Watchmen

Watchmen, il capolavoro seriale di Damon Lindelof

Watchmen è stata una serie tv accolta in maniera entusiasta dalla critica. Un prodotto che, partito dal fumetto di Alan Moore, ha preso una strada propria


Prendete l’universo di Watchmen e spostate le lancette del vostro orologio avanti di trentaquattro anni. Unite alla poetica distopica della novella di Alan Moore e Dave Gibbons la questione irrisolta del razzismo in America. Il risultato non sarà molto diverso da Watchmen, serie HBO ideata da Damond Lindelof che prosegue idealmente col percorso iniziato su carta tanti anni fa da Alan Moore e dai suoi fidati collaboratori.

Siamo nel 2019. Il 2019 di un mondo che nel 1985 ha dovuto subire un grosso trauma. Un verme gigante è infatti comparso a Manhattan facendo strage di persone e creando disturbi mentali ai sopravvissuti. Il Dottor Manhattan è ancora in esilio volontario su Marte e il vigilantismo in maschera è rimasto illegale dal 1977. In un clima assai particolare a Tulsa compare il Settimo Cavalleria. E’ un gruppo terrorista fautore della supremazia bianca che è riuscito a entrare in possesso del diario di Rorschach, contenente le verità sull’incidente del 1985 (ricordate il finale del fumetto?).

La polizia gira col volto coperto per essere protetta da eventuali rappresaglie. Una dei poliziotti è Angela Abar, una donna di colore che durante la prima (e unica?) stagione compierà un percorso iniziatico che la condurrà a cambiare idea sulla sua vita e sulle sue origini. Riservando non poche sorprese. Accanto ad Angela troviamo parecchie domande: dov’è finito Ozymandias? Il Dr Manhattan è davvero su Marte? Che fine ha fatto Spettro Di Seta? 

Muoversi in Watchmen è come aggirarsi in un museo delle meraviglie. Dalla scrittura alle scelte stilistiche passando per una resa tecnica piena di stupefacenti trovate che arricchiscono notevolmente l’arte del piccolo schermo, ormai sempre più orientata verso il livello della settima arte. Il montaggio in Watchmen è fondamentale: sbalzi temporali in avanti e indietro, tra il 1985, il 2009, il 2019, il 2008. Il tutto gestito in maniera elegante, raffinata, ipnotica.

La colonna sonora è curata da Trent Reznor e Atticus Ross. I due sono diventati una fabbrica di OST, tutte di livello pregiatissimo. La voce dei Nine Inch Nails – che ha collaborato in questi anni con David Fincher vincendo anche un Oscar – crea un box di suoni alienanti, martellanti, in perfetta sintonia con l’universo distorto di Watchmen

Altro elemento di non poca importanza va individuato nel cuore filosofico della serie. Quest’ultimo resta fedele a quello che pulsa nell’opera originale. Il dolorante e incerto proseguire di un mondo eccentrico eppure profondamente ordinario, che cerca in una maschera la possibilità di imbrigliare e canalizzare il dolore attraverso una lotta asfissiante contro l’incertezza della fine e gli affanni e le ingiustizie del presente. Guardando la serie scopriremo che i supereroi dal volto umano non sono solo quelli del 1985, ma anche quelli degli anni quaranta e del 2019.

Watchmen era un fumetto sui supereroi, ma pure un fumetto sull’America della guerra fredda, sulla paura, sulla politica, sull’ipocrisia del liberismo occidentale, e sul giustizialismo.
I vigilanti mascherati, poliziotti falliti o figli traumatizzati di altri vigilanti, erano perfetti nella loro imperfezione. Erano arrabbiati, intristiti, depressi. Avevano scheletri nell’armadio. Erano esseri straordinari nella loro incredibile fragilità, e incarnazioni della via americana più corrotta. Rappresentavano l’Alfa e l’Omega. Erano estremi, sfumature di grigio, eroi non convenzionali, voci fuori dal coro. Mosche bianche.

La serie HBO racconta ancora quest’America. Lo fa in maniera assolutamente stupefacente, riuscendo a intrappolare lo spettatore con il giochino dei rimandi e delle citazioni all’opera fumettistica di Moore. Non pensiate però che la serie televisiva sia un mero sequel. Tutt’altro. E’ un’opera che vive di vita propria ma che per essere meglio capita e compresa necessita di qualche ora di lettura di quel capolavoro di Alan Moore. E’ un’espansione, ma anche una rilettura. Un sequel, ma anche un arricchimento.

Da segnalare infine la presenza dei nuovi supereroi: su tutti svetta Looking Glass – una sorta di Rorschach meno cinico, ma dall’enorme potenziale – e ovviamente Sister Night, che ha il volto di Angela Aber. I destini e le scelte di vita di Ozymandias, Spettro di Seta e il dottor Manhattan sono assolutamente in linea con i personaggi conosciuti trenta e passa anni fa.

I nove episodi sono una giostra di citazioni e rimandi, evidenti e sottili, palesi e nascosti. Ogni caratteristica del graphic novel è adottata: i piccoli parallelismi col mondo reale e le curate modifiche distopiche alla realtà che ci circonda (Il parallelismo cinematografico tra Pale Hore e Schindler’s List e quello tra Ronald Reagan e Robert Redford), la cultura pop, i riferimenti letterari, politici, economici, sociali.

Ci sarà una seconda stagione? La risposta per ora è molto difficile. Al momento l’idea di una sola stagione pare reggere ma l’espansione di Watchmen potrebbe portare a risultati sorprendenti. 

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