Disincanto 2, Matt Groening non cambia rotta…anzi

Disincanto 2, il lavoro di Matt Groening che non cambia rotta. La nostra recensione della seconda stagione


Disincanto 2
Disincanto 2 – Una scena della serie animata

Dopo la deludente prima stagione, sicuramente ci si aspettava un cambio di rotta.

Ed invece.

Disincanto 2, seconda stagione della serie animata Netflix firmata Matt Groening, non solo delude (ancora una volta) le aspettative ma distrugge quel poco di buono fatto in precedenza.

I secondi dieci episodi riprendono esattamente dal punto in cui si era interrotta la vicenda.

Elfo è morto, Luci è stato imprigionato dai suoi burattinai e Bean è fuggita con la madre, appena tornata in vita dopo anni come statua di pietra.

La storia, in continua evoluzione nei singoli episodi, porterà il trio (ormai ricomposto) a confrontarsi con nuove avventure a Dreamland.

Con Disincanto 2, in sostanza, Groening compie un passo indietro.

Come se avesse raccolto tutte le critiche del passato e le avesse rimescolate un pò così, alla rinfusa, per accontentare tutti e nessuno.

In primo luogo, Disincanto 2 soffre – come la prima parte – la serialità.

Infatti  la serie animate sembra focalizzarsi quasi del tutto su storie autoconclusive e senza alcun tipo di sbocco futuro.

E quando lo fa, i primi tre episodi e gli ultimi due, soffre talmente tanto da dover obbligatoriamente riprendere le fila del discorso ripartendo dal finale precedente.

A questa grande mancanza, che caratterizza ancor di più Groening quale genio delle serie autoconclusive orizzantali, se ne aggiunge un’altra che demolisce il lavoro precedente.

Uno dei punti forti della prima stagione è il trio.

Un trio apitico, comico e che funziona alla grande.

In Disincanto 2, invece, l’autore sembra voler isolare sempre di più i personaggi.

Bean diventa la protagonista principale e raramente i tre si trovano contemporaneamente in una storia.

Disincanto 2
Disincanto 2 – Una scena della serie animata

Questo elemento conduce inevitabilmente ad una trama che tende a lasciare più di una situazione aperta.

La madre di Bean, il segreto del carrillon e la nuova moglie di Zog sono solamente alcuni dei punti non totalmente strutturati della serie.

Pur venendo parzialmente rivelati nel finale, almeno i primi due, non si crea quell’incastro perfetto tale da rendere la serie gobile.

Infine gli ultimi due episodi.

Nel tentativo di ritrovare una parvenza di serialità, con il 2X09 e il 2X10 si costruisce una storia un pò troppo forzata che sembra condurre ad un finale fin troppo scontato.

Senza mettere in dubbio il genio dell’autore, è facile però affermare che è necessario un repentino cambio di rotta.

Nella speranza di vedere un prodotto degno del suo ideatore.

Alessandro Falanga

 

 

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