Pixies, from Boston with love

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Nati a metà anni ottanta, i Pixies hanno influenzato la scena musicale del decennio successivo, dimostrandosi una band iconica e leggendaria


Gli anni ottanta sono gli anni dello sviluppo di culture alternative, nascoste, sotterranee. I Pixies sono un gruppo di studenti appassionati di Hüsker Dü e più in generale del punk hardcore che in quegli anni smuove le coscienze. I Pixies sono Black Francis alla voce e alla chitarra, Joey Santiago alla chitarra, David Lovering alla batteria e Kim Deal al basso. Il 1986 è l’anno delle grandi prove: la band si mette in piedi, prova e riprova nel garage di Lovering e verso la fine dell’anno inizia, timidamente, a suonare nei locali di Boston.
Durante uno di questi show la band viene notata da un rappresentante dell’etichetta indipendente britannica 4AD.

L’anno successivo la band pubblica il primo EP chiamato Come On Pilgrim.

L’EP mette in luce la vocazione della band all’autoironia e ai contenuti estremi nei testi, in maniera ricercata, provocatoria ma anche surreale. Si passa dalle filastrocche in spagnolo in ricordo delle esperienze a Porto Rico di Francis – Vamos e Isla De Encanta – a tematiche borderline come l’incesto – Nimrod’s Son e The Holiday Song – e la frustrazione di I’ve Been Tired. 

Il disco evidenzia la varietà dei linguaggi sonori utilizzati dal gruppo fra hardcore, cow-punk, folk rock, acid-rock, garage rock, new wave. Un’alchimia perfetta e letale di rumore e silenzio. Urla e sussurri. Velocità e lentezza. Una serie di contrasti che fanno e faranno grandi i Pixies.

Il 1988 è l’anno della definitiva consacrazione della band che pubblica Surfer Rosa. Il disco trasforma i Pixies in delle rock star. Il pubblico, la critica e l’ambiente musicale restano impressionati dall’eterogeneità del quartetto. Durante gli anni David Bowie, i Radiohead e gli U2 hanno espresso il loro apprezzamento per il lavoro del gruppo. Kurt Cobain ha sempre ammesso l’influenza del quartetto di Boston sulla musica del suo gruppo, i Nirvana.

Registrato e prodotto da Steve Albini il disco viene pubblicato il 21 marzo del 1988. 

L’album ripropone il sound di base del gruppo con un paio di pezzi risalenti al primo EP che vengono riletti. Garage rock stravolto da contrasti tra riff distorti, ritmi spasmodici e urla isteriche da una parte e ritornelli pop e melodie zuccherose dall’altra. La produzione di Albini mette in risalto l’abilità del gruppo nell’alternare i propri contrasti.
La voce nevrotica di Francis con quella alienata della Deal. Strutture melodiche incendiate con note di hardcore e punk, ritornelli elementari sventrati dalla violenza di urla e chitarre distorte. Giri di basso all’apparenza elementari ma molto, molto efficaci. E letali.

Surfer Rosa contiene molti brani che rimarranno tra i classici del gruppo di Boston come Where Is My Mind?CactusBone Machine, Break My Body.

Il 1989 vede i Pixies pubblicare il secondo LP della loro carriera. Doolittle presenta un mix eclettico di stili musicali e risulta un filino meno eccentrico dei precedenti lavori. Il rock abrasivo e acido dei primi dischi è compresso in un sound new wave in contrasto con i soggetti oscuri dei testi, con riferimenti al surrealismo, alla violenza biblica, alla tortura e alla morte. E soprattutto al surrealismo, tenetelo bene a mente.
Brani veloci e aggressivi come DebaserTameCrackity Jones si alternano a pezzi più tranquilli, melodici e costruiti attorno a semplici progressioni di accordi ripetuti.

L’album esce nell’aprile 1989 suscitando reazioni molto positive di pubblico e critica tanto da ottenere recensioni ottime nelle pubblicazioni musicali più importanti. Nonostante il successo crescente come in ogni band mitica che si rispetti nasce il caos. Le tensioni tra Black Francis e Kim Deal crescono a tal punto che la bassista viene quasi licenziata durante uno scontro.
Black Francis aumenta il suo controllo musicale sul gruppo, limitando al minimo l’apporto della Deal sia dal punto autoriale e compositivo che da quello interpretativo. 

