Better Call Saul, la recensione della quarta stagione

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La quarta stagione di Better Call Saul non delude le aspettative. Tra colpi di scena e un finale avvincente. La nostra recensione


Avevamo lasciato Better Call Saul con una serie di vicende in sospeso. La terza stagione terminava con tre incidenti. Il primo riguardava Kim, che mentre correva in auto per chiudere un contratto subiva un pesante incidente. Il secondo riguardava il fratello di Jimmy, Chuck, la cui casa prende fuoco. Il terzo infine toccava a Hector, zio di Tuco Salamanca.

La serie si apre, tanto per cambiare, con un altro brutto episodio. Siamo nei giorni nostri, quindi dopo Breaking Bad, e Saul Goodman – che ora si fa chiamare con un altro nome – ha qualcosa di simile a un infarto. Niente di grave, per fortuna, ma il nostro protagonista è stranamente allarmato, specie quando si tratta di rilasciare i documenti, ovviamente falsi. Poi si torna indietro, a trovare le conseguenze dei tre incidenti.

Better Call Saul continua con una storia interessante, che nulla invidia a Breaking Bad. Un andirivieni temporale tra passato, presente e persino futuro dove la ricetta resta invariata. Lo spinoff ha il merito di mostrarci lati oscuri, intimi, personali, dei personaggi amati nella serie più famosa di sempre. I rapporti tra Gustavo Fring e la famiglia Salamanca sono al minimo storico – c’è un motivo ben preciso che viene mostrato proprio in Better Call Saul – e Gus, ora che Hector è in coma vorrebbe, stritolarlo a dovere. Mike è sempre sotto contratto con Gus, ma, si sa, non ama stare fermo. Jimmy invece è alla ricerca di un altro lavoro, dato che temporaneamente non può fare l’avvocato.

In questa quarta stagione letteralmente si monta il palco per il grande show. Quello di Breaking Bad. Gus dà a Mike il compito di costruire un tunnel per creare un laboratorio di meta-anfetamine – che vedranno coinvolti Walter White e Jesse Pinkman – e il buon Mike si mette in contatto con una squadra di operai tedeschi. Non tutto andrà per il meglio, ovviamente. Tutt’altro.
Jimmy è alla ricerca di uno studio per avviare la sua professione di avvocato, dopo la sospensione. Anche in questo niente andrà come sperato da parte del nostro protagonista.

Tra tutti i personaggi di Better Call Saul chi colpisce maggiormente in questa quarta stagione è Kim. Donna tenace, forte. La spalla ideale di Jimmy. Interpretato da Rhea Seehorn, Kim indossa un gesso al braccio per buona parte della stagione. Tra i personaggi nuovi indubbiamente quello più riuscito e anche quello più difficile da decifrare. Kim deve frenare gli entusiasmi di Jim, aiutarlo quando è nei guai – quindi sempre – fargli da amante, confidente, amica. Kim inizia ad avere dubbi, divisa tra la fedeltà per il suo compagno, il suo bisogno di aiutare gli altri e la possibilità di far carriera.

Tutto termina con la decima puntata. L’apice di una tensione fisica ed emotiva accumulata durante le nove puntate precedenti. Alcune questioni – il rapporto tra Mike e Werner Ziegler, ingegnere tedesco, la questione della sospensione di Jimmy dall’albo degli avvocati – troveranno finalmente soluzione, anche se non nel mondo in cui spera lo spettatore.

Le questioni più spinose sono ovviamente rivolte al rapporto tra Jimmy e Kim, dato che in Breaking Bad il personaggio di Kim non viene mai citato. Non è tanto Kim a essere un monito all’ordine per Jimmy, quanto Jimmy a essere una tentazione a un comportamento trasgressivo se non fuorilegge per lei. Kim è attratta da Jimmy più di quanto Jimmy non sia affascinato dalla sua bontà e dalla sua rettitudine.

In questo pugno di domande – poche ma buone – che interrogano lo spettatore, troviamo le interpretazioni granitiche di Bob Odenkirk – un buffone, un Robin Hood, un fallito, un compagno dal cuore d’oro, un pagliaccio dal triste sorriso, un cinico imbroglione – Jonathan Banks e Giancarlo Esposito. Nel 2019 andrà in onda la quinta e ultima stagione di quello che, universalmente, viene già considerato più di uno spinoff.
Elogiata persino da Guillermo Del Toro che nel suo account di Twitter ha elogiato la sceneggiatura, Better Call Saul è una lenta ma inesorabile caduta negli abissi della perdizione, dell’imbroglio, dove niente di ciò che appare è quello che è. 

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