Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema. L’ultimo capitolo della trilogia sul pipistrello

Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema, l’ultimo capitolo della trilogia milleriana su Batman. La nostra recensione in occasione del Batman Day 2018

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Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema – La copertina del fumetto

L’immortalità dell’uomo e della maschera attraverso l’infinita lotta contro l’ingiustizia.

Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema, epilogo della trilogia partita nel 1986, tende a marcare non solo la grandezza di un personaggio come il pipistrello ma anche la sua preminenza nel vasto mondo dei supereroi.

Questo capitolo finale riparte esattamente dove l’autore statunitense aveva deciso di chiudere quello precedente (Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora) con la presentazione di Lara – figlia di Wonder Woman e Superman – e l’ulteriore evoluzione dei protagonisti (l’uomo d’acciaio e Carrie Kelley su tutti ).

Con il tempo a fungere da macigno anche in questa avventura, Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema presenta una storia in cui il mondo – dopo ulteriori tre anni di assenza di Batman (che nel frattempo ha perfezionato la nascita del suo esercito) – si vede costretto a combattere contro un gruppo di fanatici religiosi di Kandor, liberati da Lara e da Atom, guidati dal sedicente Quar.

Il vigilante di Gotham e l’intera banda di supereroi si troverà quindi a dover respingere i nuovi villain kryptoniani (a cui si è unita anche la figlia di Superman e Wonder Woman) e contro i limiti di un’umanità disposta alla schiavitù piuttosto che soccombere in difesa della libertà.

Rispetto alle due storie precedenti, in cui si respira aria di epicità (soprattuto nella prima), Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema si presenta in maniera totalmente differente ai lettori.

Infatti, al netto delle critiche piovute sul team creativo per la direzione presa nella narrazione, questa ulteriore rappresentazione milleriana di Batman mette ulteriormente in discussione la concezione classica dei fumetti attraverso l’utilizzo di numerosi elementi da non sottovalutare.

Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema

Come accaduto nei primi due capitoli, anche Razza suprema tende ad evidenziare la contrapposizione tra umano e meta – umano.

In questo caso, dando libero sfogo alla genialità del fumettista, la batvisione del mondo – generata già ne Il Ritorno del Cavaliere Oscuro – emerge al cospetto della super – potenza del resto dei mascherati nella sua interezza.

Grazie a questo differente sguardo sul mondo si riesce ad affrontare con astuzia un esercito di granlunga superiore ad una qualsiasi squadra umana e, allo stesso tempo, riportare ad una dimensione terrena coloro che sono stati investiti di super poteri.

La riproposizione di questo elemento, rimarcata come detto sin dal primo episodio della saga, si collega ad un altro specifico tema che investe un’ulteriore contrapposizione già proposta: quella fra potere costituito e giustizia.

Il dato, fulcro di tutta la produzione milleriana, si evince anche ne Il Cavaliere Oscuro III: Razza suprema con l’approdo di Quar sulla terra che mette in mostra un nuovo tipo di potere cotituito in sostituzione di quello già combattuto in passato (rappresentato prima da Superman e poi da Lex Luthor e Brainiac).

Considerando questa punto di vista è possibile scorgere anche il consueto occhio sulla realtà dell’autore in cui vengono riportati in auge i concetti di estremismo religioso – immerso tra paura e fanatismo – e politico – avallato dalla forza dei media – con concreti riferimenti alla quotidianità (uno su tutti è quello sull’attuale Presidente USA Trump e le sue esternazioni).

A tutto ciò si associa anche l’immortalità del personaggio Bruce Wayne che, ponendosi tanto come maschera quanto come uomo, riesce a primeggiare in un mondo dominato dai nuovi dei.

Grazie al punto in questione, inoltre, si spiana la strada ad un continuum temporale dove il pipistrello rimane lo stesso di sempre – grazie all’aiuto del pozzo di Lazzaro di Ra’s Al Ghul – in un universo in cui gli unici destinati a sopravvivere sono gli immortali meta – umani.

Infine, come non citare il team grafico (Kubert, Janson, Anderson e lo stesso Miller) che attraverso un mix di stili totalmente differenti riesce perfettamente ad omaggiare da un lato il Cavaliere Oscuro – cosa evidenziata maggiormente con la presenza di Klaus Janson, storico collaboratore del celebre Dennis O’Neil – e dall’altro inserirsi in maniera impeccabile in un contesto difficile caratterizzato da tante scene d’azione.

Alessandro Falanga

 

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