Top 20 – I dischi del 2018

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Il 2018 sta per terminare. Ecco i dischi più significativi e importanti dell’anno. Buona lettura e buon anno da Diario di Rorschach



20. Decibel: L’anticristo
I Decibel sono tornati assieme da qualche anno. L’anticristo è uscito nei primi mesi dell’anno ed è stata una piacevole conferma. Suoni vintage, ricercati, persino complessi. Un disco di classe.



19. Mark Knopfler: Down The Road Wherever
Altra posizione, altro nome di tutto rispetto. Il nuovo album di Mark Knopfler – che tornerà in Italia a luglio – è un disco di qualità che gioca con il passato del buon Mark. Ci sono anche riferimenti al rock, al country e persino al reggae. Altra garanzia.



18. Subsonica: 8
Il 2018 è stato l’anno del ritorno dei Subsonica. Dopo qualche anno passato in veste solista, i musicisti torinesi si sono ritrovati per dare vita a un LP solido ma anche complesso e per niente banale. 



17. Human Colonies: Midnight Screamer
Gli Human Colonies sono stati una delle piacevoli sorprese del 2018 per quello che ci riguarda. Big Domino Vortex EP era uscito nel 2017 – QUI la nostra recensione – mentre a fine luglio è uscito Midnight Screamer. Una conferma importantissima per questi tre ragazzi. Dedicato a chiunque voglia scoprire musica nuova dello Stivale. 



16. The Smashing Pumpkins: Shiny And Oh So Bright
Il ritorno della band di Billy Corgan – tre elementi su quattro sono rientrati alla base – dà vita a un disco importante, ma che non riserva moltissime sorprese. QUI la nostra recensione



15. Alice In Chains: Rainier Fog
Altro gruppo storico, sopravvissuto a suo modo agli anni Novanta. Gli Alice In Chains in questa nuova fase della loro carriera riscoprono il loro passato musicale, ma traggono anche linee decise e precise per il futuro. 



14. Gorillaz: The Now Now
Qualcuno tenga fermo Damon Albarn. Instancabile, il leader dei Blur continua con i suoi progetti paralleli. Quello dei Gorillaz è un disco piacevole, forse non rivoluzionario e a tratti un po’ affrettato. Tuttavia toglie ogni dubbio, per l’ennesima volta, sul carisma del buon Damon.



13. Sonic Jesus:
Memories
Lo abbiamo recensito nelle scorse settimane. Ci è piovuto addosso come una sorpresa natalizia. Un disco magnifico, curato nei suoni e perfetto per le sere d’inverno a cavallo tra garage rock e psichedelia. Cosa volere di più? QUI la nostra recensione.



12. Paul McCartney: Egypt Station
Egypt Station di Macca non sarà il suo disco più riuscito ma è atteso almeno da quattro anni. E’ un viaggio tra i ricordi del baronetto di Liverpool attraverso citazioni storiche del suo passato ed esperimenti coraggiosi. Dategli un ascolto. 


11. The Good The Bad & The Queen: Merrie Land
Parliamo ancora di Damon Albarn. Dopo dodici anni ha resuscitato, quasi a sorpresa, i suoi The Good The Bad & The Queen. Nel disco la voce dei Blur, autore di tutti i brani, scruta con occhio cinico ma sempre ironico, la situazione attuale inglese. 



10. David Byrne: American Utopia
David Byrne non ha bisogno di presentazioni. Ex leader dei Talking Heads, musicista raffinato, scopritore di talenti – per ultima la meravigliosa St. Vincent – Byrne è un musicista a trecentosessanta gradi. American Utopia non fa che confermare tutto quello che di buono si dice da quarant’anni su Byrne. Un disco prezioso.



9. Noyz Narcos: Enemy
Nozy Narcos rappresenta da diversi anni l’hip-hop italiano per eccellenza. Quest’anno è uscito il suo nuovo LP. Probabilmente sarà, per sua stessa ammissione, l’ultimo del rapper romano. Enemy è un LP fondamentale per capire l’hip-hop romano – tra collaborazioni con Salmo, Coez – anche se, siamo certi, Noyz Narcos continuerà a sorprendere ancora. 



8. Giorgio Canali & Rossofuoco: Undici Canzoni Di Merda Con La Pioggia Dentro
Aspettavamo Canali al varco da anni, ormai. Dopo sette anni di attesa ecco un nuovo disco dell’ex chitarrista di CCCP, CSI e PGR. E come al solito la rabbia, il nichilismo, l’ironia tabagista la fanno da padrone. Un disco essenziale, scarno. Ma maledettamente efficace, specie di questi tempi di merda con la pioggia dentro.



7. Nu Guinea: Nuova Napoli
Nuova Napoli odora di napoletanità sin dalle primissime note. Pino Daniele, il funk, l’elettronica, Napoli Centrale, Eduardo De Filippo. Troverete questo e altro tra i soldi dell’LP dei due ragazzi napoletani emigrati in Germania. Un lavoro sorprendente, prezioso. Bellissimo.



6. Arctic Monkeys: Tranquillity Base Hotel & Casino
Gli Artict Monkeys erano attesi dopo la scintillante prova di A.M. del 2013. Il sesto disco della band inglese si discosta e non poco dal percorso intrapreso dalla band di Alex Turner.
Un disco coraggioso, profondo, per niente scontato. Camaleontico e fuori dalle righe.



5. Moby: Everything Was Beautiful, And Nothing Hurt
Ormai Moby pubblica dischi con frequenza più che assidua. Dopo essersi assicurato il successo commerciale con Play del 1999 il musicista ha intrapreso un percorso introspettivo, di ricerca. Everything Was Beautiful, And Nothing Hurt è un LP di musica elettronica e ambient, ennesima prova di coraggio di un artista controcorrente. Atmosferico.



4. A Perfect Circle: Eat The Elephant
Dopo quattordici anni dall’ultimo disco gli A Perfect Circle sono rientrati in studio per dare vita a un lavoro più leggero rispetto agli storici dischi dei primi anni Zero. La rabbia, la disillusione, il senso di spaesamento ci sono ancora tutti. Forse Eat The Elephant poteva essere un LP migliore ma il solo ritorno sulle scene della band di Billy Howerdel e Maynard James Keenan è già un’ottima notizia. QUI la nostra recensione.



3. Thom Yorke: Suspiria OST
Anche se Suspiria di Luca Guadagnino non sarà il film dell’anno, segna l’importantissima crescita artistica di Thom Yorke per la prima volta in veste di creatore di colonne sonore. Elettronica, pianoforti liquidi, melodie a tratti malinconiche a tratti malate, la OST di Suspiria è un viaggio in tutti i sensi.



2. Nine Inch Nails: Bad Witch EP
Galvanizzato dall’esperienza con David Lynch in Twin Peaks, Trent Reznor ha pubblicato il terzo capitolo di un’ideale trilogia di EP iniziata due anni fa. Citazioni di David Bowie e progressioni industrial per un EP di infinito valore.



1. Jack White: Boarding House Reach
Per chi scrive, quello di Jack White è un disco coraggioso, rivoluzionario, folle. White ha preso in prestito i beat dell’hip hop e li ha campionato con riff squisitamente analogici. Riff blues, country. L’atmosfera generale è quella di un disco folle a tratti psichedelico. Se non è una rivoluzione per il rock, poco ci manca. Lunga vita a Jack White. QUI la nostra recensione del disco dell’anno.

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