ProfondoArgento – 4 Mosche Di Velluto Grigio, il terzo film di Dario Argento

4 mosche di velluto grigio

ProfondoArgento si occupa dei film di Dario Argento dagli esordi fino alla fine degli anni ottanta. Continuiamo raccontando 4 Mosche Di Velluto Grigio.


Con quale criterio si può etichettare il terzo film di Dario Argento? Come il film successivo a Il Gatto A Nove Code – della trilogia degli animali indubbiamente il film meno incisivo – o come l’opera precedente a Profondo Rosso?
Il terzo film di Dario Argento segna un ritorno più deciso verso territori a cavallo tra thriller, noir e un pizzico di horror che avevano fatto la fortuna del Nostro nel primo film. Il secondo film di Argento resta un’opera di spessore ma è chiaro che ancora oggi suoni come l’anello debole all’interno della filmografia del regista romano.

4 Mosche Di Velluto Grigio è il film più ispirato di Dario Argento. Qui si trova l’Argento che è stato – la trama, una combinazione perfetta di suspense, leggerezza e noir – e l’Argento che sarà – alcune uccisioni splatter di primo livello. In mezzo a tutto questo, un paio di scene da mandare giù a memoria – la scena nel parco o la parte finale – abbellite dalla colonna sonora di Ennio Morricone e dalla fotografia di Franco Di Giacomo.

Il terzo film del regista romano è anche il suo lungometraggio più tecnico. Alcune trovate – basti guardare i titoli di testa – sono veramente innovative. Le uccisioni, poi, vengono quasi sempre riprese dal punto di vista dell’assassino. Il regista fa sentire ancora più partecipe lo spettatore, assolutamente coinvolto nel rituale di uccisione delle vittime. La tensione regna sovrana. Dario Argento usa acume, astuzia e innovazione per rappresentare il terrore delle vittime, la loro solitudine, il loro destino ineluttabile verso la Morte.

Ma andiamo con ordine. Nel 1971 Dario Argento ha appena finito di dirigere Il Gatto A Nove Code
Assieme a Luigi Cozzi crea una nuova storia, sviluppandola un tassello alla volta. Partono dal titolo e iniziano a pensare agli omicidi, a tutte le uccisioni che interverranno durante la narrazione. Una volta trovati i delitti viene costruito il resto, prendendo come fonte di ispirazione le opere di grandi scrittori come Raymond Chandler.

4 Mosche Di Velluto Grigio è la storia di un musicista. Se nel primo film il protagonista era uno scrittore fallito, se nel secondo erano un cieco e una bambina, in questo terzo film la storia ruota attorno a un batterista di un gruppo rock. Con una sostanziale differenza rispetto ai precedenti film. Quest’uomo ha ucciso qualcuno. Da diverso tempo, infatti, Roberto Tobias viene inseguito da una strana figura. Una sera, spazientito, lo segue in un teatro dove, involontariamente, lo uccide. Da dietro il sipario compare una figura mascherata che scatta fotografie mentre il protagonista accoltella involontariamente l’estraneo. Da questo momento la vita di Roberto cambia completamente. Non può andare alla polizia, non può fare affidamento su nessuno e, quasi ogni giorno, riceve a casa materiale fotografico dove viene mostrato il delitto.

La strana figura inizia a uccidere, prima la cameriera di casa – memorabile, in questo senso la scena della morte, con la cameriera che all’improvviso si ritrova sola al buio in un parco qualche secondo prima pieno di gente – poi l’investigatore privato che era stato assoldato da Roberto, seguendo il consiglio dell’amico Diomede – Dio per gli amici, un inedito Bud Spencer – e il Professore – Oreste Lionello – personaggi leoniani, ironici, utili ad alleviare la tensione e far capire che Dario Argento, quando vuole, sa essere ironico.

La storia ruota attorno alla solitudine di un’innocente che si ritrova suo malgrado nel ruolo di colpevole. Dario Argento usa ancora una volta la filosofia di Alfred Hitchcock per creare tensione e suspense. Il film viene arricchito anche da una componente onirica. Molte volte infatti il protagonista compie un sogno, un sogno di morte e decapitazione. Solo nel finale scopriremo il significato di tale sogno.

Dario Argento sperimenta, gioca con il pubblico e, convinto che il film non verrà mai trasmesso in televisione – un pensiero legittimo, visto il periodo – decide di sfruttare al massimo il buio, l’oscurità, rendendo di fatto il suo film una pura esperienza cinematografica. Per la scena finale il regista vuole un rallenty molto particolare, cosa molto difficile da ottenere con le cineprese tradizionali, che viaggiano a 250/280 fotogrammi per secondo. Serve una macchina più potente e dopo un po’ di ricerche si scopre che l’università di Napoli possiede una cinepresa in grado di riprendere 18.000 fotogrammi per secondo. È perfetta. Il rallenty verrà utilizzato in altre due sequenze, dieci anni dopo, esattamente in Phenomena e Opera

4 Mosche Di Velluto Grigio mostra un autore deciso ad approfondire la sua poetica cinematografica. Tanto per cambiare anche questo film sarà un successo al botteghino e Dario Argento si ritrova ad essere uno dei nomi di punta del Cinema Italiano dell’epoca. Nel 1973 dirige Le Cinque Giornate, film su commissione con Adriano Celentano. Nello stesso anno dà vita a La Porta Sul Buio una miniserie televisiva andata in onda sui canali RAI. Il pubblico era pronto per il thriller anche sul piccolo schermo. Dario Argento lo sa ed è pronto a colpire il pubblico con un film memorabile.

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