Il secondo tragico libro di Fantozzi

Il secondo tragico libro di Fantozzi, nuove tragiche storie di un impiegato

Il secondo tragico libro di Fantozzi, il lavoro del 1974 di Paolo Villaggio. La nostra recesione sul secondo libro della saga fantozziana


Il secondo tragico libro di Fantozzi
Il secondo tragico libro di Fantozzi – La copertina del romanzo

Dopo il successo del primo libro (qui la nostra recensione), nel 1974 Paolo Villaggio decide di dare un seguito alle storie sul ragioniere più famoso d’Italia.

Con Il secondo tragico libro di Fantozzi, l’attore e scrittore genovese non solo ripropone un format consolidato ma modella ulteriormente un tipo di letteratura di genere.

Pur avendo la stessa struttura del precedente scritto, questo successivo lavoro presenta delle novità sostanziali.

A partire dalla stesura – circa tre settimane, come dichiarato dallo stesso autore – fino all’impianto di base, Il secondo tragico libro di Fantozzi si mostra con sfumature differenti.

Sin dalla prima pagina infatti – con la celebre lettera all’editore – lo scritto mette in evidenza un nuovo occhio sulla vita del ragioniere raccontato da Villaggio.

La prima grande novità di questo secondo libro è la differente impostazione delle storie.

Nel 1971, Villaggio punta tutto sulla brevità degli episodi.

Le circa sei pagine (in media), difatti, dettano una scansione precisa che punge in maniera sostanziale il lettore.

Ne Il secondo tragico libro di Fantozzi, invece, l’alternanza nella lunghezza delle storie risulta centrale.

Grazie a questo espediente letterario, l’attore e scrittore rende maggiormente scorrevole quanto prodotto e, allo stesso tempo, modella la realtà dei personaggi a seconda delle situazioni.

A questa grande novità se ne affianca un’altra molto rilevante.

Fantozzi
Paolo Villaggio

Nel 1971 viene dato spazio a tutti i personaggi del mondo fantozziano, senza però entrare mai nello specifico.

In questo secondo libro l’autore introduce maggiormente altre figure di questa tragicomica realtà.

All’onnipresente Fracchia, Villaggio affianca maggiormente alla vita ragioniere anche soggetti come l’odiato geometra Calboni e la sempre amata signorina Silvani (oltre ai soliti potenti).

A chiudere definitivamente lo schema del lavoro è l’evoluzione della maschera Fantozzi.

Il ragioniere è ancor più servile verso i superiori e ancor più rassegnato al proprio destino.

La sua esistenza, in sostanza, è intesa come un fato ineludibile contro il quale è impensabile tanto la ribellione quanto anche il solo pensiero difforme.

Questo tipo di atteggiamento, quindi, si rende come unica arma con cui affrontare l’infausta realtà che lo circonda.

Alessandro Falanga

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