Ware en Valse: la satira, la realtà ed il web. La nostra intervista al gruppo marchigiano

Ware en Valse, il gruppo che ha spopolato sul web raccontando la realtà attraverso i cortometraggi. La nostra intervista al trio marchigiano Brunelli – Puocci – Mondaini

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Ware en Valse – Il logo del gruppo marchigiano

Nato nel lontano  2012, da un’idea di Nikola Brunelli e Roberto Micucci ed evoluto fra il 2015 e il 2016 nell’attuale trio formato da Nikola Brunelli, Giuseppe Puocci e Marco Mondaini, il gruppo Ware en Valse è una delle più interessanti realtà italiane sviluppatesi sul web.

Il successo di Brunelli – Puocci – Mondaini, infatti, è legato ad una pagina facebook che in breve tempo – grazie alle sedici milioni di visualizzazioni -porta la compagine ad affermarsi nell’ etere grazie un prodotto comico – satirico di alta qualità.

Ecco la nostra intervista al gruppo marchigiano Ware en Valse.

Perché e Come nasce il gruppo Ware en Valse?

Il progetto Ware en Valse nasce da un desiderio di realizzare contenuti comici di qualità – sia di contenuto che di tecnica realizzativa – tramite i nuovi canali social. L’idea nasce nel 2010 da Nikola Brunelli e Roberto Micucci, ma è nel 2015 che sirealizza e si evolve fino alla composizione attuale che vede in Nikola Brunelli, Giuseppe Puocci e Marco Mondaini i suoi fervidi membri. E proprio in questi anni ci siamo basati sempre di più sulla contenutistica delle nostre produzioni oltre che sull’aspetto estetico. È stata, per noi, una crescita costante in tutti gli aspetti, dalla Recitazione – che vede in Marco il massimo esponente – alla Fotografia di Giuseppe fino alla Regia di Nikola. Ci siamo sempre più affinati, tralasciando molto spesso le logiche del web 2.0, il seguire il trend, il parlare di cose in cui ci si potevano rivedere tutti, l’attenzione alla visibilità, alle visualizzazioni, ai famosi numeri. Questa mentalità e modo d’essere ci ha portato a risultati ben diversi da coloro che vivono tramite il web oggi. L’attenzione maggiore è data proprio dalla nostra qualità contenutistica e realizzativa, non dalla capacità divulgativa e dalla potenza mediatica, ed è per questo che abbiamo riscosso molti complimenti da addetti ai lavori e raggiunto interessantissime collaborazioni, anche nel mondo
web. Questo ci ha portato per forza di cose anche fuori dalla rete. Sia a livello di lavori come produzione ma anche a livello artistico, Festival di Cinema in primis. Ed è anche li che continueremo a puntare senza tralasciare mai però il mondo che ci ha dato i migliori risultati e anche piaceri, ovvero il web.

La necessità di cogliere determinati aspetti della realtà contraddistingue i vostri lavori. E’ il mondo che ci circonda a dare troppi spunti (spesso e volentieri negativi) o cercate di immagazzinare quanto più possibile per poi parlarne attraverso le vostre produzioni?

Sicuramente è il mondo che ci circonda a dare degli spunti incredibili, però sta poi a chi riesce a coglierli il portarli alla luce e renderli fruibili a tutti. Quindi c’è molto anche di nostro. Una evidente capacità nell’estrapolare in maniera comica
delle criticità del sistema e delle abitudini consolidate delle persone. Questo, probabilmente, dovrebbe tornare a fare l’Arte. Anche se ripudiamo l’idea del sedicente artista – molto comune oggi – e avvaloriamo l’idea che l’Artista è colui
che non sa di esserlo. Vuol dire che crea e realizza opere per il bisogno estremo di farlo, per esternare degli stati d’animo che raccontano più di ogni altra cosa il tempo in cui vive. Per questo l’Arte deve, secondo noi, riprendere il suo valore di
precorritrice sociale. E’ tramite l’Arte, quella vera, che si può analizzare in toto il vivere presente e coniare il possibile vivere futuro.

Il lavoro è uno dei temi maggiormente affrontati dal vostro gruppo. Tra l’amara ironia e la perfetta descrizione della quotidianità italica viene narrata, di volta in volta, la vita di un’intera generazione che si confronta con il triste e duro mondo occupazionale. Quale messaggio intendete lanciare attraverso il vostro progetto sul tema?

