the kominsky method

The Kominsky Method, lo strano metodo di Sandy Kominsky

La prime due stagioni di The Kominsky Method sono state un successo di pubblico e critica, grazie all’esplosivo mix di generi. La nostra recensione


Sandy Kominsky è un brillante insegnante di recitazione. Ha alle spalle tre matrimoni falliti, un rapporto che sta ricostruendo con la figlia Mindy e l’amico Norman il quale è anche il suo agente.
La moglie di Norman sta morendo e si fa promettere da Sandy che, una volta che non ci sarà più, sarà lui a occuparsi del marito.

The Kominsky Method (Il Metodo Kominsky) è una serie brillante, intensa, sincera. Viene raccontato senza filtri il mondo della terza età tra separazioni, rapporti complessi – Norman e sua figlia – ed esami della prostata.

Scritta da Chuck Lorre – la mente geniale dietro The Big Bang Theory – con Michael Douglas e Alan Arkin, The Kominsky Method riesce nella non ovvia impresa di far ridere e piangere nello stesso momento.
Ci sono momenti surreali – il funerale della moglie di Norman e le sue richieste particolari per quanto riguarda la musica e il tipo di legno della tomba – altri assolutamente dolci – l’innamoramento di Sandy per la sua allieva – e drammatici come quelli di chi perde una compagna di vita.

La dipartita di Eileen funziona da catalizzatore per portare sullo schermo il rapporto tra i due protagonisti, iniziatori di un discorso che parte dal lutto e dalla solitudine per spaziare verso una varietà di temi, che vanno dal rapporto con i figli, all’amore, alla pensione.
Il tutto sostenuto in maniera leggera ma tenace da parte dei protagonisti.

I botta e risposta di due characters così differenti riescono a dare una panoramica per nulla banale della complessità umana. Non è facile in otto puntate della durata media di venticinque minuti raccontare l’universo dell’Uomo, e di conseguenza molti temi sono accennati e restano quasi sospesi. Proprio questa sospensione è il vero punto di forza della serie. Una serie televisiva che può essere – a seconda dei casi – leggera, spensierata, dura o addirittura spietata.

Succede con i contenuti così come per i personaggi secondari, sfruttati per introdurre argomenti ma poi lasciati a galleggiare, senza uno sviluppo complesso, che siano questi Mindy (Sarah Baker), l’imprescindibile figlia di Sandy, o Phoebe (Lisa Edelstein) la problematica figlia di Norman.
Fino a Lisa (Nancy Travis) studentessa di cui l’insegnante Sandy si innamora.

La seconda stagione, andata in onda negli scorsi giorni, prosegue il discorso intavolato nelle prime splendide otto puntate. Con situazioni ancora più grottesche e difficili da gestire. L’aspetto drammatico lascia maggior spazio a vicende surreali con la mano di Lorre che si sente di più in questo nuovo ciclo di episodi. Mindy si innamora e va a vivere con un uomo dell’età di suo padre; Norman perde la testa per una donna conosciuta cinquant’anni prima. La seconda stagione ruota fondamentalmente su questi due momenti anche se vengono a galla problematiche anche più serie, specie nel finale di stagione.

Da segnalare per la seconda stagione la presenza di guest star come Jane Seymour che interpreta Madelyn, la nuova fiamma di Norman. Paul Reiser veste i panni di Martin, compagno di Mindy. Kathleen Turner è invece Ruth, ex moglie di Sandy (omaggio a The War Of The Roses?)
Haley Joel Osment – l’ex bambino prodigio di The Sixth Sense – interpreta il nipote di Norman.
Cameo anche per Bob Odenkirk che veste i panni del medico che deve dare una terribile notizia a Sandy.

The Kominsky Method ha tra i suoi pregi quello di portare sullo schermo problematiche reali, vissute. I due attori vivono realmente molte delle problematiche raccontate. Michael Douglas ci regala una sorprendente interpretazione. Cinica ma anche divertente e divertita. Alan Arkin risponde con una recitazione più posata, ma anche sul punto di esplodere da un momento all’altro: insomma i due si completano a vicenda e, manco a dirlo, la serie lo dimostra perfettamente.

Le prime due stagioni hanno presentato un micromondo affascinante e veritiero. Una serie tv leggera ma anche coinvolgente, guidata da un paio di attori assolutamente di razza.

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