Western Stars

Western Stars, il messaggio cinematografico di Bruce Springsteen

La recensione di Western Stars, film prodotto e diretto da Bruce Springsteen e basato sulle canzoni del suo ultimo, meraviglioso disco


È uscito in questi giorni nelle sale italiane Western Stars. Il film, prodotto e diretto da Bruce Springsteen assieme a Thom Zimny, porta sugli schermi l’ultimo lavoro del Boss uscito qualche mese fa.

L’autore ci prende letteralmente per mano accompagnandoci prima di tutto alla scoperta del set dove è ambientato il film. Un fienile dell’Ottocento ristrutturato, che viene definito esso stesso uno strumento musicale per la sua conformazione. Un fienile maledetto in quanto infestato da fantasmi e spiriti del passato.

All’interno si staglia un palco sul quale Springsteen accompagnato dalla moglie, da alcuni componenti della fidata E Street Band, una sezione cori e un orchestra di trenta elementi si esibisce davanti ad un gruppo ristretto di amici che rimangono nell’ombra sorseggiando whisky e tequila. I brani sono intervallati da immagini spettacolari registrate nel deserto della California dove cavalli selvaggi corrono liberi. La voce roca del Boss, talvolta fuori campo talvolta rivolgendosi direttamente allo spettatore, introduce le canzoni con poche parole ma molto significative. 

Questo album è forse il più intimo, profondo e struggente. Western Stars ci regala uno Springsteen che si mette a nudo parlando dei fantasmi e dei demoni della sua mente contro cui ha lottato nel corso degli anni. Alla ricerca della luce che vince sull’oscurità.

C’è un forte richiamo alla spiritualità e alla fede, soprattutto nel momento in cui afferma che l’unico segno miracoloso dell’esistenza di Dio è l’amore che ci regala ogni giorno. L’amore verso la propria compagna.  Quello verso i genitori o figli, verso il prossimo in generale. Questo dono divino viene molto spesso compromesso dai comportamenti degli uomini.

L’interpretazione e la performance del Boss è precisa ed essenziale. E’ chiaramente finalizzata alla trasmissione chiara e limpida del messaggio contenuto nell’album, unitamente ad arrangiamenti dei brani che rispetto alla versione in studio risultano più coinvolgenti soprattutto per quello che riguarda la parte orchestrale.

La pellicola si chiude con l’ultimo intervento in cui Springsteen si rivolge direttamente al proprio pubblico con un messaggio di ringraziamento e di speranza auspicando che l’amore di ognuno di noi verso i nostri cari tenga accesa la luce che vince l’oscurità. Springsteen ci ricorda anche che nessuno al mondo ha passato una vita indenne da dolori e cicatrici che sono state create dai piccoli e grandi traumi della vita e, utilizzando la metafora della vita intesa come cammino sia esteriore che intimo, ci lascia con la frase iconica buon viaggio pellegrino. 

Stiamo parlando di un film al di fuori dei canoni comuni, ma sicuramente è un prodotto che induce lo spettatore a compiere un percorso interiore simile a quello intrapreso da Springsteen, ed è per questo che è consigliato non solo agli sfegatati del boss ma anche ai neofiti.

Luca Di Lonardo

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