Ware en Valse – Marco Mondaini nel cortometraggio Il cane del format No filters

È vero che abbiamo toccato molte volte il tema del lavoro – e più in generale della condizione dei giovani oggi – però abbiamo sempre cercato di farlo nel modo meno banale possibile. Ogni volta toccando un singolo aspetto di questa
condizione. Ma ci sentiamo di dire che è lungo tutta la produzione dei nostri video comico-satirici che si può cogliere questo malessere generazionale. Lo stesso format  NoFilters o il GrammarNAZI raccontano una insofferenza che
sentiamo costantemente. Tra i discorsi che facciamo e gli eventi che ci capitano c’è questo forte bisogno di esternare una condizione estrema di disagio che purtroppo è molto comune, quasi uno status quo. È come se la nostra generazione sia l’opera più rappresentativa di un artista decadente quale è in questo caso la società e il modello su cui poggia. Noi siamo espressione ultima di una falla enorme. Quello che possiamo fare è raccontarlo con i mezzi a noi più congeniali. Vorremmo anche che, da chi ha più visibilità a chi non ne ha per niente, si raccontasse ancor di più questo disagio, invece di evitare l’argomento e rincorrere gli stereotipi banali da comicità nazional popolare. La nostra paura è che, come sempre, i problemi di questo periodo si analizzeranno quando saranno finiti e ce ne saranno di altri e diversi. Chi soffre ora se la piglia nel didietro e lotta con i mulini a vento nell’aspettare di esser compreso dai più. Per concludere, probabilmente rimarremo una nicchia o ci mescoleremo nella marmaglia della comicità italiana, a meno che non nasca un moto generazionale di ribellione dagli schemi nell’ambito artistico-creativo e non solo. Vedremo.

Il web, come spesso abbiamo detto sul nostro sito, permette a tante realtà (come la vostra) di poter emergere nonostante lo scetticismo dei nostri giorni verso diverse forme d’arte. Come siete riusciti ad affrontare – ed eventualmente sconfiggere – questo atteggiamento del mondo esterno verso il vostro lavoro? Come considerate la rete nell’Italia degli anni duemila e quali risvolti (positivi e negativi) ha secondo voi il web sulla società?

Ware en Valse – Il trio nel cortometraggio La buona squola

A sconfiggere no, ma crediamo che in certe realtà, meno provinciali e chiuse della nostra, si stia pian piano capendo l’utilità e la reale potenzialità che questi nuovi mezzi rappresentano. Noi stessi siamo alla fase ancora embrionale di conoscenza dei mezzi che ci si stanno presentando dinanzi. È un continuo cambiamento che non si sa a cosa porterà, ma ad oggi ha permesso a varie realtà di emergere. È anche vero che il tipo di attenzione che si ha su questi canali è totalmente differente da quello che si aveva prima di essi, quindi anche la capacità di imprimersi nella memoria delle persone è molto più labile. Il web quindi permette a chiunque di essere visto ma crea anche tanta confusione. Se prima dell’arrivo, e l’applicazione, di questi nuovi media in pochi potevano permettersi di creare produzioni cinematografiche (parliamo del nostro settore ad esempio) – visto che i mezzi per girare erano costosi e in mano a pochi – ora è possibile a chiunque abbia un minimo di budget permettersi un mezzo che sappia riprendere, basti pensare al livello raggiunto dalle camere DSLR o dagli smartphone. Questo sta a significare che, mentre in tempi passati la gavetta sui set e nella vita artistica era fondamentale per raggiungere i propri obiettivi, ora basta rimanere dentro la camera da letto per acquisire popolarità e attenzione. Non c’è più quello sforzo fisico e mentale che serve per raggiungere un sogno, non si guarda più alle capacità acquisite negli anni in un determinato settore. Ora basta una bella faccia e una visibilità sulla massa per farti
raggiungere l’apice. Questo crea un impoverimento dei contenuti, una labilità di attenzione, un’abbassamento culturale dell’Arte – se non uno storpiamento tale del suo concetto. Oggi tutto è artistico, tutti sono artisti, ma non si ragiona su
cosa è in realtà l’arte. Chi realmente ha da raccontare (e quindi crea Arte) non ha la possibilità di emergere, poiché nella massa di creatori di contenuti del web non ha modo di farsi notare per quello che è. Si è costretti a questo punto ad
utilizzare il metodo Clapis, ovvero cavalcare la marmaglia melmosa del web con contenuti meno che mediocri e raggiungere un livello di visibilità tale da poter poi virare sul vero obiettivo artistico voluto. Su 1.000.000 di persone una
parte (piccola) rimarrà fedele al personaggio e lo seguirà con l’attenzione dovuta. Tutto questo può essere visibile in tutti gli ambiti artistici. Dalla Musica – basti pensare al caso Fedez o ai TalentShow come XFactor (https://www.youtube.com/watch?v=F1hhyYbpL08) alla danza con il format Amici, al Cinema (eccetera, eccetera)… Quindi, per concludere, da una parte c’è la positività delle possibilità di fruizione e creazione da parte di tutti e quindi di massima espressione in tutte le sue forme, dall’altra c’è una mancanza di sacrificio per il raggiungimento dei propri obiettivi e quindi anche una carenza culturale dietro di essi. Si rischia di non fare più una cosa perché la si sente davvero – e per la quale ci si mette in gioco totalmente – ma perché la fanno tutti, perché alla fine è facile farla come gli altri. Tutto questo non crea innovazione culturale e rinnovamento ma solo impoverimento artistico a vantaggio della componente tecnologica – oggi ormai unica forza motrice sociale.

