A Fistful Of Leone – Il Buono Il Brutto Il Cattivo

Il Buono Il Brutto Il Cattivo

A Fistful Of Leone racconta la storia dei film del regista romano. Continuiamo raccontando Il Buono Il Brutto Il Cattivo, film del 1966


Il numero tre. Le ossessioni. L’avidità. Il sangue. I dollari. Nonostante sia un regista molto giovane, Sergio Leone ha già impresso a fuoco gli elementi del suo Cinema. Elementi riconoscibili da una battuta, una nota, un’inquadratura. Un film di Leone si riconosce a chilometri di distanza. E il suo terzo film ufficiale marchia più nel profondo gli stilemi del regista romano.

Il Buono Il Brutto Il Cattivo osserva una stessa, identica finalità da tre punti di vista molto differenti.
C’è il Buono – uno stratosferico Clint Eastwood – che ha una società (ancora una società, chiaro omaggio al precedente film) con Tuco alias il Brutto (interpretato in maniera magistrale da Eli Wallach). E poi c’è il Cattivo ovvero Lee Van Cleef, spietato cacciatore di taglie.

Nel cinema del vecchio west lo scontro avveniva tra due forze: i buoni (che erano totalmente buoni) e i cattivi (che erano dannatamente spietati).
Con Sergio Leone, abbiamo detto, cambia tutto. Il regista romano costruisce le sfumature, rendendo più umani i suoi personaggi. I tre protagonisti della storia sono etichettati, ma le loro etichette non sono definitive. Sta allo spettatore scegliere da che parte schierarsi. Se dalla parte della furbizia, da quella del grossolanità o da quella della cattiveria pura. Una cosa è certa, qualunque scelta farete avrete tra le mani un personaggio avido e meschino.

C’è una cassa, sotterrata in un cimitero. Contiene 200.000 dollari e a volersela accaparrare sono appunto in tre: il Biondo, Tuco e Sentenza.
I primi due sono ex-soci, Sentenza invece è un mercenario a caccia di soldi facili. Un uomo spietatissimo, pronto ad ammazzare chiunque si trovi a ostacolargli il cammino.

Lee Van Cleef stavolta interpreta un ruolo diametralmente opposto alla figura romantica di Per Qualche Dollaro In Più.
Nel modo in cui Leone dipinge i tre personaggi c’è, rispetto al passato, ormai una definitiva assenza di qualsivoglia morale. Sono tutti e tre esseri spietati e voltagabbana. Basti pensare al rapporto tra Tuco e il Biondo.

Il Buono Il Brutto Il Cattivo è un viaggio sull’avidità umana. I tre sono spinti dall’ossessione per i dollari. Ognuno di loro sa una parte della storia relativa ai dollari. Ognuno di loro è venuto a conoscenza dei dollari in un momento diverso. Ognuno dei tre ha il suo modo, personalissimo, di affrontare la vicenda, quindi la vita.
Il film di Leone mette in moto, o in cammino i tre, attraverso un viaggio che tocca anche la Storia. Ci sono i campi di battaglia della Guerra di Secessione, i villaggi sperduti, c’è Mario Brega che per la terza volta di fila – dovrebbe essere un record – picchia un protagonista di un film di Sergio Leone.

Il film racconta, in minuscola parte, anche un po’ della loro storia, specie quella di Tuco, lasciando un vuoto che tocca allo spettatore riempire. I volti poi – scavati dalla polvere del deserto e dall’arsura del sole – raccontano ancora altre storie. Si incontreranno, tutti e tre, e si sfideranno nel celeberrimo triello, scena che di diritto entra nella storia del cinema.
Dalla porta principale.

Il terzo film ufficiale di Sergio Leone è un film complesso, sfaccettato, bellissimo. E’ una piccola epopea di quasi tre ore che altro non fa che presentare i protagonisti e metterli alla ricerca della casa con l’oro. Ognuno a modo suo arriverà nel famoso cimitero, perscontrarsi con gli altri due.

Innumerevoli gli omaggi che ha avuto la pellicola da quelli degli storici John Carpenter, fino ai recenti Quentin Tarantino e Robert Rodriguez. La popolarità della pellicola è ormai conosciuta in tutto il mondo e il nome di Sergio Leone – all’epoca conosciutissimo tra gli amanti del Cinema ma ancora assente, ingiustamente, dai manuali di Storia del Cinema – è sinonimo di pistole, battute taglienti, colpi di scena. La Storia avrà tempo e modo di rifarsi con Sergio Leone. Succede però qualcosa. Arriva il 1968, arriva la rivoluzione. E Sergio Leone non resta a guardare.

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