Sonic Jesus – Memories

Memories

Su Diario Di Rorschach raccontiamo il disco dei Sonic Jesus, Memories, la psichedelia italiana nata in provincia e sbarcata in tutta Europa


I Sonic Jesus nascono a Doganella di Ninfa – Cisterna, Italia – nel marzo 2012.
Il progetto nasce dopo l’incontro tra Tiziano Veronese – originariamente batterista ed successivamente compositore e polistrumentista del progetto – e Marco Baldassari musicista autodidatta. I due grazie alla loro profonda passione ed amicizia formano i Sonic Jesus.

Tiziano Veronese è l’artefice musicale, è colui che scrive e compone le musiche del duo mentre Marco Baldassari si dedica alle liriche. 

Riescono fin da subito ad ottenere un contratto con la Fuzz Club Records e vengono inclusi nella prima compilation del Reverb Conspiracy presentata da Fuzz Club Records, Bad Vibrations e Reverberation Appreciation Society come unica band Italiana, con il loro singolo Underground estratto da Sonic Jesus EP uscito in contemporanea con la compilation il 10 novembre 2012.

I Sonic Jesus si affacciano al grande pubblico grazie a concerti e tour di supporto tra Italia ed Europa con nomi quali Damo Suzuki dei Can, Dead Skeletons e Singapore Sling.
In procinto di mandare in stampa il loro primo LP – sempre prodotto da Fuzz Club Records – i Sonic Jesus vengono nuovamente inseriti nella seconda edizione del Reverb Conspiracy con il brano Reich.

La band si è proiettata in Europa e nel Regno Unito – più interessato ai differenti generi musicali – e negli ultimi cinque anni i Sonic Jesus sono diventati un vero e proprio cult nell’underground psych e non solo.
Hanno condiviso uno split in vinile con i Black Angels di Austin. Nel corso della loro carriera sono stati remixati dagli Spacemen 3, hanno collaborato con Damo Suzuki e condiviso il palco con band come Jesus & Mary Chain, Psychic TV, Brianjonestown Massacre.

Il loro LP di debutto del 2015, Neither Virtue Nor Anger, ha fatto rumore oltre ai confini della sua nicchia di partenza, vendendo qualcosa come milleduecento copie e aggiudicandosi persino la ristampa. Cosa non da poco. 
Una delle migliori definizioni della band viene da Ben Graham che li ha paragonati agli Swans e ai Current 93.

Se Grace, il loro secondo LP, ha rappresentato un cambio di direzione verso sonorità post punk decisamente più classiche, Memories – il terzo LP dei Sonic Jesus – è di fatto un vero e proprio prequel di Neither Virtue Nor Anger, e in un certo senso rivela i segreti di quella affascinante formula che sta dietro a quel sound unico degli esordi della band.

Il disco uscito il 30 novembre contiene tredici tracce. Sin dalle prime note è chiaro l’intento della band: trascinare l’ascoltatore verso mete lontane, psichedeliche ma anche furiose. Cullarlo, fargli muovere il piede, stranirlo, impressionarlo. 

Sin dal primo brano – Spectrum Visionary – si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di etereo. Ma anche davanti a un incubo preso in prestito dal miglior sound dark wave. Le cose cambiano con la successiva Dance Of The Sun – molto più sixty e morrisoniana nel cantato – che conserva una vena psichedelica ben radicata. Cartaxo è un altro esempio di quello che è il cuore dei Sonic Jesus. Una lenta marcia, intervallata da una chitarra sporca di sabbia e una voce filtrata – nei brani dei Sonic Jesus molte volte la voce è filtrata per creare un effetto ancora più straniante – ci portano a passeggio nel deserto.

Le tredici tracce di Memories nascondono un approccio diretto verso la musica da parte dei Sonic Jesus. Il duo italiano non si nasconde, e mostra i muscoli attraverso un sound – e suggeriamo, una produzione – che unisce brillantemente garage rock, post punk, dark wave, psichedelia. Interessanti da questo punto di vista sono Whiskey Train – un blues che non ti aspetti e che ti fa muovere il culo – e l’indemoniata Monks.

I Sonic Jesus riescono sorprendentemente a alternare momenti di luce ad altri di buio: Town è acustica, malata, sporca. Noah è un trip di quattro minuti scarsi che trascina l’ascoltatore lontano, così come fa la struggente I’m Here che chiude il lato A del disco. A proposito di chiusure, una nota merita indubbiamente Love Again che ha il compito di chiudere Memories. Siamo davanti a una marcia tribale in piena regola che ancora una volta gioca in maniera intelligente con un sound a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni ottanta della new wave britannica.

The Klas apre il lato B. Le primissime note sembrano uscire da un disco dei New Order, ma appena parte la voce ci si rende conto che è solo una delle mille facce dei Sonic Jesus, abilissimi in questo brano a unire le trasgressioni elettroniche con un ritmo che definire morriconiano non è eresia. Khullam invece ha una linea melodica degna dei migliori Joy Division condita da un arpeggio di chitarra ossessivo.

In definitiva, Memories è un disco assolutamente da ascoltare. E’ molto di un più di un LP di tredici tracce. Rappresenta la speranza che in Italia ci sia ancora qualcuno che faccia musica e lo faccia usando le robe migliori uscire fuori negli ultimi quarant’anni. Buon ascolto, buon viaggio. 

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