Su richiesta di Francis, i componenti del gruppo si trasferiscono a Los Angeles con l’intenzione di iniziare le registrazioni del nuovo album. La terza uscita discografica, Bossanova viene pubblicata nel mese di agosto del 1990. Prodotto da Gil Norton ed interamente scritto da Black Francis, il disco, al contrario del passato, viene quasi interamente elaborato in studio di registrazione e preceduto da sole due settimane di prove. 

Bossanova è un disco più rigido e meno esplosivo rispetto ai primi due LP della band. E’ un disco più sobrio, più rock, dove l’anima da folletto dalla Deal viene pesantemente censurata. Nonostante un paio di pezzi da urlo come l’opener Cecilia Ann o Dig For Fire l’impressione generale è che Bossanova sia un disco meno efficace dei precedenti lavori dei quattro di Boston. La situazione non cambia con il successivo Trompe Le Monde, ancora una volta composto interamente da Francis e pubblicato nel 1991. Ma è chiaro che la forza distruttiva, trasgressiva, sfrenata del gruppo si sia ammorbidita.

Nonostante gli ultimi due dischi siano poco apprezzati dai fan intransigenti, – anche se restano LP importantissimi all’interno della discografia dei quattro folletti – i Pixies raccolgono sempre più fan. Nel 1992 aprono diverse date dello Zoo Tour degli U2. E’ il loro canto del cigno. Nel 1993 Black Francis annuncia lo scioglimento della band. Da quel momento i quattro prendono strade soliste differenti tra loro. Negli anni novanta la popolarità e il mito dei Pixies non sembra cessare. Anzi. Kurt Cobain cita i Pixies come fonte di ispirazione per Nevermind. Nel 1993 i Nirvana collaborano con Steve Albini, storico produttore di Surfer Rosa, per il loro In Utero.

Nel 1998 viene pubblicato Pixies At The BBC una raccolta di sessioni che coprono il periodo che va dal 1988 al 1991. Il disco presenta in qualità molto grezza un pugno di cover – tra le quali Wild Honey Pie dei Beatles e In Heaven scritta da David Lynch per il suo Eraserhead –  e versioni abrasive di classici come Monkey Go To Heaven, Hey, Wave Of Mutilation. Ascoltando l’LP aumenta il rimpianto per una band che ha espresso tutto il suo potenziale in un paio di anni, alla velocità dei suoi stessi brani.

Nel 1999 il film Fight Club di David Fincher si chiude con le note di Where Is My Mind? Nonostante lo scioglimento il pubblico e la critica chiedono a gran voce un ritorno dei Pixies. Ritorno che avviene nel 2004 quando la band si rimette in piedi per una serie di date celebrative. Il tour arriva a durare diversi anni, fino al 2011, con i quattro che risalgono sui palchi di tutto il mondo, raccogliendo quello che avevano seminato durante la fine degli anni ottanta.

Nel 2013 finalmente si inizia a parlare di un nuovo LP. Prima però Kim Deal abbandona la band – questa volta pare definitivamente – e i Pixies pubblicano Bagboy estratto da EP-1 a cui seguiranno altri due EP poi raccolti nell’LP Indie City che esce nel 2014. Sostituita Kim Deal con Paz Lenchantin – ex bassista degli A Perfect Circle – la band gioca con il proprio passato citandosi in continuazione ma evitando l’effetto dirompente di dischi come Doolittle o Surfer Rosa.

Due anni dopo i Pixies pubblicano Head Carrier che prosegue il discorso iniziato due anni prima. Non ci sono sostanziali novità, la band va con il pilota automatico. La sensazione è che la band abbia già detto tutto tre decadi prima, com’è normale che sia.

Negli scorsi giorni è uscita la notizia di un nuovo disco in arrivo in casa Pixies. Uscirà a settembre, nel pieno di un 2019 che si preannuncia denso di nuova musica.

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