Aerosmith – Il Blues made in USA

Aerosmith

Dopo i Black Sabbath, parliamo di un’altra band dalle nove vite. Tocca agli Aerosmith. Una piccola biografia su Diario di Rorschach


Sopravvivere a sé stessi. Questo è il motto principale degli Aerosmith, una band sopravvissuta a cinque decadi tra eccessi, grandi dischi e sorprendenti ritorni. La band nasce nel 1970. Il primo periodo di vita registra una serie di cambi in formazione fino ad arrivare al quintetto che conosciamo tutti. Steven Tyler è alla voce. Joe Perry alla chitarra. Tom Hamilton al basso. Brad Whitford alla seconda chitarra. Joey Kramer alla batteria.

Il primo disco degli Aerosmith esce nel 1973 e si chiama Aerosmith. L’LP contiene due brani fondamentali, Dream On e Mama Kin. Entrambi i brani saranno riletti, nel corso degli anni, da Eminem e dai Guns ‘N’ Roses. Questo per far capire l’importanza di Aerosmith. L’anno successivo la band fa uscire Get Your Wings, un LP più stratificato a livello sonoro che allarga il suo universo al blues, una passione da sempre presente nel quintetto di Boston. L’album contiene la cover di Train Kept A Rollin’ uno dei manifesti degli Aerosmith prima maniera.
Il 1975 è l’anno di Toys In Attic, un deciso passo in avanti per la band. Trascinato da brani come Walk This Way e Sweet Emotion – ma anche dal gioiellino blues Big Ten Inch RecordToys In The Attic mostra una band capace di spaziare dall’hard rock al blues, facendosi contaminare dai generi rock più disparati.

Meno appariscenti dei Rolling Stones, gli Aerosmith danno vita a una suono interessante, grazie ai riff e agli assoli di Joe Perry, al basso pulsante di Hamilton e alle performance vocali di Steven Tyler. Dal vivo sono semplicemente devastanti. Nel 1976 esce Rocks, considerato uno dei massimi capolavori della band di Boston. Il suono si fa più pesante, andando a sfiorare il metal – che di lì a qualche anno sarebbe esploso – e influenzandolo profondamente. Slash dei Guns‘n’Roses ha ammesso in diverse occasioni che Rocks è il suo disco preferito, quello che lo ha convinto a prendere in mano una chitarra. Brani come Back In The Saddle, Nobody’s Fault, Last Child hanno influenzato diverse generazioni di musicisti come vedremo più avanti.

L’anno successivo la band – che sta conoscendo tutti gli eccessi della vita da rockstar compreso l’ampio consumo e abuso di droghe – pubblica Draw The Line che prosegue con le intenzioni del precedente disco, pur contenendo brani non all’altezza del precedente lavoro. La band vive un periodo intenso sotto tutti i punti di vista, l’album Night In The Ruts ne risente profondamente, anche perché nel frattempo la coppia Tyler-Perry alias Toxic Twins, esplode.
Durante le registrazioni del disco Joe Perry lascia la band. Nel 1981 farà lo stesso Brad Whitford.

Nel 1982 i nuovi Aerosmith danno vita a Rock In A Hard Place, disco bistrattato dai fan, nonostante un paio di buoni pezzi. La nuova formazione ha vita breve, tant’è che nel 1984 i due chitarristi rientrano nella band, giusto in tempo per dare vita a Done With Mirrors, un buon disco di rientro che fa intuire le ancora enormi potenzialità della band. Nel 1986 i Run-DMC un duo hip-hop ha l’idea di miscelare Walk This Way in chiave rap. Quello che ne viene fuori è non solo uno dei primi esempi di crossover tra rock e rap, ma anche un improvviso e sorprendente rilancio della carriera degli Aerosmith.