Il successo ottenuto dalle produzioni vi ha permesso di approdare nel mondo esterno attraverso collaborazioni di diverso tipo. Quali sono le differenze – se ce ne sono – fra questi lavori e quelli portati avanti sui diversi canali internet?

Di certo la meno libertà creativa. Quando usi i canali web hai la totale autonomia, mentre quando hai di fronte delle chiare volontà del cliente devi ovviamente fare un compromesso. Inoltre l’aspetto tecnico conta di più. Sul web c’è una minore attenzione alla qualità del prodotto mentre nel mondo delle video-produzioni è fondamentale il dettaglio. Bisogna dire che per il nostro modo di affrontare il web non abbiamo avuto alcun problema fuori di esso, avendo sempre affrontato le produzioni con lo spirito di chi sta creando un film, ma è indubbio che l’attenzione è completamente diversa da parte del fruitore. Speriamo che un domani sia così anche sul web, così l’aura di improvvisazione di molti personaggi
andrà scomparendo man mano e verranno fuori chi realmente ha capacità creative e tecniche.

Il vostro lavoro è molto particolare e, allo stesso tempo, molto complicato da portare avanti. Consigliereste ad altri un percorso simile al vostro? Perché?

Ware en Valse – Il trio nel cortometraggio Senza futuro ma a c***o duro

È molto complicato consigliare di intraprendere un percorso o meno, semplicemente perché finché non si prova sulla propria pelle non si può sapere. Solo chi ha una forte volontà sa in che modo muoversi e dove muoversi per raggiungere il suo obiettivo. Questo è stato un progetto improntato sull’utilizzo di mezzi fruibili come il web dopo un percorso di studio e pratica sul campo creativo artistico. Alla base, secondo noi, deve esserci una volontà ferrea di
racconto. Un bisogno di esternare dei pensieri e dei – perché no – disagi che spingano chi guarda o chi fruisce di una qualsiasi opera artistica al ragionamento. Il web stava avendo un enorme aumento di utilizzo parte delle persone. Questo comportava un enorme bacino di utenti e di possibili spettatori a gratis. Quindi era più facile scegliere questa via poiché era agli inizi e vi erano molte meno logiche di oggi all’interno di questo medium e molta più libertà, se vogliamo. La cosa incredibile è che sembra si stia parlando di 40 anni fa… mentre in realtà son passati pochi anni ma tutto l’impianto di internet è completamente cambiato. È diventato – e sta continuando ad aumentare – il mezzo ci comunicazione più usato (come una volta era la TV). Questo ha creato un’assetato molto diverso dall’inizio. Questo comporta una maggiore difficoltà di inserimento e un impegno di investimento – anche economico – per emergere e rendere visibile la propria attività – artistica e non. Quindi onestamente non sappiamo cosa consigliare se non Ragionare BENE sul proprio contenuto e sulle proprie volontà come fondamenta della propria esposizione artistica e non.

Un saluto per il Diario di Rorschach.

Abbiamo letto l’articolo che avete scritto e dobbiamo dire onestamente che ci ha emozionato, poiché è veramente raro leggere o ascoltare determinate analisi sul panorama del web e su questi nuovi mestieri che noi evidentemente, tra molti altri, rappresentiamo. Quindi grazie veramente di cuore e complimenti.

 

 

Alessandro Falanga

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