The Handmaid’s Tale – Il futuro distopico non troppo lontano

The Handmaid's Tale

The Handmaid’s Tale è una serie televisiva che racconta gli orrori di una società autoritaria. La recensione delle prime due stagioni


Una famiglia, inseguita da un’auto, corre lungo i boschi. Sono un padre, una madre e la loro figlioletta. La macchina sbanda, i tre sono costretti a separarsi. Il padre muore – da lontano si sentono colpi di mitra – mentre la madre e la figlia si danno alla fuga. Ma dura poco. Ben presto le due vengono prese, arrestate. Balzo in avanti. La madre June Osborne è stata separata dalla figlia, ha perso il suo nome e ha un ruolo diverso nella nuova società nella quale è costretta a vivere.
Se nella vecchia società una come June poteva aspirare a un lavoro e a una famiglia nel nuovo mondo June è un’altra persona.
Una schiava riproduttiva, da utilizzare nelle famiglie che non possono avere figli.

The Handmaid’s Tale inizia con una scena drammatica – la morte del marito di June e la separazione tra quest’ultima e la figlia – per poi farci capire cosa è accaduto. Le donne e gli uomini, vittime di malattie e inquinamento, sono diventati sterili.
La repubblica di Galaad – quello che una volta erano gli Stati Uniti – è organizzata da leader affamati di potere e divisa in nuove classi sociali, in cui le donne sono brutalmente soggiogate e non possono lavorare, leggere, scrivere o maneggiare denaro. Coloro che hanno già partorito diventano merce preziosa, chiamate Ancelle e assoldate dalle famiglie che non possono avere figli. Una volta al mese devono avere un rapporto sessuale col maschio di casa, sperando di poter restare incinte.

June ora si chiama Offred, ovvero appartenente a Fred, ed è costretta a non pensare, a non relazionarsi con altri e a non guardare nessuno negli occhi.

Le Ancelle sono vestite di rosso. Le Marta – ovvero coloro che sbrigano le faccende di casa – di grigio chiaro. Le Mogli in varie tonalità di verde e il resto della popolazione di grigio. Le Ancelle sono istruite da donne chiamate Zie, vestite in abiti color marrone scuro. La vita della popolazione è controllata dagli Occhi, una polizia segreta che opera per scovare i ribelli.

Galaad è una società maschilista, conservatrice, religiosa, bigotta e repressa. Le donne lesbiche, se scoperte, sono costrette a diventare eterosessuali, o uccise. Impossibile pensare a voce alta, molto più saggio relazionarsi agli altri con frasi fatte come Sotto il Suo Occhio o Così sia.
Galaad nasce e si struttura attraverso alcune frasi della Bibbia. Frasi che ricordano che le donne sono fatte per procreare. 
In un micromondo così pericoloso e arido, June non si arrende. Vive di ricordi di quando era libera. Il dialogo interiore di June riesce ad arricchire la storia e a farci sentire vicino a un personaggio complesso che vorrebbe solo sua figlia indietro. June abbassa la testa. Si piega alle regole di Galaad. Ma dentro di sé conserva i ricordi e la speranza di poter riabbracciare Hannah.

The Handmaid’s Tale è una serie disturbante che ci avverte dei pericoli delle derive autoritarie. Le scene violente – su tutte la formazione che queste ragazze sono costrette a subire per diventare Ancelle – e grottesche – i rapporti sessuali col padrone di casa, mentre la Moglie tiene tra le mani l’Ancella, o peggio il parto – rendono The Handmaid’s Tale una serie non esattamente leggera.
L’atteggiamento tra il misterioso e l’esplicito, tra il frustrante – le vessazioni e le scene violente che non sono poche – e il liberatorio – gli occasionali spiragli di libertà che June si crea – sono il cuore della serie. Una serie che può contare su una fotografia e un cast di ottimo livello.

Elizabeth Moss è Offred. L’avevamo vista e apprezzata in Mad Men, ma è in questa serie che la Moss conferma di essere una delle migliori attrici del piccolo schermo. Se nella serie ideata da Matthew Weiner era ambiziosa, in The Handmaid’s Tale l’attrice mostra tutto il suo talento, rivelando un personaggio per nulla facile che vive in bilico tra obbedienza, furbizia, rancore, odio, dolore. La Moss si conferma attrice di talento in grado di rappresentare tutte le sfumature dei suoi personaggi. Polly era una rappresentazione della voglia di parità tra Uomo e Donna. Offred è una donna rabbiosa, passionale, assetata non di parità sessuale o sociale, ma di giustizia.
Il cast femminile si arricchisce della presenza di Alexis Bledel – Gilmore Girls – Yvonne Strahovski – Dexter – Madeline Brewer, Samira Wiley.

La prima stagione – andata in onda nel settembre 2017 – ha vinto otto Emmy Awards nel 2017 e due Golden Globe nel 2018 confermando tutte le enormi aspettative.

La seconda stagione prosegue col discorso meravigliosamente interrotto nella 1×10 Night. In quella puntata clamorose indiscrezioni e qualche scena ben assestata facevano pendere l’ago della bilancia a favore di June e della sua libertà. Le Ancelle in una particolare scena diventano più consapevoli, più unite. Ma dura poco. Il finale di stagione lasciava presagire il peggio. La seconda stagione – tredici puntate – è ancora più cruenta e amara della precedente. All’inizio June riesce a fuggire. Tutto sembra procedere per il verso giusto ma accade qualcosa e June ritorna a essere l’Ancella. Con più consapevolezza su sé stessa ma anche con un maggior carico di colpevolezza addosso. E’ colpa mia, continua a ripetere.

La seconda stagione, andata in onda tra l’aprile e il luglio di quest’anno, è ancora più cruenta. Ma è anche molto più psicologica e sottile. Da questo punto di vista è più ricca della precedente non solo in termini di puntate. Uno degli elementi che fa grande The Handmaid’s Tale è l’uso sapiente del flashback, utile a raccontare le storie passate dei protagonisti. Durante la prima stagione scoprivamo della vita di June e della sua famiglia. La seconda stagione scopre dettagli tenuti nascosti nelle prime puntate. Dettagli poco piacevoli. Vengono approfonditi personaggi meravigliosi che nelle tredici puntate hanno più spazio, tra tutte il personaggio di Ofglen.

The Handmaid’s Tale continuerà almeno per un’altra stagione. L’impressione è che quando avremo il quadro completo della serie, apprezzeremo ancora di più quella che, a tutti gli effetti, è una delle serie più iconiche degli ultimi anni.

Nel 2019 è prevista l’uscita della terza stagione. Quel che è certo è che la serie prodotta da Hulu, servizio in streaming che promette battaglia a Netflix, ha ancora molto da dire. Anzi, da raccontare.

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