Il disastro degli Antò

Il disastro degli Antò, la rivoluzione punk in salsa abruzzese

Il disastro degli Antò, la rivoluzione punk in salsa abruzzese. La nostra recensione dell’opera prima di Silvia Ballestra


Il disastro degli Antò
Il disastro degli Antò – La copertina del romanzo

Una generazione in cerca di risposte in un periodo storico di grandi cambiamenti.

Il disastro degli Antò ( Baldini Castoldi Dalai, 1997), romanzo d’esordio di Silvia Ballestra, non solo è lo specchio di una specifica era ma anche il romantico racconto di una stirpe di eroi del tutto normali.

Il romanzo, infatti, si presenta come un perfetto manifesto per diverse epoche e categorie.

La storia narra le vicende di un gruppo di amici di nome Antonio(Antò) – ognuno con un particolare nomigliolo che li contraddistingue – di origini abruzzesi.

Fra le scorribande durante il periodo delle scuole superiori e il periodo post maturità, i quattro – in particolar modo Antò Lu Purk e Antò Lu Zorru – si ritroveranno ad affrontare un periodo particolare della loro vita immersi in un’epoca storica particolare.

Il disastro degli Antò è un lavoro che da un lato si crea uno spazio a sè stante e dall’altro tende a fare proprie le caratteristiche di differenti generi.

Lo scritto della Ballestra, difatti, non è propriamente catalogabile ma ben si concilia con la commedia, il pulp e il diario.

Questa sfumatura, fondamentale per il romanzo, consente al libro di caratterizzarsi in modo da riuscirsi a smarcare falcimenti dai canoni classici, lasciando però il lettore in una sorta di comfort zone.

Tutto ciò rende Il disastro degli Antò libero di caricarsi di perculiarità proprie, permettendo allo scritto di vagare per un proprio mare letterario.

Tra queste peculiarità è possibile individuarne tre che possono facilmente ritenersi i cardini dell’intero progetto.

Il primo dato è quello attinente i protagonisti e l’andamento della storia.

A soggetti che cercano invano risposte – tentando di far sentire la loro voce – si associa uno scorrere dei fatti a fisarmonica che mira, di volta in volta, ad avvicinare ed allontanare i personaggi.

L’ultima caratteristica, in particolare, è rafforzata dalla divisione in due del romanzo (La via per Berlino e La guerrà degli Antò) che plasma ulteriormente i nostri in base a quello che accade.

Grazie a ciò l’autrice riesce ad impostare un determinato ritmo allo scritto e, contemporaneamente, descrivere per tappe le vicende narrate.

Il disastro degli Antò
Silvia Ballestra (immagine da wikipedia.org)

Ulteriore tratto è quello del doppio ruolo dell’autrice.

La scrittrice, difatti, non è solamente la narratrice della storia – che, tra l’altro, conosce bene – ma anche la co-protagonista delle vicende presenti tra le pagine.

La Ballestra, in pratica, vive quella realtà.

E ne è immersa così tanto da interagire – dirattamente o indirettamente – con le figure coinvolte nel racconto.

Infine, non meno importante è la storia nella storia.

La guerra del Golfo, i grandi cambiamenti culturali e sociali di inizi anni novanta e l’avvio di radicali mutamenti a livello nazionale ed internazionale fanno da cornice agli eventi.

In questo complesso contesto, il tentativo degli Antò di spingersi oltre i confini per un differente domani porta inevitalbimente ad un ritorno alla terra.

Una terra amata e odiata.

Che, però, continua ad attirarli inesorabilmente a sè.

Alessandro Falanga

 

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