Galvanizzati dal successo della collaborazione, gli Aerosmith nel 1987 pubblicano Permanent Vacation. L’aura di star del rock, i suoni più freschi, la curiosità delle giovani generazioni fanno vendere qualcosa come sei milioni di copie del disco, trainato da Rag Doll, Dude (Looks Like A Lady), Angel, Hangman Jury. Per gli Aerosmith è una seconda vita. Cambia il suono – più fresco, moderno, con la presenza di fiati – e la band ha l’intuizione di creare videoclip sempre più accattivanti per i propri brani. Gli Aerosmith – grazie ai video di Rag Doll e Dude (Looks Like A Lady) – entrano in heavy rotation su MTV riuscendo a conquistare fette di appassionati di rock.
Nel frattempo giovani musicisti si affacciano alla scena rock, influenzati dal sound della band di Boston. Due band su tutte, Guns’n’Roses e Bon Jovi saranno debitrici nei confronti degli Aerosmith.

Chi crede che Permanent Vacation sia un fenomeno passeggero, un canto del cigno, si sbaglia. Pump del 1989 è un disco ancora più complesso – con numerose parti strumentali e uso di tastiere, fiati e chi più ne ha più ne metta – e più fortunato del precedente lavoro.
Per il videoclip di Janie’s Got A Gun la band collabora con David Fincher. Anche se il video più famoso e chiacchierato è quello di Love In A Elevator. L’immagine degli Aerosmith degli anni ottanta è completamente differente rispetto a quella della precedente decade. Restano sempre brutti, sporchi e cattivi ma riescono a migliorare la propria immagine – e a renderla di conseguenza più patinata – proprio grazie ai videoclip.
Molte modelle nel corso degli anni partecipano ai clip degli Aerosmith, come Alicia Silverstone o Liv Tyler, figlia di Steven.

Nel 1993 Get A Grip prosegue il discorso intavolato nel 1989. Siamo davanti a un disco dal sound fresco, che riesce a contenere al suo interno brani rock – Eat The Rich – e ballad strappalacrime come Crazy, Amazing, Crying. Quattro anni dopo è la volta di Nine Lives, un disco più lungo e dispersivo del precedente. L’LP contiene brani come Pink, Hole In My Soul e Full Circle. Gli Aerosmith si muovono all’interno del mondo del rock anche se l’impressione su Nine Lives è quella di un disco troppo lungo e stratificato. La svolta, l’ennesima nella loro carriera, avviene nel 1998.

Il film Armageddon di Michael Bay, che nel cast vede la presenza di Liv Tyler, figlia di Steven, può contare sulla colonna sonora degli Aerosmith che rileggono un paio di brani storici come Sweet Emotion e Come Together assieme alla super-hit I Don’t Wanna To Miss A Thing, la prima e unica numero 1 nelle classifiche per gli Aerosmith.

Il successo del brano trasforma i cinque di Boston in una band ancora più commerciale e il risultato è Just Push Play. Un disco che per la prima volta flirta con basi elettroniche e con un sound più morbido dei precedenti lavori. Brani come Jaded o Fly Away From Here dimostrano la naturale capacità degli Aerosmith di sapere scrivere sempre grandi pezzi e di saperli adattare al proprio pubblico. Anche se siamo distanti dalla band tossica e sporca degli anni settanta, gli Aerosmith continuano a regalare ottime performance dal vivo e dischi tutto sommato di buon livello.

Per riappacificarsi con una fetta di pubblico che ormai considerava gli Aerosmith dei venduti, nel 2004 il quintetto dà vita a Honkin’ On Bobo un LP di cover blues rilette alla maniera degli Aerosmith. Quello che accade negli anni successivi è la storia di una band che è costantemente in tour, regalando grandissime performance dal vivo e raccogliendo adepti in ogni parte del globo.
Il trascurabile Music From Another Dimension! – e i continui best of che vengono pubblicati praticamente ogni anno – del 2012 non racconta nulla di nuovo.

Gli Aerosmith non hanno più bisogno di scrivere nuovi dischi. Possono portare il loro carrozzone musicale in giro all’infinito, consapevoli di aver scritto una delle più luminose pagine del rock.

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