A Fistful Of Leone – Giù La Testa

Giu La Testa

A Fistful Of Leone racconta la storia dei film del regista romano. Continuiamo raccontando Giù La Testa, film del 1971


Il 1968 era stato un anno molto intenso da un punto di vista politico. Anche il Cinema, anche quello di Sergio Leone, non potevano restare indifferenti di fronte all’aria di cambiamento che già da un po’ si respirava in Europa e non solo.
Se C’era Una Volta Il West metteva per la prima volta al centro la figura della donna, il successivo Giù La Testa osa ancora di più, essendo il film più politico e bombarolo di Sergio Leone. Messe da parte le influenze del western – ormai ucciso da Leone con il film precedente – il regista romano si concentra su un’altra storia, portando avanti le lancette del suo orologio.

Siamo nel 1913, in Messico. Il west è ormai morente. I treni e le motociclette sono diventati strumenti di uso comune. Come le bombe. Il fragore di una bomba dà il la a una storia di amicizia tra Juan e John. Juan Miranda è un peone messicano a capo di una famiglia di banditi, mentre Sean alias John è un rivoluzionario dell’IRA. Miranda vede subito in lui, e nelle sue abilità nell’utilizzo degli esplosivi, il mezzo perfetto per penetrare nei sotterranei della Banca di Mesa Verde, suo sogno fin da quando era bambino. La sua ossessione personale.

Nasce una storia di collaborazione e sopportazione. Una storia di amicizia tra due persone differenti che hanno aspirazioni e ideali diversi tra loro ma che, per un motivo o un altro, sono costretti a spalleggiarsi. John è un rivoluzionario con un passato romantico – evidenziato dai flashback onirici e dalla colonna sonora, strepitosa di Ennio Morricone – mentre Juan vuole solo realizzare il sogno di una vita. Un sogno idealizzato durante anni di miseria e fame.

Arrivato al paese Juan osserva i segni del profondo cambiamento che il paese ha subito per via della rivoluzione. La banca fuori non risplende d’oro e in ogni luogo ci sono piccoli manipoli di soldati che marciano e fucilano i rivoluzionari. Sui muri si possono leggere i manifesti del governatore Jaime: “El Sr. Gobernador ama al pueblo. El pueblo ama al Sr. Gobernador”. Lo sguardo di Juan, quasi fanciullesco, è il punto di vista dello spettatore. Juan non sa di trovarsi in mezzo alla Storia, non capisce o non vuole comprendere l’importanza storica, politica, sociale di quanto sta accadendo. Lo scoprirà pagando un prezzo carissimo.

L’incontro/scontro tra Juan e John porta a successi considerevoli. Pur fregandosene della rivoluzione, Juan si ritrova non solo al centro di essa, ma diventa uno dei nomi più importanti della rivoluzione, suo malgrado. Ma c’è altro. La visione romantica di John – la rivoluzione letta sui libri di Bacone The Patriotism – fa a pugni con quella molto più pratica di Juan. Secondo Juan la rivoluzione è gente che legge libri che dice a gente che non legge i libri che c’è da fare la rivoluzione. Allora la gente che legge di libri dice a quelli che non leggono di fare la rivoluzione, ma loro poi si ingozzano di cibo nelle loro stanze dorate mentre i poveracci si sacrificano. E poi non cambia niente.

Giù La Testa è il film politico di Sergio Leone. E’ un lungo, lunghissimo ragionamento sulla rivoluzione. A partire dai titoli di testa che citano esplicitamente Mao Tse Tung. E’ il suo lungometraggio più distaccato. L’impressione è che lo sguardo del regista sia distante dalla cinepresa, regalando al lungometraggio un’atmosfera strana. Le cause sono la riluttanza di Leone nel voler girare questo film. Aveva pensato al celebre Sam Peckinpah – The Wild Bunch, Straw Dogs –  per la ferma volontà del regista italiano di fermarsi col western e di potersi dedicare a quello che da tempo sognava di realizzare.

I due attori protagonisti Coburn e Steiger accettano di recitare a cachet ridotto solo a patto che a dirigere sia lo stesso Leone. Oltre a Peckinpah, Leone aveva pensato anche di fare dirigere il film a Peter Bogdanovich, di cui il regista italiano aveva visto il suo film Targets ma, per incompatibilità caratteriali tra i due, Bogdanovich rifiuta.

Leone si trova costretto a dirigere il film. E lo fa con la solita maestria. Ma l’impressione generale è che manchi uno sguardo ancora più approfondito in quello che, col tempo è stato riconosciuto come l’ennesimo apice del regista romano. La fotografia di Giuseppe Ruzzolini non è particolarmente esaltante. Discorso a parte per la colonna sonora di Ennio Morricone a metà tra il sognante e l’epico con il mitico Sean Sean ripetuto durante il brano principale della OST.

Diversissimo dalle pellicole precedenti Giù La Testa è il primo film di Leone sul mondo moderno, post mitologico. Un mondo dove l’onore e la giustizia svaniscono, infatti il film comincia nell’ingiustizia e si chiude nell’ingiustizia.

In Giù La Testa trova spazio per la prima volta anche una precisa visione del come l’individuo affronta il proprio presente. C’è chi ha vissuto definitivamente nel passato e non riesce a staccarsi da esso e chi nel presente si adatta senza presa di coscienza intellettuale: i due protagonisti della storia rispecchiano queste opposte situazioni.

Giù La Testa ottiene un David Di Donatello per il Miglior Regista, ma Sergio Leone sta già pensando al prossimo film. Libero da impegni e costrizioni, rimette mani a una sua vecchia sceneggiatura per scrivere un’altra favola. L’ultima, ambientata in America.

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