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The Cure – Pornography, l’anima irrequieta di Robert Smith

Il 4 maggio 1982 i Cure, ridotti a un terzetto, pubblicano il loro LP più disperato e oscuro. Esce Pornography, pietra miliare della dark wave


Può un disco trascinare l’ascoltatore in una dimensione cupa, oscura, opprimente? Se vi capita di ascoltare Pornography proverete queste sensazioni. Pornography è il quarto disco dei Cure, esce nel 1982 ed è considerato un pietra miliare della dark wave. I Cure si erano formati qualche anno prima – nel 1976 – e da subito avevano mostrato una particolare sensibilità verso i suoni new wave tanto cari ai Joy Division. Il primo LP Three Imaginary Boys presentava una band acerba ma già decisa a cavalcare suoni a cavallo tra il post punk e la new wave.
In Faith del 1981 la band di Robert Smith inizia a mostrare una vena sempre più malinconica e decadente.

Nel 1982 la band registra Pornography in uno stato fisico e mentale assolutamente precario. Robert Smith, il leader del gruppo, soffre di depressione e passa le giornate a far uso di droghe, andando in corto circuito e alienandosi dal resto del gruppo. Un gruppo allo sfascio.
Musica e testi di Pornography non lasciano spazio all’allegria, ma sprofondano nella malinconia e nel nichilismo più oscuro.

Ritmi incessanti e una scarna sezione ritmica, dove spesso trovano spazio il basso e la batteria a corredare la voce cupa di Robert Smith, ne fanno un album musicalmente pesante, segnato dalla resa e dal rifiuto della vita.

Dopo una crisi – non la prima e nemmeno l’ultima – che nei due anni precedenti aveva ridotto la line-up al trio formato da Smith, Simon Gallup (basso e tastiere) e Laurence Tolhurst (batteria), il leader dei Cure riesce a raggiungere l’apice della sua vena poetica.
Anche se ridotti allo stremo i Cure danno vita al loro lavoro più complesso e ambizioso, un’opera intimista, emozionante e desolata, che rivela un senso di disfacimento e decadenza. Sin dalla copertina, che mostra i tre simili a dei demoni, si ha l’impressione di trovarsi davanti a un’opera non facile e conseguentemente non da ascolto quotidiano

Simbolico è il verso iniziale della prima canzone One Hundred Years: It doesn’t matter if we all die.

L’incedere ossessivo della batteria elettronica, gli spettrali cori delle tastiere, le lancinanti fitte chitarristiche preparano il terreno alla declamazione concitata di uno Smith in piena crisi nervosa. In Pornography si alternano rimpianto e sofferenza, ricordi di amori e felicità ormai perduti e visioni di un mondo privo di senso, come ribadito anche dalla successiva A Short Term Effect, brano meno convulso ma dall’umore ancor più depresso.
La tribale The Hanging Garden, inquietante visione notturna e invernale, scandita da un ritmo nevrotico, ritmo che si immobilizza nella decadente Siamese Twins, danza lisergica, all’insegna della rarefazione totale e della dilatazione estrema del tempo e dello spazio.

I chose an eternity of this, like falling angels, the world disappear laughing into the fire.

The Figurehead e A Strange Day sono il cuore di Pornography e due brani all’opposto. Il primo è una marcia oscura e deprimente che non lascia speranze all’ascoltatore. A Strange Day ha uno dei riff di chitarra più malinconici di sempre dei Cure con uno Robert Smith che si agita sempre più delirante e sconsolato, ormai circondato dal disfacimento, tormentato da incubi e allucinazioni. Le stesse allucinazioni che prova chi ascolta il disco.

Give me your eyes, that I might see the blind man kissing my hands.

In Cold, settima traccia del disco le lunghe, solenni frasi di organo e le folgori elettroniche sorreggono un’impalcatura sonora che più gotica non si può, mentre Smith trova finalmente il coraggio di fronteggiare l’opprimente senso di morte che lo affligge.

Ice in my eyes and eyes like ice don’t move, screaming at the moon, another past time, your name like ice into my heart, everything as cold as life.

Si finisce nel gorgo infernale della title track, introdotta da un coro di voci spettrali, condotta da un crescendo percussivo tribale, indemoniato, apocalittico. Pornography riesce a concludere l’album su una nota di lieve speranza. Smith sembra essere riuscito a trovare la giusta dimensione in cui racchiudere le sue psicosi, sempre pericolosamente sull’orlo dell’esplosione ma perlomeno conscio della sua situazione e pronto a tentare di ritrovare la pace.
Non è un caso che la frase posta a sigillo dell’opera sia un altro manifesto programmatico, ma diametralmente opposto a quello d’apertura.

I must fight this sickness, find a cure.

Dopo Pornography i Cure si prendono un pausa. Una volta terminato il tour a sostegno del disco – che termina con uno scontro fisico tra Smith e Gallup con quest’ultimo che lascia la band – Robert Smith stacca la spina alla sua creatura. Va a suonare la chitarra nei Siouxsie & The Banshees. Solo nel tardo 1983 i Cure daranno nuovi segnali di vita con l’EP Japanese Whispers con brani come Let’s Go to Bed, The Walk e The Lovecats.
Questa serie di singoli cambierà definitivamente il volto musicale della band e le aprirà la strada del successo commerciale.

I Cure negli anni hanno preso diverse incarnazioni, sfornando sempre album di livello e dischi monumentali (Disintegration su tutti).
Dopo il 1982 i Cure non sono morti, hanno solo cambiato pelle.

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