioso che pratica il silenzio e il tabagismo (!).

The Leftovers racconta di Kevin, capo della polizia di Mapleton che sta cercando di mantenere una parvenza di normalità in questo nuovo mondo. Padre di Tom e Jill, è messo duramente alla prova dalla divisione della sua famiglia. Alle difficoltà della vita quotidiana – l’incomunicabilità con la figlia Jill, la perdita di contatti col figliastro Tom, il divorzio dalla moglie Laurie – si aggiungono strani sogni e visioni che tormentano le sue notti, facendogli provare il forte timore di impazzire, come accaduto a suo padre.
L’ex moglie Laurie ha abbandonato il tetto coniugale e vive nel culto dei Colpevoli Sopravvissuti. La setta ricorda costantemente alle famiglie che vorrebbero andare avanti con la loro vita il peso dell’abbandono e della Dipartita, spesso seguendo i cittadini comuni fin nelle loro abitazioni.
Non è una setta violenta ma sta causando grossi problemi in città.

C’è poi il reverendo Matt Jamison, un personaggio importante in quanto rappresentativo della religione. O meglio, di un’errata interpretazione della religione. La Dipartita è stata infatti interpretata dai più come il Rapimento della Chiesa, un evento profetizzato nella Bibbia secondo cui Gesù torna sulla Terra e porta via con sé coloro che meritano di essere in cielo al suo fianco. Il reverendo vuole convincere tutti che il fenomeno non ha nulla a che fare con questa profezia. Indaga sul passato dei cosiddetti eroi per scoprire scheletri nell’armadio – tradimenti, violenze, vizi, gioco d’azzardo – e dimostrare che la loro scomparsa e tutt’altro che un atto divino.

C’è Nora – la magnetica e bravissima Carrie Coon – che ha perso tutti i familiari nel giorno della Dipartita e che è preda di un incoercibile cupio dissolvi. Guardando The Leftovers si ha la sensazione di capire solo a metà, eppure l’intreccio, gli eventi inspiegabili e i personaggi ti tengono incollato.

La seconda stagione insegna che, nonostante il cambio di vita, nonostante una parvenza di ottimismo, il dolore non molla i protagonisti. La nuova famiglia si sposta nella ridente Miracle, unica città che non ha avuto Dipartiti. Anche in questa seconda stagione ci sono colpi di scena, momenti di tensione e una follia da tenere sotto controllo. Ci si concentra sui propri problemi – quelli di coppia tra Kevin e Nora, quelli mentali di Kevin, quelli del reverendo – e meno sui problemi esterni. C’è anche un nuovo mistero. La scomparsa di tre ragazze avvenuta con l’arrivo di Nora a Miracle (coincidenza?). 

La seconda stagione alza il tiro portando il concetto di soprannaturale all’estremo. In particolare nelle ultime puntate della seconda stagione Kevin si fa uccidere per andare nel regno dei morti per uccidere Patti che continua ad apparire nella sua mente. La seconda stagione termina con la comparsa del fuoco, com’era già accaduto nel finale della prima stagione. Il fuoco come elemento purificatore.

La terza stagione cambia nuovamente le carte in tavola. Ci si sposta in Australia dove Nora e Kevin si recano per scopi differenti: entrambi resteranno scottati dall’esperienza, fino al finale che spiega – in parte – il mistero della scomparsa. 

The Leftovers non è una serie ruffiana o immediata. E’ una serie che necessita di tempo, con l’andare delle puntate il mosaico inizia a comporsi ma per farlo occorre arrivare al finale della prima stagione. Ci sono personaggi inquietanti, grotteschi, assurdi. 
Tra David Lynch e Stephen King, questa serie esplora l’animo umano (americano) mostrando le possibili reazioni di fronte a un fatto strano, inspiegabile e quindi, proprio per questo, terrificante: un trauma. Kevin, da questo punto di vista, rappresenta l’Uomo Contemporaneo. Ha vissuto un trauma, un trauma talmente profondo che non ci sono colpevoli da poter sacrificare o odiare. L’evento è talmente strano che ogni persona reagisce in maniera diversa. C’è chi ha incubi o sta per impazzire (Kevin), c’è chi fugge dalla propria famiglia (Laurie) e c’è chi si butta a capofitto nella religione o prova qualsiasi diavoleria per poter riabbracciare i propri cari. 

The Leftovers è una serie che parte in sordina per poi sorprendere lo spettatore con trovate interessanti. Il Sogno, il Trauma, la Visione sono elementi che compaiono nella serie e che coinvolgono buona parte dei protagonisti. E’ una regola da accettare quando si inizia a vedere la creatura di Damon Lindelof.

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